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Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2017

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Lo sai che? Bruciare o strappare la bandiera italiana è reato

> Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2017

Scatta il reato di vilipendio alla bandiera italiana in caso di condotte oltraggiose, di denigrazione o di disprezzo nei confronti del tricolore.

Da sempre va di moda parlare male dell’Italia, delle istituzioni e dei partiti, ma quando la critica trascende è facile sconfinare nel reato: lo sa bene chi ha riportato una condanna per vilipendio alla bandiera italiana per aver bruciato o strappato il tricolore bianco, rosso e verde. Che vi piaccia o no, le autorità tutt’oggi continuano a punire illeciti che ad alcuni potrebbero sembrare anacronistici, frutto più che altro di vecchie impostazioni nazionalistiche o di circostanze storiche particolari (si pensi al saluto romano o fascista fatto durante l’inno nazionale).

Ma la norma penale c’è [1] e, almeno fin quando non verrà cancellata, chi compirà atti di denigrazione o di disprezzo verso il tricolore dovrà rispondere del reato di vilipendio alla bandiera italiana.

Partiamo proprio dal dato letterale della norma:

«Chiunque vilipende la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione da uno a tre anni.

Agli effetti della legge penale, per “bandiera nazionale” s’intende la bandiera ufficiale dello Stato e ogni altra bandiera portante i colori nazionali.

Le disposizioni di questo articolo si applicano anche a chi vilipende i colori nazionali raffigurati su cosa diversa da una bandiera» [2].

Secondo la Cassazione [3], per far scattare il reato di vilipendio alla bandiera, è necessario un atto di denigrazione o di disprezzo nei confronti strettamente della bandiera nazionale; non è sufficiente quindi una condotta diretta nei confronti dei colori nazionali raffigurati su cosa diversa dalla bandiera. È ad esempio reato un disegno (su dei manifesti elettorali) raffigurante una scopa che spazza via la bandiera italiana [3].

A maggior ragione, il reato di vilipendio scatta nei confronti di chi, anche per scopi di protesta o di denuncia, brucia, calpesta o strappa la bandiera italiana in pubblico (si pensi a un corteo). È necessaria l’intenzione specifica di arrecare offesa all’istituzione, anche attraverso i suoi simboli, mentre restano irrilevanti i motivi alla base di tale azione e le finalità perseguite dal soggetto agente quali, ad esempio, la volontà di pronunciare frasi ad effetto per riscuotere consenso elettorale [4] o nel corso di una manifestazione di protesta sebbene autorizzata dal Prefetto [5]. Di converso non può essere considerato reato l’imbrattamento o la distruzione della bandiera avvenuta per colpa, ad esempio perché affissa alla porta del negozio e rovinata dal vento, dal temporale o dall’usura.

La bandiera nazionale è tutelata dal codice penale [1], non come oggetto in sè (diversamente da quanto si verifica, ad esempio, con riguardo al vilipendio di tombe o di cadavere, per il quale si richiede quindi che la condotta vilipendiosa si concretizzi in atti di materiale manomissione del suo oggetto), ma unicamente per il suo valore simbolico, suscettibile, per sua natura, di essere leso anche da semplici manifestazioni verbali di disprezzo. Per integrare il delitto di vilipendio della bandiera, è necessario un atteggiamento di gratuito disprezzo verso l’idea dello Stato che essa rappresenta, a condizione che tale atteggiamento sia percepibile da parte di altri soggetti, cioè deve essere commesso in pubblico, a prescindere dalla presenza della stessa bandiera, che potrebbe essere stata semplicemente raffigurata su un foglio. Insomma, ciò che conta non è la bandiera fisica in sé, come oggetto, ma il suo valore simbolico, suscettibile, per sua natura, di essere leso anche da semplici manifestazioni verbali di disprezzo [6].

La manifestazione pacifista

Con una sentenza piuttosto datata, il Tribunale di Cagliari ha sostenuto che non sussiste il reato di vilipendio alla bandiera, nel caso di una folla di manifestanti che bruci il tricolore, se la loro intenzione non è quella di disprezzare lo Stato ma di esprimere il dissenso antimilitarista e pacifista contro una decisione politica [7].

note

[1] Art. 292 cod. pen.

[2] Articolo così sostituito dall’art. 5 l. 24 febbraio 2006, n. 85, con effetto a decorrere dal 28 marzo 2006. Il testo dell’articolo era il seguente: «Vilipendio alla bandiera o ad altro emblema dello Stato. [I]- Chiunque vilipende la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione da uno a tre anni. [II]. Agli effetti della legge penale, per bandiera nazionale s’intende la bandiera ufficiale dello Stato e ogni altra bandiera portante i colori nazionali. [III]. Le disposizioni di questo articolo si applicano anche a chi vilipende i colori nazionali raffigurati su cosa diversa da una bandiera».

[3] Cass. sent. n. 23690/2011.

[4] Cass. sent. n. 35523/2007.

[5] Cass. sent. n. 22891/2006.

[6] Cass. sent. n. 48902/2003.

[7] Trib. Cagliari, sent. del 29.10.2003.

Autore immagine: 123rf com

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