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Lo sai che? Pubblicato il 12 gennaio 2017

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Lo sai che? Scout speed, come contestare la multa e fare ricorso

> Lo sai che? Pubblicato il 12 gennaio 2017

Come per l’autovelox tradizionale, anche per lo scout speed esiste l’obbligo di taratura periodica.

Forse più dell’autovelox tradizionale, quello ai margini della strada e, magari nascosto nella vegetazione, c’è lo scout speed, uno strumento di controllo elettronico della velocità che viene montato su un’auto civetta della polizia e che, durante la marcia di quest’ultima, è in grado di rilevare la velocità delle auto provenienti da entrambi i sensi di marcia (sia, cioè, quelle sulla stessa corsia della volante, sia quelle dal lato opposto). Una volta accertata l’andatura, lo scout speed funziona al pari dell’autovelox: scatta la fotografia e certifica la violazione del codice della strada. Per il conducente non c’è scampo.

Chi è incappato nello scout speed sa già quanto sia difficile frenare in tempo per evitare la multa: spesso l’auto della municipale è nascosta da una fila di altre auto o da una curva. Così, chi procede a velocità sostenuta, non fa in tempo neanche a riconoscere il veicolo di servizio che è stato già immortalato dall’apparecchio.

Esistono allora delle possibilità per contestare la multa e fare ricorso?

La giurisprudenza, a riguardo, è ancora limitata perché lo scout speed è da poco in uso alla polizia e non tutti i Comuni ne sono dotati. Una cosa però è certa: quando viene impiegato, a finire nelle reti delle multe sono decine di automobili. Ma procediamo con ordine.

Cos’è lo scout speed?

Lo scout speed è un dispositivo di rilevamento omologato, installato a bordo dei veicoli per la misura della velocità in maniera dinamica, ovvero “a inseguimento”, destinato a essere impiegato esclusivamente con la presenza e sotto il diretto controllo di un operatore di polizia stradale, dotato, quindi, di sistema di autodiagnosi dei guasti.

Scout Speed: ci vuole il cartello con l’avviso?

La prima questione che si è posta ai giudici, da subito, in merito all’uso dello scout speed è se il suo impiego in un determinato tratto di strada debba costituire oggetto di apposito avviso e di segnaletica. Vale, insomma, la stessa regola dell’autovelox? Non tutte le sentenze sono dello stesso segno. A una prima interpretazione contraria agli automobilisti, ne è seguita un’altra più garantista, firmata dal giudice di Pace di Firenze. Quest’ultimo ha ritenuto che la presenza dello strumento elettronico, all’interno dell’auto della polizia, debba essere sempre anticipata con il cartello stradale che avvisa i conducenti della possibilità di essere “fotografati”. A riguardo la Cassazione ha anche chiarito che non esistono distanze minime tra l’apparecchio elettronico di controllo della velocità e la segnaletica di avviso, dovendo questa essere semplicemente posizionata con adeguato anticipo.

Scout Speed: obbligo di taratura?

La seconda questione che si è posta è se, per lo scout speed, valgano le stesse regole dell’autovelox per l’obbligo di taratura almeno una volta all’anno (leggi Come posso impugnare l’autovelox?). Anche in questo caso, sembra di potersi dare risposta positiva.

Tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità, a seguito della sentenza della Corte Costituzione del 2015 [1], devono essere sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura. Gli organi di polizia stradale che le utilizzano sono tenuti a rispettare le modalità di installazione e di impiego previste dai relativi manuali d’uso.

Di recente la Cassazione ha precisato che l’obbligo di taratura riguarda tutti i tipi di autovelox, tanto quelli utilizzati alla presenza degli organi accertatori, tanto in forma automatica (perché lasciati, ad esempio, dentro i gabbiotti ai margini della strada). Dunque, la taratura dovrebbe riguardare anche gli scout speed, tanto più che si tratta di strumenti frequentemente spostati e soggetti pertanto ad alterazioni nell’utilizzo.

Anche la presenza di un sistema di autodiagnosi dei guasti sembra non alterare tale interpretazione. Sul punto però si attendono maggiori chiarimenti dalla giurisprudenza.

note

[1] C. Cost. sent. n. 113/2015.

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