Esami di avvocato 2012: le tracce e le soluzioni
Miscellanea
11 dic 2012
 
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La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le u [...]

 

Esami di avvocato 2012: le tracce e le soluzioni

Magari è una domanda inutile per un Paese come l’Italia, ma è un nuovo spunto per soffermarci a comprendere quale sia il confine tra l’illecito tout court e l’illecito “tollerato” dall’ordinamento; e, nello stesso, chiedersi se sia giusto o meno cancellare questo confine o mantenere un ipocrita perbenismo di facciata.

 

Stamattina sono iniziate le prove scritte per l’esame di abilitazione alla professione di avvocato, relative all’anno 2012. Così come ogni anno, il bando di gara prevede una priva prova scritta, consistente nella redazione di un parere motivato, da scegliersi tra due questioni in materia di diritto civile.

 

Le prove cominciano la mattina presto e finiscono intorno alle ore 18: orario che è un po’ come gli exitpool. Dopo, infatti, è tutto un susseguirsi di pubblicazioni di soluzioni e di pareri, un confronto e ricerche della giusta interpretazione.

 

Ma prima di questo momento, in teoria, le tracce non sono note a chi “sta fuori” dalle aule. I temi dell’esame, infatti, vengono portati in buste chiuse alle Commissioni che li leggono, nello stesso tempo, ai candidati e di lì non dovrebbero uscire, almeno non prima delle 18.00.

 

Il confine, si diceva, tra lecito e illecito, tra imperativo e condizionale, tra uomini e caporali diceva Totò.

Perché poi, di fatto, anche i siti internet più accreditati, già alle 11 di mattina, riportavano tutti entrambe le tracce.

 

Fughe di notizie? Sicuramente è così. Ma il discorso è, più che altro, perché tali fughe, che – almeno per una questione di immagine – dovrebbero rimanere segrete, sono poi rese pubbliche – impudicamente – dalla stampa telematica già prima del tempo.

 

A voler giustificare l’altrui (e a che il nostro) operato [1], bisognerebbe dire che, se è vero che gli esaminandi sono “schermati” nelle aule e non hanno possibilità di comunicare all’esterno, allora non ci dovrebbe essere neanche il rischio che questi ricevano suggerimenti da chi ha avuto la possibilità, nel frattempo, di studiare il tema. Per cui, il fatto che la traccia venga conosciuta all’esterno delle Commissioni non dovrebbe rappresentare neanche un rischio per la genuinità degli esami.

 

E allora, il problema ritorna il solito: il cittadino diventa egli stesso interprete dei formalismi della legge, per comprendere dov’è la soglia di quel formalismo la cui inottemperanza non è considerata illecito.

 

 

 

 

 

 

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[1] Cfr. art. 45 della proposta di riforma dell’ordinamento professionale:

L’esame di Stato si articola in tre prove scritte ed in una prova orale.

Le prove scritte sono svolte sui temi formulati dal Ministro della giustizia ed hanno per oggetto:

a) la redazione di un parere motivato, da scegliere tra due questioni in materia regolata dal codice civile;

b) la redazione di un parere motivato, da scegliere tra due questioni in materia regolata dal codice penale;

c) la redazione di un atto giudiziario che postuli conoscenze di diritto sostanziale e di diritto processuale, su un quesito proposto, in materia scelta dal candidato tra il diritto privato, il diritto penale ed il diritto amministrativo.

Nella prova orale il candidato illustra la prova scritta e dimostra la conoscenza delle seguenti materie: ordinamento e deontologia forensi, diritto civile, diritto penale, diritto processuale civile, diritto processuale penale nonche´ di altre due materie, scelte preventivamente dal candidato.

Le prove scritte si svolgono con il solo ausilio dei testi di legge senza commenti e citazioni giurisprudenziali.

I candidati non possono portare con se´ testi o scritti, anche informatici, ne´ ogni sorta di strumenti di telecomunicazione, pena la immediata esclusione dall’esame, con provvedimento del presidente della commissione, sentiti almeno due commissari.

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