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Le Guide Pubblicato il 17 ottobre 2012

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Le Guide Il nuovo co.co.pro. (contratto a progetto) dopo la riforma Fornero 2012

> Le Guide Pubblicato il 17 ottobre 2012

Nuova formulazione e caratteristiche del contratto a progetto: ecco cosa cambia dopo la riforma Fornero. 

Il Governo Monti ha introdotto importanti novità riguardo ai contratti a progetto; in particolare, la recentissima “Riforma Fornero” ha dato al contratto a progetto nuova linfa, tanto da risultare completamente diverso (per presupposti e caratteristiche) rispetto allo schema della Legge Biagi [1].

Mentre la precedente disciplina [2] stabiliva la necessità che le collaborazioni coordinate e continuative fossero riconducibili a un progetto o programma, adesso non vengono più considerati, come elementi essenziali del contratto a progetto, i sempliciprogrammi di lavoro o le fasi di esso [3].

Il motivo è comprensibile. Il fallimento del contratto a progetto è stato dovuto al fatto che lo stesso veniva strumentalizzato dai datori di lavoro per la ricerca di personale da utilizzare nelle aziende con mansioni e condizioni tipiche della subordinazione, per evitare i più pesanti oneri fiscali previsti invece per le assunzioni regolari.

Passiamo ad analizzare gli elementi caratterizzanti la recente riforma. Essi, in sintesi, sono:

1. la nuova formulazione dell’oggetto del progetto;

2. l’immediata presunzione di subordinazione, anche per altri rapporti di lavoro autonomo;

3. la previsione di un minimo sindacale;

4. il recesso nel caso di scarso rendimento;

5. le nuove aliquote contributive.

Vediamoli nel dettaglio.

1. La prima novità consiste nella necessità di definire in modo specifico l’oggetto del nuovo contratto a progetto.

La descrizione del progetto deve essere tale da permettere l’individuazione del suo contenuto caratterizzante, sia qualitativamente che quantitativamente, e del risultato finale che si intende conseguire.

Pertanto, il datore di lavoro deve identificare con precisione e circoscrivere il più possibile il progetto, non inserendolo in modo generico come accadeva in precedenza.

Il progetto – specifica la riforma – non può coincidere con una generica riproposizione dell’oggetto sociale della ditta committente, ma deve essere necessariamente collegato a un determinato risultato finale.

Infine, il progetto commissionato al collaboratore non può comportare lo svolgimento di attività meramente esecutive o ripetitive disciplinate dalla contrattazione collettiva nazionale.

La conseguenza è che, se manca tale progetto, si è considerati dalla legge come lavoratori subordinati, con trasformazione automatica del contratto a progetto in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

2. Aumentano i casi in cui si presume la presenza di un vincolo di subordinazione nei confronti del datore di lavoro. Infatti, con l’attuale riforma, i contratti di collaborazione vengono inclusi nella categoria dei rapporti subordinati, sin dalla data di costituzione del rapporto, non solo (come appena detto) quando risultino privi dell’indicazione precisa del progetto, ma anche quando l’attività del collaboratore ha ad oggetto mansioni uguali a quelle eseguite dai dipendenti del datore di lavoro.

Tale presunzione si applica anche ai soggetti con Partita IVA o meglio a coloro che svolgono lavoro autonomo non coordinato, attraverso la stipula di contratti di prestazione d’opera [5]. Si tratta di tutti quei rapporti che, nonostante la loro formale qualificazione come co.co.pro., nascondono invece i caratteri del lavoro subordinato, soprattutto quando nati in un regime di mono-committenza (ossia di prestazioni di lavoro verso un unico datore di lavoro), o quando il lavoratore non si veda versati i contributi, non siano previste ferie, giorni di malattia, tariffe minime e altro.

