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Lo sai che? Pubblicato il 9 gennaio 2017

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Lo sai che? Spese compensate: chi paga la registrazione della sentenza?

> Lo sai che? Pubblicato il 9 gennaio 2017

Vediamo cosa accade quando la sentenza da registrare stabilisce la compensazione delle spese.

Obiettivo di questo articolo è capire come si deve procedere quando l’Agenzia delle Entrate richiede il pagamento dell’imposta di registrazione rispetto ad una sentenza che dichiara compensate fra le parti le spese giudiziali e, dunque, in buona sostanza stabilisce che ogni parte paghi da sé le spese del processo di cui è stata protagonista (avvocato, notifiche, tasse, ecc.).

La regola generale

Per molti provvedimenti giudiziari è previsto – dalla normativa tributaria – il pagamento dell’imposta di registro [1] il cui ammontare si può determinare in misura fissa o in percentuale rispetto al valore della causa o dell’oggetto del provvedimento medesimo. In linea generale, tutte le parti del giudizio concluso con la sentenza da registrare sono tenute al pagamento di questa imposta: infatti, la regola è che le parti del processo sono obbligate in solido alla corresponsione della tassa.  Questo significa che l’Agenzia delle Entrate può chiedere le somme dovute sia all’una che all’altra parte, e che colui al quale viene inoltrata questa richiesta deve pagare l’intera cifra, salva poi la possibilità, se non vietata da specifica norma di legge, di chiedere all’altra parte di restituire tutta la somma versata. In tal caso, è la stessa sentenza registrata che consentirà di agire nei confronti del debitore per rientrare della cifra pagata, poiché, avendo condannato una parte al pagamento integrale delle spese giudiziali, necessariamente impone alla stessa parte anche il pagamento della tassa di registrazione che è considerata proprio spesa di lite secondo la norma generale [2].

Il problema che si pone, però, come dicevamo, riguarda il caso in cui la sentenza compensi le spese di giudizio fra le parti, e dunque non stabilisca che le stesse vanno pagate soltanto  da chi ha perso.

La soluzione della giurisprudenza in caso di spese compensate

Così, quando la sentenza stabilisce la compensazione delle spese di giudizio,  si ritiene che la compensazione riguardi  anche le spese di registrazione. Questo significa che la parte del giudizio alla quale l’Agenzia delle Entrate richiede il pagamento della tassa, una volta pagato anche in questo caso per intero quanto richiesto dallo Stato, potrà agire nei confronti dell’altra parte del giudizio per ottenere la metà della somma che ha dovuto versare. Questo perché, si dice, la compensazione riguarda tutte le spese, dunque anche quelle di registrazione: pertanto, le stesse debbono intendersi poste in misura della metà  a carico di entrambe le parti del processo. La differenza rispetto alla regola generale, ove come detto è la stessa sentenza registrata a porre tutte le spese del giudizio a carico della parte che ha perso,  è che in questo caso non si potrà richiedere il pagamento della metà della cifra sborsata per l’imposta di registro sulla base della sentenza registrata, ma soltanto in forza di un provvedimento ulteriore che dovrà essere appositamente richiesto al giudice [3].

Quindi, la parte che ha pagato la somma richiesta dallo Stato per la registrazione della sentenza che compensa le spese processuali dovrà intentare un giudizio apposito nei confronti dell’altra parte, al termine del quale avrà a disposizione il provvedimento necessario per richiedere la metà di quanto pagato all’erario: potrà, allora, allegando copia dell’avviso di pagamento dell’Agenzia delle entrate e la copia dell’avvenuto esborso, depositare al giudice competente un ricorso per ingiunzione ed ottenere così un decreto ingiuntivo che costringa il debitore a corrispondere la metà della somma versata alle casse pubbliche per registrare la sentenza.

note

[1] D. P. R. 26 aprile 1986, n. 131; D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115.

[2] Art. 91 cod. proc. civ.

[3] Cass. sent. 2500/2001 del 21.02.2001.

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