Professionisti Pubblicato il 13 gennaio 2017

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Professionisti I gas dall’officina e risarcimento del danno

> Professionisti Pubblicato il 13 gennaio 2017

Chi risponde dei danni a terzi derivati da immissioni gassose nocive provenienti da macchinari utilizzati dal conduttore di un locale destinato ad officina?

 

 

Nel caso di specie – peraltro fattispecie similari sono state non raramente affrontate dalla nostra giurisprudenza, anche di legittimità – la parte danneggiata ebbe a lamentare il verificarsi di immissioni intollerabili prodotte dall’impianto di espulsione dei gas dell’officina sottostante e ad agire non solo nei confronti della impresa conduttrice, ma anche nei confronti del proprietario-locatore del cespite sia per la cessazione dell’attività nociva che per ottenere il risarcimento dei danni subiti.

Orbene la Corte di merito accolse la domanda attorea risarcitoria giustificando il giudizio di responsabilità nei confronti della parte convenuta mercè il richiamo alla sua qualità di proprietaria-locatrice dell’immobile condotto in locazione da una ditta individuale ed affermando che, in ragione di tale qualità, permaneva a suo carico un effettivo potere di controllo sul predetto locale.

Tuttavia la S.C. — adita dal locatore — non ha condiviso tale argomentazione evidenziato come non aveva considerato il giudicante che, una volta accertato che le immissioni erano prodotte dall’impianto di espulsione dei gas dell’officina, il potere fisico di controllo della cosa dannosa non poteva far capo al proprietario dell’immobile che non esercitava ne’ poteva in alcun modo  esercitare  un  controllo  sull’impianto,  ma  andava riferito esclusivamente alla impresa conduttrice che ne gestiva il funzionamento e che, in ragione del suo rapporto diretto con la cosa dannosa, era in condizione di adottare gli interventi del caso al fine di impedire il verificarsi di danni a terzi. Del resto, ha osservato la Cassazione – il fatto che l’ordine di immediata cessazione dell’attività nociva fosse stato rivolto dalla Corte di merito soltanto alla impresa conduttrice e non anche alla proprietaria locatrice, implicitamente confermava che il potere di controllo, e quindi di intervento, sulla cosa dannosa faceva capo esclusivamente al conduttore e non anche al proprietario-locatore dell’immobile.

Dalla mancanza di potere di controllo sulla cosa dannosa discendeva, per conseguenza, che il  mancato  invio  di  diffide  e  la  mancanza  di  altre  iniziative  formali  rivolte al conduttore non giustificavano, come erroneamente ritenuto dalla Corte d’appello, l’affermazione di responsabilità della locatrice, trattandosi di atti che comunque non erano idonei ad incidere sul funzionamento della cosa dannosa.

Del resto è pacifico che, affinché possa essere ravvisata la responsabilità del custode ex art. 2051 c.c. occorre non solo che il danno si sia verificato nello sviluppo di un agente dannoso connaturato alla cosa, ma anche che il convenuto abbia potuto esercitare un effettivo potere di controllo fisico sulla cosa in virtù del suo rapporto con la stessa così da vigilarla e mantenerne il controllo in modo da impedire che ne derivino danni a terzi (ex plurimis: Cass. n. 15538/2000; Cass. n.  6340/88).

Conforme: Cass., 1 aprile 2010, n. 8006

«Il proprietario di un immobile concesso in locazione non può essere chiamato a rispondere, ex art. 2051 cod. civ., dei danni a terzi causati da macchinari utilizzati dal conduttore, quando non abbia avuto alcuna possibilità concreta di controllo sull’uso di essi, non potendo detta responsabilità sorgere per il solo fatto che il proprietario medesimo ometta di rivolgere al conduttore una formale diffida ad adottare gli interventi del caso al fine di impedire il verificarsi di danni a terzi, giacché essi costituirebbero atti inidonei ad incidere sul funzionamento della cosa dannosa (nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata la quale aveva affermato la responsabilità del proprietario di un immobile adibito a ristorante, gestito dal conduttore dell’immobile stesso, per i danni causati all’appartamento sottostante, di proprietà di un terzo, dalle infiltrazioni d’acqua provocate dall’impianto di condensa dei frigoriferi e dall’idrante per la pulizia dei pavimenti in uso al gestore del ristorante medesimo)».

In definitiva

Dei danni ipotizzati risponde solo il conduttore, custode dei macchinari, mentre il proprietario di un immobile concesso in locazione non può essere chiamato a rispondere, ex art. 2051 cod. civ., dei danni a terzi causati da macchinari utilizzati dal conduttore, quando non abbia avuto alcuna possibilità concreta di controllo sull’uso di essi, non potendo detta responsabilità sorgere per il solo fatto che il proprietario medesimo ometta di rivolgere al conduttore formale diffida ad adottare gli interventi del caso al fine di impedire il verificarsi di danni a terzi, giacché essi costituirebbero atti inidonei ad incidere sul funzionamento della cosa dannosa (Cass.,10 agosto 2009, n. 18188).

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