Per eliminare la problematica delle false Partite Iva, viene  prevista la trasformazione del rapporto contrattuale in una collaborazione continuativa (co.co.pro.) se ricorrono almeno due dei seguenti requisiti:

1) la collaborazione ha una durata superiore ad 8 mesi annui per due anni consecutivi;

2) il corrispettivo della collaborazione costituisce più dell’80% del corrispettivo annuo complessivamente percepito dal collaboratore nell’arco dei due anni consecutivi [6];

3) il prestatore dispone di una postazione di lavoro fissa presso il committente.

In tali casi, gli oneri contributivi derivanti dall’obbligo di iscrizione alla gestione separata dell’INPS sono per due terzi a carico del committente e per un terzo del collaboratore (il quale, nel caso in cui la legge gli imponga l’assolvimento dei relativi obblighi di pagamento, può promuovere azione di rivalsa nei confronti del committente).

Se poi nel contratto convertito a progetto manca anche l’indicazione del risultato da conseguire, lo stesso è trasformato automaticamente in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato [7].

È invece esclusa la trasformazione del rapporto in un co.co.pro.:

– quando l’attività del prestatore è caratterizzata da elevate competenze tecniche;

– quando il lavoratore titolare di Partita Iva ha un reddito non inferiore ad € 18.663,00;

– quando ha ad oggetto attività per le quali è richiesta l’iscrizione ad un albo professionale.

3. Altra novità riguarda il riconoscimento anche ai collaboratori di un minimo sindacale.

Infatti, il compenso stabilito deve essere proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro eseguito e non può essere inferiore ai minimi stabiliti dalla contrattazione collettiva per lo svolgimento di mansioni equivalenti.

È stato inoltre aggiunto l’obbligo della retribuzione meritoria. In altre parole, il compenso stabilito per il lavoratore deve tener conto del pagamento-orario effettuato nella regione per la stessa mansione.

4. La riforma interviene anche sul regime del recesso dal contratto a progetto nel caso di scarso rendimento.

Tale circostanza può essere motivo della conclusione del rapporto di collaborazione, solo se sussistano oggettivi profili di inidoneità professionale del collaboratore, tali da rendere impossibile la realizzazione del progetto.

Resta il recesso per giusta causa tanto da parte del committente che da parte del collaboratore.
5. Novità sono previste anche per le aliquote contributive.

Quale ultimo strumento di disincentivo all’utilizzo delle collaborazioni coordinate e continuative a progetto, la Riforma ha incrementato le aliquote di contribuzione alla Gestione Separata dell’INPS, che arriveranno nel 2018 al 33%. Aumentano così i contributi previdenziali INPS per i lavoratori a progetto dopo la riforma del lavoro 2012.

Il Contratto a progetto con la Pubblica Amministrazione.

In ultima analisi, corre evidenziare come la Riforma Fornero non incide, in alcun modo, sul rapporto di Pubblico Impiego.

Anche la Legge Biagi aveva escluso i rapporti di collaborazione coordinata con la P.A., per via del principio del buon andamento che regola la Pubblica Amministrazione: in base ad esso, infatti, l’accesso alla stessa è riservato esclusivamente ai vincitori di concorso pubblico [8].

La conseguenza è che, anche in assenza di un progetto, il rapporto di collaborazione non può mai trasformarsi in un rapporto a tempo indeterminato. Pertanto, nei contratti a progetto stabiliti con la Pubblica Amministrazione, una eventuale controversia che accerti la natura subordinata del rapporto di lavoro porterà, come unico effetto, al diritto al risarcimento per il collaboratore.

di ANDREA BORSANI

note

[1] D. Lgs. n. 276/2003.

[2] Art. 61 del decreto legislativo 276/2003.

[3] Art. 1, commi 23-26 Riforma Fornero.

[4] Art.  1, commi 26-27 Riforma Fornero.

[5] Artt. 2222 e ss. del codice civile; Art. 1 comma 26 Riforma Fornero.

[6] Reddito superiore a 1,25 volte il livello minimo imponibile ai fini del versamento dei contributi previdenziali previsti dalla Legge 233 del 1990, articolo 1 comma 3.

[7] Art. 1 comma 24 Riforma Fornero.

[8] Art. 97 Costituzione.

