Il contratto a tempo determinato dopo la riforma Fornero
Le Guide
3 gen 2013
 
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Il contratto a tempo determinato dopo la riforma Fornero

Contratto a tempo determinato: ecco le più importanti novità introdotte dalla riforma Fornero.

 

La Riforma Fornero ha portato novità importanti anche sul contratto a tempo determinato che val la pena di analizzare, dopo aver prima visto la disciplina generale.

 

La legge italiana stabilisce che il contratto di lavoro debba essere stipulato a tempo indeterminato; può essere inserito un termine (trasformandosi, così in contratto “a tempo determinato”) solo in presenza di specifiche ragioni di ordine tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili alla ordinaria attività del datore di lavoro.

 

Perché l’assunzione a termine sia legittima [1] sono necessari alcuni requisiti fondamentali: è quindi importante prestare particolare attenzione alla forma del contratto e alla lettera di assunzione.

 

La motivazione

Il primo dei requisiti che legittimano l’assunzione a termine è la motivazione (o causale) che deve essere dettagliatamente specificata nella lettera di assunzione, pena l’inefficacia del termine apposto al contratto.

La motivazione al contratto a termine deve inoltre avere il carattere di temporaneità: deve cioè essere concretamente verificabile una esigenza oggettiva di carattere transitorio che legittima il ricorso ad un contratto a termine anziché a tempo indeterminato.

 

La proroga

Il termine del contratto può essere prorogato solo quando la durata dello stesso non superì i 3  anni. In tali casi la proroga è ammessa una sola volta a condizione che sia richiesta da ragioni oggettive e si riferisca alla stessa attività per la quale è stato stipulato il contratto a tempo determinato.

 

Qualora il rapporto di lavoro continui dopo la scadenza del termine inizialmente fissato, al lavoratore spetta una maggiorazione del 20% della retribuzione per i primi 10 giorni, del 40% per ciascun giorno ulteriore.

 

Le novità della riforma Fornero

Per scoraggiare l’uso eccessivo delle assunzioni precarie, la riforma Fornero [2] ha introdotto alcune novità nei rapporti a termine.

 

In particolare è stato previsto:

- l’eliminazione del requisito delle ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo (riferibili all’attività del datore) per poter stipulare un primo contratto a termine, purché non superiore a 1 anno; in tali casi però il contratto non può essere prorogato;

- i limiti temporali di prosecuzione del rapporto di lavoro oltre i quali il contratto a termine si considera a tempo indeterminato: dai 20 giorni previsti precedentemente si è passati ai 30 giorni, in caso di rapporto a termine di durata inferiore a 6 mesi; 50 giorni in caso di durata superiore;

- l’allungamento dell’intervallo di tempo oltre il quale la stipula di un nuovo contratto a termine dopo la scadenza del precedente si considera a tempo indeterminato (dai 10 giorni si è passati ai 60 giorni per contratti inferiori ai 6 mesi; dai 20 giorni si è passati ai 90 per quelli superiori).

 

Secondo alcuni, la riforma Fornero sui contratti a termine sarebbe troppo rigida. Le aziende, infatti, hanno sempre più spesso bisogno di rinnovare, in tempi brevi, i contratti precari dei loro dipendenti, ma non possono farlo perché la legge lo vieta. Si tratta di quelle imprese che non possono fare a meno del lavoro temporaneo e che, con l’entrata in vigore della riforma, si stanno trovando in serie difficoltà.

 

Cosicché, per superare il problema, qualche giorno fa, attraverso una circolare diramata dal Ministero del Lavoro [3], è stato stabilito che le parti sociali, cioè le imprese e i sindacati, possono accordarsi per ridurre gli intervalli di 60 o 90 giorni previsti per il rinnovo delle assunzioni termine, attraverso delle clausole da inserire nei contratti collettivi di lavoro.

 

Nei prossimi mesi, infatti, dovranno essere rinnovati i contratti di diversi settori come le telecomunicazioni, il comparto metalmeccanico e quello dell’acqua e del gas.

 

di ANDREA BORSANI

 

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[1] D.Lgs 368/01.

[2] Legge 92/2012.

[3] Circolare Ministero del Lavoro 27/2012.

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti
2 mar 2013 pino

Grazie, sintesi esauriente e assainutile.

 
11 mar 2013 fra

avete fatto un gran casino con queste cavolo di leggi, non si trova più un posto fisso neanche a corrompere il papa in persona, avete solo dato modo alle agenzie di lavoro di fare quello che gli pare.