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Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2017

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Lo sai che? Incidente: ruota nella scarpata, paga il gestore della strada

> Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2017

L’amministrazione deve risarcire i danni al conducente la cui automobile sia sbandata per causa di un dislivello ai margini della carreggiata della strada.

Se un incidente stradale è causato da un dislivello ai margini della strada, che determina la caduta dell’auto in una scarpata, la responsabilità è dell’amministrazione titolare del suolo; essa sarà pertanto tenuta a risarcire i danni al conducente e al mezzo. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

Prima di stabilire se un incidente stradale è stato determinato da un errore di guida dell’automobilista (e quindi da sua colpa) o meno bisogna valutare le eventuali anomalie della strada, ivi comprese le parti esterne alla carreggiata, come per esempio le scarpate laterali. Se infatti è presente un dislivello tra l’asfalto e il terriccio prima della scarpata, e questo risulta nascosto perché occultato, ad esempio, da erbacce, pietre o da altri detriti, a rispondere di tutti i conseguenti danni è il gestore del suolo pubblico che avrebbe dovuto tenere la strada in buon stato di manutenzione.

Il dislivello esterno all’asfalto deve essere fatto rientrare nella proprietà della strada e quindi nelle competenze del suo gestore. A riguardo la Cassazione ricorda che anche le scarpate, i fossi e le banchine «devono considerarsi parti delle strade…e perciò soggette allo stesso loro regime di demanialità [2]». Esse – per come si desume dal codice della strada – sono da considerarsi pertinenze rispetto all’infrastruttura.

Già in passato la Cassazione aveva ritenuto le pertinenze come un «fattore determinante dell’agibilità della strada» [3]. In particolare la Suprema Corte ha detto che:

«Le scarpate delle strade statali, provinciali e comunali al pari dei fossi e delle banchine ad esse latistanti, devono considerarsi parti delle strade medesime e perciò soggette allo stesso loro regime di demanialità, (…) e per effetto del rapporto pertinenziale in cui si trovano con la sede stradale, quali elementi accessori la cui situazione statica è fattore determinante dell’agibilità della strada».

Pertanto la responsabilità del proprietario della strada non si limita alla sola carreggiata, ma si estende anche agli elementi accessori o pertinenze, ivi comprese eventuali barriere laterali con funzione di contenimento e protezione della sede stradale. Così, in caso di precipitazione di un’auto in un burrone fiancheggiante una curva – derivante dall’assenza (o inadeguatezza) del guardrail o altre barriere laterali, non rileva l’errore di manovra del conducente ma bisogna accertare se la presenza di un’adeguata barriera avrebbe potuto opporre all’urto da parte del mezzo [4].

A ciò si aggiunga che l’ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito ha l’obbligo di provvedere alla relativa manutenzione [5] – in quanto obbligatoria per legge [6] – nonché di prevenire e, se del caso, segnalare qualsiasi situazione di pericolo o di insidia inerente non solo alla sede stradale ma anche alla zona non asfaltata sussistente ai limiti della medesima, posta a livello tra i margini della carreggiata e i limiti della sede stradale (“banchina”); essa fa del resto parte della struttura della strada. La relativa utilizzabilità, anche per sole manovre saltuarie di breve durata, comporta esigenze di sicurezza e prevenzione analoghe a quelle che valgono per la carreggiata.

Se la P.A. non provvede né alla manutenzione della carreggiata né alla segnalazione del pericolo, risponde dei danni procurati in caso di incidente stradale.

note

[1] Cass. sent. n. 260/2017.

[2] In forza della presunzione “iuris tantum” posta dall’articolo 22 della legge 20 marzo 1865, n. 2248.

[3] Cass. sent. n. 12759/1991.

[4] Cass. sent. n. 9547/2015.

[5] Cass. sent. n. 22755/2013.

[6] Artt. 16 e 28 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, all. F; art. 14 del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285; per i Comuni, art. 5 del r.d. 15 novembre 1923, n. 2506.

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