Il contratto a tempo determinato dopo la riforma Fornero
Il contratto a tempo determinato dopo la riforma Fornero
L'autore

Andrea Borsani

1979. Avvocato. Esercita presso il foro di Cosenza. Già consulente legale della Provincia di Cosenza, della Cisl Fp Calabria, della Uil scuola, della Uil FPL C [...]



Contratto a tempo determinato: ecco le più importanti novità introdotte dalla riforma Fornero.

 

La Riforma Fornero ha portato novità importanti anche sul contratto a tempo determinato che val la pena di analizzare, dopo aver prima visto la disciplina generale.

 

La legge italiana stabilisce che il contratto di lavoro debba essere stipulato a tempo indeterminato; può essere inserito un termine (trasformandosi, così in contratto “a tempo determinato”) solo in presenza di specifiche ragioni di ordine tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili alla ordinaria attività del datore di lavoro.

 

Perché l’assunzione a termine sia legittima [1] sono necessari alcuni requisiti fondamentali: è quindi importante prestare particolare attenzione alla forma del contratto e alla lettera di assunzione.

 

La motivazione

Il primo dei requisiti che legittimano l’assunzione a termine è la motivazione (o causale) che deve essere dettagliatamente specificata nella lettera di assunzione, pena l’inefficacia del termine apposto al contratto.

La motivazione al contratto a termine deve inoltre avere il carattere di temporaneità: deve cioè essere concretamente verificabile una esigenza oggettiva di carattere transitorio che legittima il ricorso ad un contratto a termine anziché a tempo indeterminato.

 

La proroga

Il termine del contratto può essere prorogato solo quando la durata dello stesso non superì i 3  anni. In tali casi la proroga è ammessa una sola volta a condizione che sia richiesta da ragioni oggettive e si riferisca alla stessa attività per la quale è stato stipulato il contratto a tempo determinato.

 

Qualora il rapporto di lavoro continui dopo la scadenza del termine inizialmente fissato, al lavoratore spetta una maggiorazione del 20% della retribuzione per i primi 10 giorni, del 40% per ciascun giorno ulteriore.

 

Le novità della riforma Fornero

Per scoraggiare l’uso eccessivo delle assunzioni precarie, la riforma Fornero [2] ha introdotto alcune novità nei rapporti a termine.

 

In particolare è stato previsto:

- l’eliminazione del requisito delle ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo (riferibili all’attività del datore) per poter stipulare un primo contratto a termine, purché non superiore a 1 anno; in tali casi però il contratto non può essere prorogato;

- i limiti temporali di prosecuzione del rapporto di lavoro oltre i quali il contratto a termine si considera a tempo indeterminato: dai 20 giorni previsti precedentemente si è passati ai 30 giorni, in caso di rapporto a termine di durata inferiore a 6 mesi; 50 giorni in caso di durata superiore;

- l’allungamento dell’intervallo di tempo oltre il quale la stipula di un nuovo contratto a termine dopo la scadenza del precedente si considera a tempo indeterminato (dai 10 giorni si è passati ai 60 giorni per contratti inferiori ai 6 mesi; dai 20 giorni si è passati ai 90 per quelli superiori).

 

Secondo alcuni, la riforma Fornero sui contratti a termine sarebbe troppo rigida. Le aziende, infatti, hanno sempre più spesso bisogno di rinnovare, in tempi brevi, i contratti precari dei loro dipendenti, ma non possono farlo perché la legge lo vieta. Si tratta di quelle imprese che non possono fare a meno del lavoro temporaneo e che, con l’entrata in vigore della riforma, si stanno trovando in serie difficoltà.

 

Cosicché, per superare il problema, qualche giorno fa, attraverso una circolare diramata dal Ministero del Lavoro [3], è stato stabilito che le parti sociali, cioè le imprese e i sindacati, possono accordarsi per ridurre gli intervalli di 60 o 90 giorni previsti per il rinnovo delle assunzioni termine, attraverso delle clausole da inserire nei contratti collettivi di lavoro.

 

Nei prossimi mesi, infatti, dovranno essere rinnovati i contratti di diversi settori come le telecomunicazioni, il comparto metalmeccanico e quello dell’acqua e del gas.

 

 

[1] D.Lgs 368/01.

[2] Legge 92/2012.

[3] Circolare Ministero del Lavoro 27/2012.

© Riproduzione riservata

 
 
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Commenti
2 marzo 2013 - 
pino

Grazie, sintesi esauriente e assainutile.

11 marzo 2013 - 
fra

avete fatto un gran casino con queste cavolo di leggi, non si trova più un posto fisso neanche a corrompere il papa in persona, avete solo dato modo alle agenzie di lavoro di fare quello che gli pare.