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Lo sai che? Pubblicato il 9 gennaio 2017

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Lo sai che? Verbale di mediazione, quando è titolo esecutivo

> Lo sai che? Pubblicato il 9 gennaio 2017

Il verbale con l’accordo all’esito della mediazione diventa titolo esecutivo solo con le firme degli avvocati, anche se privo dell’attestazione e della certificazione di conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico.

Perché il verbale di mediazione possa essere considerato titolo esecutivo e possa consentire l’esecuzione forzata è sufficiente che vi sia la firma degli avvocati delle parti. Non è quindi necessaria l’omologa del giudice che attesti la conformità alle norme imperative e di ordine pubblico. Difatti l’intervento dei legali assolve di per sé a uno scopo certificatorio dell’eseguita verifica relativa al rispetto delle norme imperative e dei principi di ordine pubblico. È quanto chiarito dal Tribunale di Bari con una recente ordinanza [1].

La legge ha attribuito, all’attività degli avvocati di attestazione e certificazione del verbale di mediazione, una «sostanziale valenza pubblicistica e questo allo scopo di incentivare le forme di giustizia alternativa ai tribunali. Una funzione che è simile a quella che fa lo stesso difensore nel momento in cui attesta l’autenticità della firma del cliente sul mandato processuale. Pertanto, è possibile prescindere dalla formale attestazione di conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico che fa il tribunale. La mancanza dell’attestazione e della certificazione di «conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico» costituisce solo un requisito di irregolarità formale, che non incide sull’intrinseca efficacia esecutiva del titolo.

Il tribunale di Bari, dunque, riconosce la qualità di titolo esecutivo all’accordo di conciliazione sottoscritto dalle parti e dagli avvocati innanzi ad organismi di conciliazione accreditati, senza la necessità della previa omologazione giudiziale.

Questo significa che, per mettere in esecuzione un verbale di mediazione, l’iter da seguire è diverso per:

  • procedimenti di mediazione conclusi con l’assistenza tecnica dell’avvocato e la relativa sottoscrizione dell’avvocato del verbale e dell’accordo: non è necessaria l’omologa da parte del Presidente del Tribunale. In tal caso bisogna notificare il precetto nel quale è integralmente trascritto il testo dell’accordo insieme alla fotocopia dell’accordo stesso. Sarà l’ufficiale giudiziario a certificare che il contenuto dell’accordo integralmente trascritto nel precetto e la copia fotostatica che si allega sono conformi all’originale dell’accordo che gli è stato esibito;
  • procedimenti di mediazione conclusi senza l’ assistenza tecnica dell’avvocato e la relativa sottoscrizione dell’avvocato del verbale e dell’accordo: è necessaria l’omologa da parte del Presidente del Tribunale. In tal caso è necessario notificare il decreto giudiziale, al quale deve essere apposta la formula esecutiva, insieme al verbale, all’accordo allegato ed al precetto.

Secondo parte della dottrina, il verbale di mediazione non necessita della formula esecutiva. Il verbale di conciliazione che abbia i requisiti previsti dalla legge è titolo esecutivo e, per essere azionabile, non necessita dell’apposizione della formula esecutiva, né del decreto di esecutività, in quanto la legge indica dettagliatamente i casi nei quali questa formalità è prevista e non esistono altre previsioni legislative che intervengono sullo specifico argomento.

Nulla vieta, comunque, di potersi rivolgere alla cancelleria del Tribunale per l’apposizione della formula esecutiva, al fine di superare gli ostacoli che inevitabilmente, la parte che volesse azionare il titolo, troverebbe nel suo percorso, soprattutto in questa fase di prima attuazione della norma.

Prima di procedere all’esecuzione forzata, ovviamente risulta necessario procedere alla notificazione del titolo esecutivo e del precetto.

note

[1] Trib. Bari, ord. 7.09.2016.

TRIBUNALE ORDINARIO DI BARI SECONDA SEZIONE CIVILE- ESECUZIONI MOBILIARI

sciogliendo la riserva di cui all’udienza del 2/5/2016,

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

Letto il ricorso in opposizione all’esecuzione per rilascio di immobile depositato in data 4/4/2016 da

GILIBERTI SAVERIO e la contestuale istanza di sospensione della procedura esecutiva;

esaminata la memoria difensiva depositata dal creditore procedente opposto all’udienza del 2/5/2016;

rilevato che il debitore esecutato ha eccepito, in primo luogo, l’insussistenza di idoneo titolo esecutivo alla base dell’intrapresa esecuzione per rilascio, in ragione dell’inidoneità del verbale di conciliazione e dell’allegato accordo sottoscritto dai difensori delle parti il 5/5/2015 presso l’Organismo di mediazione e conciliazione forense istituito presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bari, essendo lo stesso privo dell’attestazione e della certificazione di conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico; in secondo luogo, l’omessa trascrizione integrale nell’atto di precetto notificato il 22/1/2016 – come richiesto dall’art. 480, co. II, c.p.c. – del verbale di conciliazione in aggiunta al relativo accordo di mediazione, nonché la mancata certificazione di conformità da parte dell’ufficiale giudiziario circa l’esatta corrispondenza tra l’originale del titolo esecutivo e la relativa trascrizione nell’intimazione pre-esecutiva;

