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Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2017

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Lo sai che? Se non ho testimoni posso denunciare una minaccia?

> Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2017

Per una lite in assemblea di condominio, un vicino di casa mi ha minacciato per le scale dicendo varie imprecazioni e promettendomi che me l’avrebbe fatta pagare. Non c’è nessun testimone di questa discussione e non ho potuto registrare il tutto. Posso comunque sporgere denuncia?

Nel caso di commissione di un reato, come quello di minacce, per sporgere querela così come per procedere penalmente non c’è bisogno di testimoni. Le dichiarazioni della vittima, infatti, possono essere assunte come prova del fatto e, pertanto, fondare il giudizio di colpevolezza da parte del giudice. In altre parole, la vittima può essere testimone di se stessa, mentre invece il soggetto accusato non può testimoniare in proprio favore, salvo sporga una controdenuncia e, da accusato, diventi anche accusatore.

La Cassazione ha più volte chiarito questo principio. Ad esempio, nel caso di stalking, è stato detto che l’attendibilità e la forza persuasiva delle dichiarazioni rese dalla vittima del reato non sono inficiate dalla circostanza che all’interno del periodo di vessazione la persona offesa abbia vissuto momenti transitori di attenuazione del malessere in cui ha ripristinato il dialogo con il persecutore (fattispecie relativa alla contestazione del reato di stalking) [1].

Le dichiarazioni della persona offesa del reato, dopo una valutazione della credibilità della vittima e dell’attendibilità di quanto riferito dalla medesima, ove adeguatamente motivate, possono essere legittimamente poste da sole a fondamento della responsabilità penale dell’imputato [2].

La testimonianza della parte offesa del reato ha piena efficacia di prova quando ne sia accertata la piena coerenza logica, anche ove manchino elementi esterni di riscontro.

È vero, infatti, che la dichiarazione della parte lesa deve essere valutata con maggiore cautela, da parte del giudice, posto l’interesse di cui essa è portatrice; dunque, la valutazione delle sue dichiarazioni deve essere ben più rigorosa, ai fini del controllo dell’attendibilità, rispetto al generico vaglio cui vanno sottoposte le dichiarazioni di ogni testimone e che pertanto può risultare “opportuno” il riscontro di altri elementi oltre alla dichiarazione stessa della vittima; tuttavia, trattasi solo di un criterio di opportunità, per cui ciò non comporta che detta testimonianza debba essere necessariamente corroborata da “elementi di riscontro”. L’importante è che, agli atti del processo, non risultino acquisiti elementi specifici incompatibili con quanto raccontato dal testimone (ad esempio il comportamento dell’imputato, la costanza e l’uniformità dell’accusa), atti a rendere fondato il sospetto che abbia detto il falso o che, comunque, si inganni su ciò che forma l’oggetto essenziale della propria deposizione.

È ancora la Cassazione a dire che «al fine di provare la responsabilità dell’imputato, le dichiarazioni rese dalla persona offesa, vittima di reato, possono essere assunte anche da sole, non ritenendosi necessari eventuali riscontri esterni» [3].

La conclusione che se ne trae è che le dichiarazioni della vittima devono essere vagliate con opportuna cautela, compiendone un esame penetrante e rigoroso, atteso che tale testimonianza può essere assunta da sola quale fonte di prova unicamente se sottoposta ad un riscontro di credibilità [4].

note

[1] Cass. sent. n. 22549/2016.

[2] Cass. sent. n. 10457/2015.

[3] Cass. sent. n. 4343/2013.

[4] Ufficio Indagini preliminare S. Maria Capua Vetere n. 629/2014.

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