Come si fa un testamento
Lo sai che?
3 ott 2012
 
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La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le u [...]

 

Come si fa un testamento

Ecco ciò che è essenziale sapere sul testamento, su come si scrive e quali sono le regole da rispettare.

 

Contrariamente a quanto si pensa, non è necessaria la presenza di un notaio per scrivere un testamento: il testamento può essere infatti, oltre che redatto da un notaio (cosiddetto testamento pubblico), anche scritto di proprio pugno da chiunque (in questo caso di chiama testamento olografo). C’è poi una terza categoria di testamento che si dice testamento segreto e di cui parleremo alla fine di questo brevissimo vademecum.

 

 

Testamento olografo

Chiunque può scrivere il proprio testamento. Non bisogna essere né avvocati, né notai per farlo.

Per scrivere le proprie ultime volontà è necessario rispettare alcune regole, altrimenti l’atto è invalido.

In particolare, il testamento deve rispettare i seguenti requisiti:

– deve essere scritto integralmente dalla mano del testatore. Quindi, non è valido il testamento scritto a macchina o al computer o tramite stampa o scritto da un altro soggetto e poi firmato dal testatore;

– deve essere indicato il giorno, il mese e l’anno della sottoscrizione;

– deve essere firmato dal testatore.

– bisogna poi indicare gli eredi, specificandone nome e cognome o, al massimo, il rapporto di parentela senza margini di incertezza (per es. “al mio unico figlio” oppure “a mio padre”, o ancora “al mio fratello Giuseppe”).

 

In parole molto semplici, per scrivere un testamento è sufficiente una penna e un foglio di carta, mettere la data e firmare. Qualcuno ritiene che possa dirsi valido anche il testamento scritto col proprio sangue, sul muro di casa, dal soggetto che è stato appena colpito da un’arma da fuoco.

 

Non c’è bisogno di scrivere formule particolari. Non sono necessari neanche i testimoni.

 

 

Ecco un esempio:

Io sottoscritto sig. Francesco, nel pieno delle mie capacità fisiche e mentali, istituisco miei eredi universali i miei figli Giuseppe e Mario nelle seguenti proporzioni: metà a Giuseppe e l’altra metà a Mario. Dispongo che i miei eredi, in sede di divisione dell’eredità, siano vincolati dalle seguenti previsioni: la mia autovettura e la casa al mare devono essere compresi nel lotto attribuito a Giuseppe, mentre i miei libri e la casa in montagna nel lotto attribuito a Mario.

Lascio poi al mio amico Antonio il mio orologio d’oro.

Nomino mio fratello Luca esecutore del testamento”.

Data e firma

 

 

Quanto al contenuto, ricordiamo che la legge consente al testatore di disporre solo di una parte dei propri beni, mentre una quota deve essere sempre riservata ai parenti legittimari (di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo http://www.laleggepertutti.it/14709_eredita-quando-il-testamento-ce-e-lede-le-quote-degli-altri-parenti-legittimari).

 

Si può sempre revocare un testamento olografo, strappandolo e sostituendolo con un altro, oppure scrivendone un altro di data successiva che, automaticamente, va a sostituire il precedente anche se non se ne fa espressa menzione.

 

Il problema del testamento olografo è che non garantisce l’autenticità della firma del testatore. Essa infatti potrebbe anche essere stata falsificata da un altro soggetto (in tal caso l’atto sarebbe nullo). Spesso, infatti, gli eredi che vogliano contestarne il contenuto del testamento sono soliti contestarne la firma. Questo problema ovviamente non si pone col testamento redatto dal notaio: il notaio, infatti, ha proprio la funzione di certificare l’identità personale di chi gli si presenta per redigere il testamento.

 

Se ci sono contestazioni dell’autenticità della firma del defunto si deve ricorrere al giudice attraverso una causa. Di solito, in casi simili, il tribunale ordina che venga eseguita una perizia calligrafica (attraverso il raffronto con gli altri atti sottoscritti dal defunto nel corso della sua vita). In pratica, il giudice nomina un consulente tecnico che accerti se il testamento è stato realmente redatto dal defunto o meno.

 

Conservare il testamento olografo

È regola di diligenza conservare il testamento in un luogo sicuro (per es. in un cassetto della propria scrivania, in una cassaforte, presso una persona di fiducia).

Generalmente è preferibile fare diverse copie del testamento (non fotocopie, ma tanti originali), tutte uguali e scritte sempre dalla mano del testatore. In questo modo, una copia potrà essere custodita dall’autore e le altre consegnate a persone di sua fiducia.

 

Il testatore, dopo aver redatto da solo il testamento, potrebbe decidere di affidarne la custodia a un notaio (si parla, a riguardo, di testamento segreto).

In quest’ultimo caso il testatore, recandosi dal notaio, gli consegnerà il documento alla presenza di due testimoni. Il notaio redigerà un verbale e, a richiesta dell’interessato, gliene consegna una copia.

Il testamento segreto, a differenza del testamento olografo, può anche essere scritto con mezzi meccanici (stampante, macchina da scrivere) o da persone diverse dal testatore. In tal caso, il testamento va sottoscritto in ogni mezzo foglio e alla fine.

 

Il testatore può in ogni momento ritornare in possesso del documento oppure scriverne un altro annullandolo automaticamente.

 

 

Testamento pubblico

In alternativa, il testatore può recarsi da un notaio al quale farà redigere il proprio testamento. In particolare, il testatore dichiarerà al professionista, alla presenza di due testimoni, le proprie volontà. Il notaio trascriverà tali dichiarazioni, le leggerà ad alta voce alla presenza del testatore e dei testimoni.

 

L’intervento del notaio consente di evitare il pericolo di smarrimento o contraffazione del testamento nonché, come detto sopra, ogni contestazione in merito all’autenticità del testamento. Infatti, il testamento redatto dal notaio fa piena prova del fatto che il testatore ha dichiarato alla presenza del notaio di voler lasciare a determinate persone i propri beni.

 

Conviene ricorrere al testamento pubblico quando si dispone di un patrimonio particolarmente consistente.

Il testamento segreto, invece, consente al testatore di non rendere pubbliche le proprie ultime volontà, ma, nel contempo, gli assicura che le sue volontà vengano custodite da un professionista (il notaio).

 

 

 

 

 

 

 

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