Eredità: quando il testamento lede le quote degli altri parenti legittimari
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7 set 2012
 
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Eredità: quando il testamento lede le quote degli altri parenti legittimari

La legge tutela alcuni parenti a prescindere dalla volontà espressa dal testatore nelle sue ultime volontà.

 

La nostra legge non consente a chi intende fare testamento (cosiddetto testatore) di disporre, con le ultime volontà, di tutti i propri beni: una parte del suo patrimonio, infatti, deve andare, sempre e comunque, al coniuge e ad alcuni parenti stretti, secondo le regole che vedremo di seguito.  Pertanto, anche se il testamento del defunto non abbia previsto nulla per tali persone, queste ultime sono tutelate dalla legge e possono impugnare il testamento.

 

Abbiamo già visto, in un precedente articolo, le regole che si applicano nel caso in cui il deceduto non abbia fatto testamento. Ora vedremo dunque le regole che disciplinano l’ipotesi in cui il testamento vi sia.

 

Ad alcuni parenti, come si diceva, spettano obbligatoriamente una parte del patrimonio del testatore, anche se non menzionate nel testamento stesso. In altre parole, la legge tutela tali parenti a prescindere dalla volontà espressa dal testatore nelle sue ultime volontà.

 

Le persone alle quali la legge riserva sempre una quota di eredità (cosiddetti legittimari) sono:

- il coniuge

- i figli legittimi

- i figli naturali

- i figli adottivi

- gli ascendenti legittimi (per es. padre, madre, nonni), ma solo nel caso in cui il testatore, alla sua morte, non lasci figli.

 

Se i figli non vengono alla successione (ossia sono morti in precedenza al testatore, oppure rinuncino all’eredità), le quote ad essi riservate spettano ai loro stessi discendenti (quindi, ai nipoti del testatore).

 

 

Ecco invece le regole relative alle quote che spettano ai legittimari. Colui che fa testamento deve tenerle sempre a mente, perché egli è libero di disporre del proprio patrimonio solo oltre tali quote riservate ai legittimari.

 

1. Se il defunto lascia il coniuge e un solo figlio, la coniuge spetta almeno un terzo del patrimonio ereditato e al figlio almeno un altro terzo.

In questo modo, come si potrà ben comprendere, il testatore è libero di disporre, col testamento, solo di un terzo del proprio patrimonio, in quanto gli altri due terzi devono spettare, in parti uguali, al coniuge e al figlio superstiti.

 

2. Se il defunto lascia il coniuge e più di un figlio, ai figli spetta almeno la metà del patrimonio mentre al coniuge spetta almeno un quarto. Anche in questo caso, il testatore può disporre liberamente solo della parte residua del proprio patrimonio.

 

3. Se il defunto lascia un solo figlio (e quindi il coniuge è già morto), a questi spetta almeno la metà del patrimonio. Il testatore, in questo caso, è libero di disporre a suo piacimento dei due terzi del proprio patrimonio.

 

4. Se il defunto lascia più di un figlio, questi si ripartiscono in quote uguali almeno i due terzi del suo patrimonio.

 

5. Se il defunto lascia solo il coniuge, a questo spetta almeno la metà del patrimonio e il diritto di abitazione sulla casa di proprietà del coniuge adibita a residenza familiare.

 

6. Se il defunto lascia solo il coniuge e uno o più ascendenti legittimi, al coniuge spetta almeno la metà del patrimonio mentre agli ascendente almeno un quarto.

 

7. Se il defunto lascia solo ascendenti legittimi, a questi spetta almeno un terzo del suo patrimonio.

 

 

Per calcolare la quota minima che spetta ai soggetti predetti, si deve sommare il valore dei beni che il defunto ha lasciato alla sua morte con il valore dei beni di cui il testatore abbia disposto, con donazioni, durante la propria vita (il cui valore va determinato al momento della morte del testatore). Ciò per evitare che il testatore possa eludere le norme sul testamento, donando in privilegio di un solo soggetto (per es. un solo figlio) la gran parte dei propri beni. Dall’importo che si ottiene da tale addizione bisogna detrarre eventuali debiti.

 

Per es.: Tizio possedeva, prima della morte, una casa del valore di 400 mila euro; aveva debiti di 50 mila euro; prima della morte aveva donato alla convivente 100 mila euro. Egli poteva disporre solo della quota del suo patrimonio era di 450 mila euro (ossia 400.000 – 40.000 + 100.000 = 450.000). Se Tizio lascia solo due figli, ai quali spettano per legge almeno i due terzi del patrimonio paterno, egli deve lasciare per forza ai propri figli almeno 300.000 euro. Il testatore potrà dunque disporre liberamente solo di quanto rimane [1].

