Cos’è una diffida ad adempiere e come si scrive
Cos’è una diffida ad adempiere e come si scrive
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Differenza tra diffida e sollecito di pagamento: ecco come si scrive una diffida ad adempiere.

 

Spesso si confonde un normale sollecito di pagamento con la diffida ad adempiere, quando invece si tratta di due concetti completamente diversi soprattutto nelle conseguenze.

 

Il sollecito o richiesta di pagamento è una lettera che il creditore di una determinata prestazione non eseguita (per es. il pagamento di una somma di denaro, la consegna di un bene) invia al debitore, con cui gli si ricorda di adempiere un debito scaduto. Si dice, a riguardo, che dalla data di ricevimento della lettera, il debitore è “costituito in mora” e su di esso gravano obblighi risarcitori particolarmente rilevanti nel caso di sopravvenuta impossibilità di eseguire la prestazione [1].

 

Al contrario, la diffida ad adempiere è considerata una vera e propria forma di autotutela concessa dalla legge al creditore, senza costringere quest’ultimo a dover richiedere l’intervento del Tribunale: egli infatti può, con una dichiarazione scritta indirizzata alla parte inadempiente, intimare a quest’ultima di eseguire la prestazione entro un termine congruo non inferiore a 15 giorni. La lettera, in questo caso, contiene l’espresso avvertimento che, qualora in tale termine, non avvenga spontaneamente l’esecuzione della prestazione, il contratto si intenderà automaticamente risolto (ossia “sciolto”), senza bisogno di una sentenza del tribunale che produca tale effetto [2]. Se nella lettera manca tale avviso, allora l’effetto della risoluzione non si produce, il contratto resta in piedi e la dichiarazione inviata dal creditore si considera come un semplice sollecito di pagamento.

 

La conseguenza della risoluzione del contratto è che entrambe le parti restano libere dall’eseguire le proprie prestazioni, ma chi si sia macchiato dell’inadempimento deve risarcire gli altrui danni.

 

La logica della diffida ad adempiere è dunque che il creditore no è disposto a tollerare un ulteriore ritardo, altrimenti perderebbe proprio interesse all’esecuzione della prestazione da parte del debitore.

 

La volontà del creditore di considerare, in caso di inadempimento, il contratto definitivamente risolto deve essere esplicita e risultare nella stessa lettera (e non in una successiva [3])

 

Non per qualsiasi tipo di inadempimento da parte del debitore si può far ricorso alla diffida ad adempiere: si può ricorrere a questo strumento solo per inadempimenti, imputabili al debitore, che non siano di scarsa importanza. Per esempio, il venditore di una casa non potrà intimare una diffida ad adempiere se l’acquirente abbia dimenticato di pagare solo una singola rata di valore minimo rispetto all’intero corrispettivo pattuito.

 

La diffida ad adempiere costituisce soltanto una facoltà, non un obbligo per la parte adempiente, la quale può in alternativa ricorrere al giudice perché pronunci la risoluzione del contratto con una sentenza, dopo aver accertato l’altrui inadempimento di non scarsa importanza [4].

 

Per scaricare gratis la FORMULA di una diffida ad adempiere, vai alla sezione “Formule” di questo portale, alla pagina:

Formula: Diffida ad adempiere

 

[1] Art. 1221 Effetti della mora sul rischio: “Il debitore che è in mora non è liberato per la sopravvenuta impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile, se non prova che l’oggetto della prestazione sarebbe ugualmente perito presso il creditore.

In qualunque modo sia perita o smarrita una cosa illecitamente sottratta, la perdita di essa non libera chi l’ha sottratta dall’obbligo di restituirne il valore”.

[2] In caso di contestazione della controparte sull’inadempimento, il giudice potrà tutt’al più intervenire per dichiarare che l’effetto della risoluzione si è verificato, dopo aver accertato che si è avuto un effettivo inadempimento. Si tratterà quindi di una pronuncia dichiarativa e non costitutiva.

[3] Cass. sent. n. 3742 del 21.02.2006.

[4] Cass. sent. n. 639 del 27/01/1996.

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