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Lo sai che? Pubblicato il 10 gennaio 2017

Lo sai che? La rinuncia all’eredità del minore

> Lo sai che? Pubblicato il 10 gennaio 2017

Per rinunciare all’eredità dei figli minori, i genitori devono farsi autorizzare dal giudice tutelare che, in caso di conflitto di interessi, può nominare un curatore speciale.

Io e mia moglie abbiamo adottato due bambini, ora adolescenti. Il tribunale per i Minori ci ha comunicato l’esistenza di una quota di eredità a loro favore perché la dichiarazione di adottabilità è successiva alla morte del padre biologico. Sia noi che i bambini, però, intendiamo rinunciare all’eredità. Il giudice sarebbe del parere di affiancare un curatore speciale. E’ proprio necessario?

 

Per rispondere al quesito del lettore occorre innanzitutto partire dalla norma [1] che, in tema di rappresentanza e amministrazione dei beni dei figli, prevede che i genitori (intendendosi, naturalmente anche quelli adottivi) «non possono […] accettare o rinunziare ad eredità o legati […], se non per necessità o utilità evidente del figlio, dopo autorizzazione del giudice tutelare».

 

Amministrazione dei beni dei figli: quando occorre il giudice tutelare?

I genitori, infatti, possono compiere autonomamente, nell’interesse dei figli minori solo atti di ordinaria amministrazione, mentre quelli di straordinaria amministrazione non possono essere compiuti senza autorizzazione del giudice tutelare, rischiando altrimenti di essere annullati senza possibilità di venire sanati neppure con una successiva autorizzazione.

Dunque i genitori non hanno piena libertà di accettare, né tantomeno rinunciare all’eredità in favore dei figli minori, ma occorre sempre che essi si rivolgano al Giudice Tutelare competente (cioè quello del luogo in cui i minori hanno la principale sede dei propri interessi) per ottenerne l’autorizzazione.

Rinuncia all’eredità del minore: necessario il beneficio d’inventario

E’ bene chiarire, a riguardo, che la eventuale accettazione di eredità del minore va sempre, e in modo obbligatorio, fatta con beneficio d’inventario, in modo che non possano mai gravare sul minore i debiti eventualmente assunti dal defunto; ciò in quanto la legge [2] prevede l’obbligatorietà dell’accettazione con tale beneficio in alcuni casi specifici, allo scopo di tutelare alcuni soggetti giuridicamente più deboli quali i minori, i minori emancipati, gli inabilitati e gli interdetti, nonché alcune persone giuridiche.

Eredità del minore: l’accettazione può pregiudicare il minore?

Per tale ragione, di solito, l’esistenza di una eredità in favore di un minore si presume una circostanza atta a portare un vantaggio, se pur sotto l’esclusivo profilo patrimoniale, al fanciullo stesso.

Ciò non significa che sempre e in ogni caso il giudice debba ritenere che l’accettazione avvantaggerebbe i minori e quindi autorizzarla e, di contro, non autorizzarne mai la rinuncia, ma certamente, affinché egli possa dare quest’ultima autorizzazione occorre che gli siano prospettate una o più circostanze tali da fargli apparire evidenti le ragioni per le quali l’ accettazione dell’eredità possa in qualche modo risultare dannosa per i figli (ad esempio: che l’eredità è gravata da numerosi debiti; che non è costituita da beni immobili; che anche il conto corrente del defunto presenta un saldo passivo).

Rinuncia all’eredità del minore: non solo per ragioni morali

Dal contenuto del quesito sembra di comprendere, invece, che le ragioni per le quali il lettore (e la sua famiglia) non desiderano che l’eredità venga accettata siano più di carattere morale. Motivazioni umanamente comprensibili ma che, specie se determinanti la rinuncia all’eredità di minori, non possono essere sufficienti se non supportate da altre condizioni oggettive atte a giustificare il rifiuto; come abbiamo detto in premessa, infatti, la rinuncia non può avvenire «se non per necessità o utilità evidente del figlio».

Rinuncia all’eredità del minore: a che serve il curatore speciale?

In questo caso, infatti, è facile pensare che i genitori adottivi siano portatori di un interesse diverso e incompatibile con quello dei figli. Ciò in quanto i ragazzi sono ancora giovani (nella classica età adolescenziale) e sicuramente ciò che appare loro giusto e condivisibile in questo momento (probabilmente anche per via dell’amore e la riconoscenza che nutrono nei confronti della famiglia adottiva) potrebbe essere da loro rimeditato nel corso tempo, al punto da indurli a “rinfacciare” in futuro ai genitori adottivi di non aver agito nel loro interesse e non averli adeguatamente tutelati, fosse anche sotto il solo profilo economico.

Ritengo, quindi, che, nel caso di specie, il giudice possa aver ravvisato la sussistenza di un possibile conflitto di interessi tra i genitori adottivi e gli adottati che, per legge [1], legittimerebbe il magistrato a nominare un curatore speciale per i ragazzi [3].

Sul tema, ad esempio, il Tribunale di Milano [4], ha chiarito che il giudice, nel suo prudente apprezzamento e dopo aver attentamente valutato le circostanze del caso concreto, può procedere alla nomina di un curatore speciale in favore del minore ogni qualvolta sia necessario nominare un rappresentante all’incapace; tale nomina prescinde da un’istanza di parte e può essere disposta d’ufficio dal giudice, posto che, nelle procedure riguardanti i minori, il giudice può designare un rappresentante speciale di propria iniziativa tutte le volte in cui appaia necessario che sia un terzo a rappresentare il minore negli atti che lo riguardano, anche a causa della temporanea inadeguatezza dei genitori a prendere di mira e salvaguardare l’interesse primario dei figli [5]. Tale nomina, può avvenire  oltre che su iniziativa autonoma delle stesso magistrato, su richiesta del minore stesso, dei suoi prossimi congiunti o di chiunque vi abbia interesse.

Dunque, solo il giudice tutelare può valutare la fondatezza dei timori e delle perplessità dei genitori e, nominare un curatore speciale laddove ravvisi la sussistenza di un potenziale conflitto di interessi tra genitori e figli.

note

[1] Art. 320 cod. civ.

[2] Art. 471 cod. civ. e ss.

[3] Ai sensi del co. 2 dell’ art. 78 cod. proc. civ.

[4] Trib Milano, decr. 15.05.2014.

[5] Art. 9 della Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli, sottoscritta a Strasburgo il 25 gennaio 1996, ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 20 marzo 2003 n. 77.

I genitori non possono rinunciare all’eredità per conto dei figli minori, ma devono rivolgere una espressa domanda al Giudice Tutelare il quale, prima di autorizzarli a detta rinuncia, dovrà valutarne la rispondenza agli interessi dei figli. In tale istanza essi dovranno illustrare le ragioni (anche morali) che rendono, a loro avviso, la rinuncia necessaria o opportuna (ad esempio il desiderio di preservare i minori dalla possibilità di un qualsiasi riavvicinamento da parte della famiglia d’origine o altre ragioni di carattere economico).

Ove il giudice ne ravvisi l’opportunità, individuando un potenziale conflitto di interessi tra i genitori e i minori, potrà anche disporre egli stesso la nomina di un curatore speciale.

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