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Lo sai che? Pubblicato il 12 gennaio 2017

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Lo sai che? Multa al semaforo rosso: se l’auto è oltre la linea di stop

> Lo sai che? Pubblicato il 12 gennaio 2017

Scatta la multa al semaforo rosso quando la foto fa vedere l’automobile a cavallo delle linee bianche sull’asfalto della segnaletica orizzontale.

Immaginiamo di arrivare con l’auto a un incrocio e, siccome il semaforo è rosso, ci arrestiamo; senonché – complice anche la pioggia e il tempo che ha cancellato le strisce bianche della segnaletica sulla strada – le ruote anteriori della nostra automobile superano la linea di stop. Dopo qualche settimana riceviamo una multa perché, sul semaforo, era posizionata una telecamera: il famigerato T-Red. Possiamo ritenere nulla la multa oppure dobbiamo rassegnarci a pagarla? La soluzione è stata data ieri dalla Cassazione [1].

Leggi anche Multa al semaforo rosso come fare ricorso.

Secondo la Suprema Corte, è valida la multa quando, dalla foto, si vede l’automobile a cavallo della linea di arresto con il semaforo rosso.

L’obbligo del conducente è, quindi, quello di arrestare la macchina prima dello stop, facendo attenzione a dove lo stesso è collocato. Solo la totale cancellazione della linea bianca dall’asfalto giustificherebbe l’automobilista che, in tal caso, potrebbe impugnare la multa per essersi trovato nell’impossibilità oggettiva di rispettare la segnaletica orizzontale. Sarà comunque opportuno fare le fotografie per poter dimostrare, al Prefetto (in caso di ricorso in via amministrativa, entro 60 giorni dalla notifica del verbale) o al giudice di Pace (in caso di ricorso in via giudiziale, entro 30 giorni dalla notifica del verbale) le proprie ragioni.

Ricordiamo anche che, se il conducente passa con il giallo, ma mentre è a cavallo della linea, scatta il rosso la multa è ugualmente valida. Difatti, secondo il codice della strada, la luce gialla è disposta proprio per consentire ai conducenti di rallentare e frenare per tempo, per non dover invece inchiodare il veicolo all’improvviso arrivo del rosso.

note

[1] Cass. sent. n. 460/2017.

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