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29 Commenti

  1. Salve gent.mo Avvocato,
    sono un architetto che da 8 anni lavora presso un comune con mansioni di progettista e direzione lavori opere pubbliche
    Il contratto, molto generico con obbligo di svolgimento lavoro durante orari comunali, malattia non pagata , e i giorni di assenza non vengono pagati nella mensilità’ pattuita (insomma un contratto atipicissimo!!)
    Non è’ specificato il progetto o il numero di progetti, quindi ne faccio uno o cento e’ uguale
    Io mi ritrovo nel secondo caso che pur avendo redatto progetti per milioni di euro , non mi si riconosce nemmeno il 2% relativo agli incentivi per il personale pubblico in quanto non ritenuto, dal dirigente settore finanziario, un lavoratore subordinato
    Mi sono stufato anche perché il contratto viene redatto per cinque anni e la prossima scadenza e’ nel 2015 . Ho capito che ci sono i presupposti per intrapendere una causa contro l’ente, finalizzata al recupero dei privilegi di subordinazione finora non riconosciuti, mi conferma ed eventualmente come conviene procedere? Grazie

    1. Ricordiamo a tutti i lettori che per le richieste di consulenza bisogna cliccare sul banner posto alla fine dell’articolo (“Richiedi una consulenza su questo argomento”), scegliendo tra le due modalità (via email o telefono).

  2. Buon giorno, avrei una domanda in relazione al contratto co.oc.pro. nelle pubbliche amministrazioni. io son dipendente del MIn. della Difesa e presso l’Ente dove lavoro vengono contrattualizzati degli esperti linguistici per l’effettuazione di corsi di lingue straniere a favore del personale della Forza Armata.
    i contratti sono di collaborazione a progetto con l’individuazione di tutti i punti sopra elencati, la mia domanda è sarebbe possibile per ridurre la produzione di documenti poter fare un solo o massimo due contratti di durata annuale o semestrale per ogni insegnante sempre come co.co.pro. che prevedano un massimale di ore, una data di inizio e fine del rapporto oltre all’indicazione delle attività che il collaboratore potrà svolgere in questo periodod ed attivare il contratto tramite lettere d’incarico specifiche per ogni progetto linguisto che di volta in volta viene a crearsi?
    grazie.

    1. Questa è una risposta automatica.
      La ringraziamo per la Sua richiesta.
      L’enorme numero di consulenze che riceviamo ogni giorno ci ha obbligato ad attivare uno speciale servizio di richiesta, tramite “ticket”, onde poter dare un riscontro a tutti, professionale e in tempi certi.
      Per acquistare il “ticket” online è necessario collegarsi a un pagina qualsiasi del nostro portale http://www.laleggepertutti.it. In calce ad ogni articolo, o subito prima della prima parola, troverà un banner con scritto: “Richiedi una consulenza”. Quindi dovrà effettuare il pagamento attraverso Paypal. Per maggiori informazioni ci telefoni o chieda l’IBAN dello Studio Associato.
      Si tratta di un’operazione molto semplice (euro 28.00 iva compresa o, per le consulenze telefoniche, 50 euro iva compresa) che ci consente così di rispondere alle svariate domande che ci arrivano da tutta Italia.

  3. Buongiorno Avvocato,sono un ragazzo di 36 anni dei quali 11 vissuti in una azienda di servizi.i primi anni avevo un contratto di lavoro da dipendente determinato per 5 e 6 mesi.dal 2010 mi hanno proposto e fatto firmare un contratto co.co.pro con un progetto ben preciso ovvero quello di migliorare la quantita e la qualita del lavoro e della divulgazione dei servizi che la societa’ s.r.l svolge.leggendo e informandomi ho capito che il mio contratto dovrebbe essere a tempo inderterminato in base ad un nuovo decreto che modificava la famosa legge Biagi.Inoltre ho capito che il mio contratto puo essere variato in contratto da dipendente a tempo indeterminato.E’ vero tutto cio’?.Mi puo’ aiutare gentilmente?grazie in anticipo

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