 

Se il testatore viola le norme predette e non lascia ai legittimari le quote spettanti loro per legge, questi ultimi possono impugnare il testamento e chiedere che il giudice assegni loro almeno la quota minima (cosiddetta azione di riduzione).

 

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[1] L’esempio è riportato su “L’avvocato di me stesso”, di L. e O. Cantrone, ed. Giunti Demetra, 158.

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Commenti
10 set 2012 Pamela

Salve,
mi chiedevo se può ritenersi valido un testamento olografo dove tra la penultima ed ultima disposizione figurino le firme autografe degli eredi nominati dallo stesso testatore. E’ possibile impugnare tale testamento per difetto di olografia e segretezza (visto che gli eredi erano presenti al momento della redazione del testamento)? Grazie

Cordiali Saluti

Pamela

 
21 ott 2013 Filippo

Mi sa che non ho capito molto bene questo punto: “3. Se il defunto lascia un solo figlio (e quindi il coniuge è già morto), a questi spetta almeno la metà del patrimonio. Il testatore, in questo caso, è libero di disporre a suo piacimento dei due terzi del proprio patrimonio.”
Metà del patrimonio + 2/3 del patrimonio = oltre il 116% del patrimonio e non può essere. Quindi o c’è un piccolo errore, cioè il testatore, in realtà, è libero di disporre di metà del proprio testamento, e non di due terzi, o qualcosa mi è sfuggito!
potreste per favore chiarirmi le idee?

 
21 ott 2013 Filippo

Ho un’altra domanda per voi, stavolta un po’ più complessa, riguarda l’esempio in fondo, cioè: e se la donazione l’avesse fatta ad uno dei due figli e la convivente non venisse menzionata, a lei non spetterebbe nulla poiché non fa parte dei cosiddetti “leggittimari”? giusto?
In questo caso però, ad uno dei due figli andrebbe una parte più consistente di patrimonio, e l’altro figlio non potrebbe vantare alcuna pretesa riguardo ai 100.000 della donazione, poiché rientranti nella quota (pari a un terzo) di cui il testatore è libero di disporre.
giusto?
Ma, se la donazione fosse superiore ad un terzo, cioè oltre 150.000 in questo caso si.
ad esempio con una donazione pari a 250.000 verso il figlio 1 al figlio 2 spetterebbero:
450(il patrimonio totale) – 150 (il terzo di cui il testatore può liberamente disporre) = 300, quindi 300/2=150. in questo caso al figlio 1, al momento della morte e quindi alla divisione dei beni, andrebbero 50, perché nella donazione che aveva già ricevuto sono compresi anche i 100 di cui il padre non poteva disporre, giusto?

 
19 nov 2013 Luca

Buonasera, mi chiamo Luca e le chiedo questo:

3 figli unici eredi.
il padre defunto lascia un testamento in cui i 3 figli non sono menzionati.
Se solo uno dei 3 decide di impugnare il Testamento, come va a finire la situazione?
Prende solo la sua percentuale e agli altri 2 non va nulla?
Oppure anche agli altri 2, seppur non avendolo impugnato, va la loro percentuale?

Grazie x la disponibilita’.

 
Redazione
20 nov 2013 Redazione

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5 feb 2014 Mario

Buonasera, ho un quesito da porvi.
Sono sposato da qualche anno in regime di separazione dei beni e per il momento non ho figli. Prima di sposarmi ho acquistato un immobile, attivando un mutuo. L’immobile è intestato solo a me. Vi chiedo, dato che ultimamente i rapporti con i suoceri sono peggiorati molto, c’è un modo per evitare che in caso di morte senza figli, l’immobile vada a mia moglie e possa diventare abitazione dei suoceri? c’è un modo per vincolare la residenza in questo immobile solo a mia moglie? Grazie molte per la disponibilità. Mario

 
Redazione
5 feb 2014 Redazione

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26 feb 2014 Antonio Innocenti

Buon giorno, avrei un quesito da proporvi, in merito a dei beni a me pervenuti, attraverso una persona a me cara e deceduta, la quale, atraverso un testamento olografo (poi pubblicato dal Notaio) mi ha nominato unico erede…
La persona deceduta non aveva figli ed il mio quesito è sapere se i fratelli del defunto possano o meno impugnare il testamento. Grazie