ritenuto che l’art. 12 d.lgs. 28/2010, come modificato dal d.l. 69/2913, abbia innovato la categoria dei titoli esecutivi ex lege attraverso il riconoscimento di detta qualità all’accordo di conciliazione sottoscritto dalle parti e dagli avvocati innanzi ad organismi di conciliazione accreditati, senza la necessità della previa omologazione giudiziale;

rilevato che il dato letterale della citata disposizione normativa conferisce prima facie valenza di titolo esecutivo al mero accordo munito delle suindicate sottoscrizioni e che l’intervento degli avvocati assolve, per l’appunto, di per sé ad uno scopo certificatorio dell’eseguita verifica relativa al rispetto delle norme imperative e dei principi di ordine pubblico (circostanza oltretutto non preclusiva di possibili impugnative successive, ad opera delle parti, avverso l’accordo stragiudiziale);

ritenuto che la soluzione debba valere anche prescindendosi dall’adozione di una formale attestazione di conformità, analogamente alla funzione di autenticazione esercitata dal difensore con riguardo alla sottoscrizione della parte apposta a margine o in calce al mandato rilasciato nel corpo introduttivo del primo atto del giudizio;

ritenuto, pertanto, che il difetto dell’attestazione e delle certificazione di “conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico” costituisca un requisito di mera irregolarità formale inidoneo ad impattare sull’intrinseca efficacia esecutiva del titolo;

ritenuto che tale interpretazione trovi conforto anche nella lettura sistematica della disposizione, in quanto “in tutti gli altri casi” (da intendersi qualora non vi sia la partecipazione diretta dei difensori o non si tratti di organismo conciliativo tra quelli accreditati) all’omologazione dell’accordo si provvede, su istanza di parte, con decreto del presidente del tribunale “previo accertamento della regolarità formale e del rispetto delle norme imperative e dell’ordine pubblico”, non richiedendosi neppure in tale situazione l’impiego di precise formule sacramentali;

ritenuto che, alla luce della sostanziale valenza pubblicistica dell’attività di attestazione e certificazione conferita agli avvocati, nell’ottica incentivante la degiurisdizionalizzazione, non possa che accreditarsi – sia pure con i limiti della sommaria delibazione cautelare – un’opzione ermeneutica comune alle due fattispecie contemplate dalla norma speciale;

ritenuto che gli ulteriori profili di doglianza ineriscano la regolarità formale dell’atto di precetto e che sussistono dubbi in merito alla tempestività dell’opposizione ex art. 617 c.p.c. depositata in data 4/4/2016 a fronte della notifica del precetto di rilascio perfezionatasi l’11/3/2016; ciò alla stregua del prevalente indirizzo della giurisprudenza di legittimità secondo cui “la mancata trascrizione del titolo esecutivo nel precetto intimato in base a cambiale o ad assegno, che è prescritta per la sua individuazione, ne determina la nullità, che è deducibile con l’opposizione ex art. 617 cod. proc. civ. (…)” (si veda, al riguardo, Cass. n. 5168 del 09/03/2005);

ritenuto, in ogni caso, che il precetto opposto contenga puntuali elementi tesi all’individuazione del

titolo esecutivo posto a fondamento della contestata procedura;

ritenuto, pertanto, che non sussistano gravi motivi di sospensione ai sensi dell’art. 624 c.pc..; ritenuto, in conformità alla pronuncia della Suprema Corte (cfr. n. 22033 del 24/10/2011) che “nella struttura delle opposizioni, ai sensi degli artt. 615, comma secondo, 617 e 619 cod. proc. civ., emergente dalla riforma di cui alla legge 24 febbraio 2006, n. 52, il giudice dell’esecuzione, con il provvedimento che chiude la fase sommaria davanti a sé – sia che rigetti, sia che accolga l’istanza di sospensione o la richiesta di adozione di provvedimenti indilazionabili, fissando il termine per l’introduzione del giudizio di merito, o, quando previsto, quello per la riassunzione davanti al giudice competente -, deve provvedere sulle spese della fase sommaria, potendosi, peraltro, ridiscutere tale statuizione nell’ambito del giudizio di merito”;

ritenuto in applicazione dei parametri professionali medi di cui al DM 55/2014 (tabella 10), in relazione al valore indeterminabile della controversia e, dunque, allo scaglione compreso tra €5.200,01 ed €26.000,00 (secondo quanto previsto dall’art. 5, co. VI, d.m. 55/2014), della modesta entità delle questioni controverse, della natura della causa e della qualità delle parti, con riduzione della voce relativa alla fase istruttoria in misura del 70% (attesa l’esclusiva valenza documentale) e del 50% di quella decisoria (essendosi le parti limitate a sintetizzare le rispettive conclusioni cautelari a verbale d’udienza), di liquidare a titolo di compensi per i giudizi sommari di opposizione all’esecuzione riuniti l’importo complessivo di €2.230,00;

P.Q.M.

RIGETTA l’istanza di sospensione dell’esecuzione;

CONDANNA Giliberti Saverio, opponente, alla rifusione in favore dell’opposto, Palmitessa Leonardo, delle spese processuali della presente fase sommaria che liquida in complessivi €2.230,00, oltre a rimborso spese forf., CAP ed IVA come per legge.

Assegna il termine di giorni novanta per l’introduzione del giudizio di merito, previa iscrizione a ruolo a cura della parte interessata, osservati i termini a comparire di cui all’art. 163 bis, o altri se previsti, ridotti della metà.

Si comunichi.

Bari, 7 settembre 2016

Il Giudice dell’esecuzione

Valentina D’Aprile



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