HOME Articoli

Lo sai che? Pubblicato il 9 gennaio 2017

Articolo di

Lo sai che? Pignoramento dello stipendio 2017

> Lo sai che? Pubblicato il 9 gennaio 2017

Se hai ricevuto il pignoramento dello stipendio e vuoi verificare se l’importo accantonato dalla banca o dal datore di lavoro sia quello corretto, ecco le regole da conoscere.

Il creditore può procedere al pignoramento dello stipendio in due forme e momenti diversi: o prima che la retribuzione venga materialmente corrisposta al dipendente (e quindi quando ancora gli importi sono sul conto dell’azienda) oppure dopo il bonifico sul conto corrente del dipendente: in quest’ultimo caso, l’importo massimo pignorabile non è sempre uguale poiché – come vedremo a breve – dipende dalla misura annua della pensione sociale: essa infatti è un parametro fissato dalla legge per determinare fino a quanto si può spingere il pignoramento del debitore.

In attesa dunque di conoscere la circolare dell’Inps che fisserà la misura dell’assegno sociale per l’anno in corso, vediamo, per il momento, qual è la misura massima del pignoramento dello stipendio 2017.

Pignoramento dello stipendio in capo all’azienda

Prima che la busta paga venga pagata – quando, cioè, lo stipendio non è ancora transitato nella disponibilità materiale del dipendente – la retribuzione può essere oggetto di pignoramento da parte del creditore fino a un massimo di «un quinto», calcolato sul netto percepito dal lavoratore, ossia decurtate le trattenute di legge (imposte e contributi). Invece, non si prendono in considerazioni eventuali cessioni volontarie dello stipendio. Per esempio, se uno stipendio netto è di 1.000 euro e su di esso grava già una cessione del quinto pari a 200 euro, il «quinto pignorabile» si calcola ugualmente su 1.000 euro e non su 800 (sarà quindi di 200 euro): con la conseguenza che al soggetto residueranno 600 euro (200 di cessione volontaria e 200 per il pignoramento). L’irrilevanza della cessione del quinto è per via della volontarietà e spontaneità di tale atto, da assimilarsi quindi a una normale spesa del debitore.

Il quinto si applica sull’intera busta paga da cui non viene detratto, come invece per le pensioni, il cosiddetto minimo vitale.

Il pignoramento può arrivare fino a metà dello stipendio se concorrono, nello stesso tempo, più pignoramenti a condizione che questi si riferiscano a “cause” differenti: ad esempio, hanno cause diverse il pignoramento per debiti fiscali e quello per il mancato pagamento del mantenimento all’ex moglie (per maggiori chiarimenti leggi l’articolo È possibile più di un pignoramento sullo stipendio?).

Pignoramento dello stipendio sul conto corrente

Se lo stipendio viene pignorato quando ormai è stato accreditato sul conto corrente, valgono regole diverse. Prima della recente riforma sulle esecuzioni forzate, il creditore poteva pignorare tutte le somme depositate sul conto corrente, non trovando alcun ostacolo. Oggi invece si prevede che:

  • le somme già accreditate sul conto prima della notifica del pignoramento possono essere pignorate dal creditore solo per quella parte di importo che supera il triplo della pensione sociale. Nel 2016 la pensione sociale ammonta ad euro 448,07 per 13 mensilità. Per cui la somma non pignorabile sul conto è di 1.344,21. Per esempio, se il contribuente ha sul conto corrente 2.000 euro al momento della notifica del pignoramento, il creditore potrà pignorare solo 655,79 euro (ossia 2.000 – 1.344,21); se invece dovesse avere solo 500 euro, tale somma non può mai essere pignorata;
  • le somme accreditate sul conto dopo la notifica del pignoramento possono essere pignorate dal creditore nei limiti di un quinto o, in presenza di più pignoramenti per cause diverse tra loro, nei limiti del 50%. Quindi, sugli stipendi accreditati successivamente all’avvio della procedura, valgono le stesse regole del pignoramento presso l’azienda.

Come sapere presso quale banca il debitore ha lo stipendio?

Una recente riforma del processo esecutivo consente al creditore di conoscere presso quale banca il debitore ha acceso il conto corrente, in modo da procedere a “colpo sicuro”. Dopo la notifica del precetto, difatti, il creditore può chiedere al Presidente del Tribunale, di consentirgli l’accesso alla cosiddetta Anagrafe dei rapporti finanziari, ossia dei conti correnti: un maxi data base in cui sono contenuti – a beneficio del fisco – tutte le indicazioni sui conti correnti degli italiani. In tal modo è possibile conoscere l’istituto di credito dove viene accreditato il conto corrente del debitore.

È anche vero che questi potrebbe percepire lo stipendio in contanti, se di importo inferiore a 3.000 euro, o con assegno non trasferibile. In tal caso, l’unico modo che ha il creditore per procedere al pignoramento è di effettuarlo direttamente presso l’azienda.

note

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter.
Scarica L’articolo in PDF

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

I PROFESSIONISTI DEL NOSTRO NETWORK