Il Ministero dell’Istruzione, con la circolare [1] dello scorso 24 ottobre, ha confermato la linea del rigore per l’ammissione degli studenti agli esami di stato. Da quest’anno potranno accedere solo gli alunni con la sufficienza in tutte le materie (compresa la condotta) che abbiano frequentato almeno il 75% dell’orario curriculare.
Inoltre, potranno essere ammessi agli esami anche gli alunni che frequentano la penultima classe, in caso di “abbreviazione per merito”.
Gli aspiranti maturandi, dunque, potranno essere coloro i quali abbiano riportato nella valutazione finale non meno di otto decimi in ciascuna disciplina e, nelle valutazioni degli ultimi due anni, almeno sette decimi in tutte le materie (condotta compresa) senza essere stati rimandati.
Gli alunni dell’ultimo anno dovranno aver frequentato il 75% delle lezioni. La percentuale va calcolata sull’ammontare orario di tutte le discipline complessivamente considerate e non con riferimento a ciascuna di esse.
Saranno concesse deroghe per gravi motivi di salute, per terapie o cure programmate, per donazioni di sangue, per le assenze dovute alla partecipazione ad attività sportive e agonistiche organizzate da federazioni riconosciute dal Coni e per adesione a confessioni religiose che considerino il sabato come giorno di riposo.
Una circolare che sicuramente farà discutere per la sua severità.
Altrettanto amareggiati lascia gli studenti il recente rincaro delle tasse universitarie degli ultimi anni, per via del taglio dei fondi agli atenei.
Negli ultimi cinque anni le tasse universitarie sono salite di circa del 15%, facendo registrare contemporaneamente una riduzione dei contributi per il diritto allo studio. Tanto per fare un esempio, nel 2006 il contributo per immatricolarsi all’università della Calabria era di 283 euro circa. Nel 2011 è salito a 345 euro. All’università Sapienza di Roma nel 2006 bisognava versare 327 euro circa, a fronte dei 453 di quest’anno.
Situazione analoga in Sicilia e nella stragrande maggioranza degli atenei italiani. Un malessere generale dei conti pubblici del nostro paese che si ripercuote inevitabilmente anche su un settore importante come l’istruzione.
di GIANMARIO PERRELLI
[1] C.M. n. 95 del 24 Ottobre 2011.
[2] Art. 14, co. 7 del Dpr. N. 122/09.
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