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Lo sai che? Pubblicato il 17 febbraio 2017

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Lo sai che? La denuncia di successione non è accettazione dell’eredità

> Lo sai che? Pubblicato il 17 febbraio 2017

La dichiarazione di successione è un atto conservativo e non può essere considerato come accettazione tacita dell’eredità.

La denuncia di successione e il pagamento della relativa imposta, con riferimento al valore del patrimonio dichiarato, non comportano accettazione tacita dell’eredità, trattandosi di adempimenti fiscali che, in quanto diretti a evitare l’applicazione di sanzioni, hanno solo scopo conservativo e rientrano, quindi, tra gli atti che il chiamato a succedere può compiere anche se non ancora erede. È quanto precisato da una recente sentenza della Cassazione [1].

L’eredità può essere accettata espressamente oppure tacitamente, con un comportamento tale da esprimere la volontà di divenire erede. I giudici hanno infatti chiarito che l’accettazione tacita di eredità può desumersi soltanto dall’esplicazione di un’attività personale del chiamato, tale da integrare gli estremi dell’atto gestorio incompatibile con la volontà di rinunciare, e non altrimenti giustificabile se non in relazione alla qualità di erede.

Non possono invece essere considerati atti di accettazione tacita quelli natura meramente conservativa che il chiamato può compiere anche prima dell’accettazione dell’eredità. Tra questi vi rientra la denuncia di successione che è un mero adempimento fiscale prescritto dalla legge.

Costituisce, invece, atto di accettazione tacita dell’eredità, il ricorso presentato dal chiamato all’eredità  contro l’avviso di accertamento del maggior valore patrimoniale notificato dall’amministrazione finanziaria e la successiva stipulazione di un concordato per la definizione della controversia perché questi atti, indipendentemente dalle specifiche intenzioni del chiamato, non sono meramente conservativi ma tendono alla definitiva soluzione della questione fiscale relativa all’eredità.

Dunque, è da escludere l’accettazione tacita dell’eredità ogni qualvolta il chiamato compia atti meramente conservativi, di vigilanza e amministrazione temporanea del patrimonio ereditato [2].

note

[1] Cass. sent. n. 22017/2016.

[2] Art. 460 cod. civ.

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