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Lo sai che? Pubblicato il 12 gennaio 2017

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Lo sai che? Se viene la finanza mi può sequestrare il computer?

> Lo sai che? Pubblicato il 12 gennaio 2017

Evasione fiscale, ai fini di un accertamento fiscale è legittimo il sequestro del computer del contribuente nel quale potrebbero essere contenuti dati dei clienti e della pratiche in corso.

È facile far sparire la carta e i documenti ufficiali di qualche pratica, ma in un computer il professionista conserva tutto, la sua storia, i rapporti coi clienti e i loro dati, i lavori svolti e quelli in esecuzione. Difficile copiare, in pochi minuti, tutti questi dati su un supporto esterno e nasconderlo. Proprio per questo, per la finanza è più facile trovare nel pc tutte le prove di un’eventuale evasione fiscale. Ma è legittimo, durante un accesso nel luogo di lavoro o nel domicilio del contribuente, il sequestro del computer? A chiederselo è stata, di recente, la Cassazione la quale ha dato una risposta positiva [1]: per accertare l’evasione fiscale e il reato di dichiarazione infedele è legittimo il provvedimento di sequestro dei computer. Nei file potrebbero esservi le prove di una “contabilità parallela”, di redditi mai dichiarati all’Agenzia delle Entrate e di lavori mai indicati nella dichiarazione dei redditi.

Innanzitutto gli agenti accertatori possono procedere alla perquisizione del computer per rinvenire il «corpo del reato». Se poi l’utilizzo del software di contabilità può essere attivato solo con pen drive è possibile il sequestro dell’intero sistema informatico. Non ci sono limiti, per il pubblico ministero, nell’acquisire il computer di un contribuente benché, al suo interno, vi siano dati sensibili di terzi (i clienti e le relative pratiche che, nel caso di un medico, potrebbero essere anche particolarmente delicate e coperte da riservatezza).

La vicenda decisa dalla Cassazione parte da una indagine per dichiarazione infedele condotta nei confronti di tre odontoiatri. Il Pm aveva disposto il sequestro di attrezzature professionali, tra cui sette personal computer. Il ricorso dei professionisti è stato rigettato.

Secondo la Cassazione, le attrezzature professionali, compresi i personal computer, sono qualificabili come cose pertinenti al reato o come corpo di reato, benché la Convenzione di Budapest del 2008 sulla criminalità informatica impedisca il sequestro di interi sistemi informatici. In presenza, pertanto, di dichiarazioni accusatorie in base alle quali il software applicativo viene utilizzato per la gestione di una contabilità parallela, è sempre possibile la sua perquisizione per rinvenire il corpo del reato su cui condurre ulteriori accertamenti. Se poi il software può essere attivato solo mediante un pen drive, è possibile il suo sequestro onde apprendere tutti i supporti hardware per sottoporli ad analisi informatica ed accertare all’interno del software il fatto oggetto di presunto reato.

Irrilevanti sono anche le contestazioni volte a tutelare la privacy dei clienti: il fatto che le attrezzature informatiche contengano dati personali sensibili non può limitare il Pm nell’acquisizione di apparecchiature informatiche.

note

[1] Cass. sent. n. 1159/2017.

Autore immagine: 123rf com

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