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Lo sai che? Pubblicato il 10 gennaio 2017

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Lo sai che? È possibile il pignoramento per debiti del coniuge?

> Lo sai che? Pubblicato il 10 gennaio 2017

Se marito e moglie sono in regime di separazione dei beni, l’uno non può essere oggetto di pignoramento per i debiti contratti dall’altro; nel caso di comunione dei beni invece il rischio si limita al 50% dei beni.

Se c’è una cosa che spaventa il coniuge di un imprenditore è di dover subire un pignoramento per i debiti da quest’ultimo contratti nell’esercizio della propria attività commerciale. Il problema, però, potrebbe riguardare qualsiasi categoria lavorativa, sebbene per chi gestisce un’impresa è più frequente il rischio di insolvenza. E così le scelte del coniugi, all’atto del matrimonio, vengono influenzate anche dalla possibilità dei rischi del futuro: la «separazione dei beni» è sicuramente il sistema più sicuro per evitare un pignoramento per debiti del coniuge. Altrimenti c’è sempre la possibilità di un fondo patrimoniale in cui inserire la casa (sebbene questo strumento abbia perso tutta la sua iniziale forza; leggi Abolito di fatto il fondo patrimoniale).

La risposta alla domanda se sia possibile o meno il pignoramento per debiti del coniuge dipende dal tipo di regime scelto dai coniugi. Analizziamo le due ipotesi.

Coniugi in separazione dei beni e pignoramento

In generale, in caso di separazione dei beni, i debiti di uno dei due coniugi non si trasferiscono sull’altro e il creditore potrà aggredire solo chi dei due ha contratto l’obbligazione. Se non trova nulla, non potrà far altro che rinunciare ai propri diritti, senza possibilità di “prendersela” con l’altro coniuge o con i figli.

Ciò vale anche quando si tratta di debiti con il fisco, anche se in gioco c’è il reato di evasione fiscale. Ad esempio, se la casa è intestata alla moglie, non vi è rischio di pignoramento da parte del fisco per debiti fiscali gravanti esclusivamente sul marito; quali, ad esempio, quelli emergenti da un accertamento Iva. Per quanto, invece, attiene alle imposte dirette, si ricorda che, in caso di dichiarazione dei redditi congiunta, entrambi i coniugi sono responsabili in solido per il pagamento dell’imposta, soprattasse, pene pecuniarie e interessi iscritti a ruolo a nome del marito; in questa ipotesi, quindi, gli immobili di proprietà della moglie non sono affatto esenti da rischi.

Diverso è il discorso in caso di pignoramento mobiliare (arredi, gioielli e quant’altro si trova in casa). La legge [1] consente al fisco di pignorare i beni del parente che lo ospita, per via della presunzione di comproprietà dei beni mobili. In particolare, se chi ospita il debitore è un parente entro il terzo grado (genitore, figlio, fratello o sorella, nonno, zio, nipote) questi rischia il pignoramento dei propri beni. Il parente o l’affine del debitore fino al terzo grado, può dimostrare la proprietà dei beni mobili pignorati nella casa del debitore solo con atto pubblico o scrittura privata di data certa anteriore a determinate epoche in cui è sorto il presupposto dell’iscrizione a ruolo.

Coniugi in comunione dei beni e pignoramento

Diverso il discorso nel caso di marito e moglie in comunione dei beni.

In questo caso il creditore può sicuramente pignorare la casa in comproprietà fino a massimo il 50%.

Merita particolare approfondimento il problema del pignoramento dello stipendio. Facciamo l’esempio di un uomo che abbia dei debiti e che la moglie tema il pignoramento del 50% del proprio stipendio. Bisogna ricordare, a riguardo, che rientrano nella comunione legale dei coniugi i proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi. Tali redditi, però, non entrano immediatamente in comunione, ma vanno solo divisi se marito e moglie si separano (ossia al momento dello scioglimento della comunione), sempre che non siano stati consumati. Lo stipendio del coniuge, dunque, è momentaneamente escluso dalla comunione. Ciò vuol dire che il creditore del marito non può pignorare lo stipendio della moglie di quest’ultimo.

In generale, i beni che rientrano nella comunione dei coniugi possono essere pignorati dal creditore di uno dei due sposi solo se si tratta di un debito contratto per il mantenimento della famiglia, per l’istruzione e l’educazione dei figli, o più in generale nell’interesse della famiglia. Se i beni della comunione non sono sufficienti, i creditori possono rivalersi, in via sussidiaria, fino al 50% del credito, sui beni personali di ciascuno dei due coniugi, escluso – come detto – lo stipendio.

Invece, se si tratta di un debito personale – vale a dire esclusivo di uno dei due coniugi, perché inerente a un bene personale o perché contratto dopo il matrimonio per il compimento di atti eccedenti l’ordinaria amministrazione senza il necessario consenso del coniuge – il creditore può pignorare solo i beni personali del coniuge che ha contratto l’obbligazione e solo in via sussidiaria, non trovando niente, sulla quota in comunione. Tuttavia, i creditori di uno dei coniugi possono agire in via sussidiaria sui beni personali dell’altro coniuge, nella misura della metà del credito, solo quando i beni della comunione non siano sufficienti a soddisfare i debiti su di essa gravanti.

note

[1] Art. 58 del Dpr 29 settembre 1973, n. 602.

Autore immagine: 123rf com

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