Buoni Postali Fruttiferi: le Poste devono pagare gli interessi alle condizioni riportate sul titolo
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10 apr 2013
 
L'autore
 

Avvocato presso il Foro di Verona. Esperta in diritto civile e diritto del lavoro, in quest’ultimo ambito occupandosi sia di rapporti di lavoro privato c [...]

 

Buoni Postali Fruttiferi: le Poste devono pagare gli interessi alle condizioni riportate sul titolo

Le Poste stanno rimborsando ai cittadini il 20% in meno delle somme perché ritengono che le condizioni riportate sul retro buono postale non abbiano valore. Interviene la Cassazione.

 

Negli ultimi mesi, molti italiani, titolari di buoni postali fruttiferi a termine, hanno segnalato una grave irregolarità: recatisi, alla relativa scadenza, presso gli uffici postali per riscuotere le somme spettanti, si sono visti negare il pagamento dell’importo che sarebbe stato loro dovuto secondo le condizioni riportate sui titoli. Questo, a detta delle Poste, in ragione di errori di stampa dei titoli stessi o degli impiegati che, all’epoca della sottoscrizione, avevano emesso i buoni.

Tale problema si è verificato soprattutto con riferimento ai buoni postali fruttiferi a termine (di seguito per brevità BPF) appartenenti alla serie “AF”, “O”, “N” e “P, “AA” e “AB” [1].

 

I buoni della serie “AF”, ad esempio, si caratterizzano per la possibilità di ottenere, alla scadenza, il doppio (dopo 9 anni e 6 mesi) o il triplo (dopo 14 anni) della somma investita al momento della sottoscrizione, come indicato sul retro dei medesimi, ove si legge che “l’importo raddoppia dopo nove anni e sei mesi e triplica dopo 14 anni al lordo delle ritenute erariali. Se riscosso prima, matura gli interessi lordi del buono ordinario meno mezzo punto”.

 

Essi sono stati emessi fino al 23-06-1997 secondo le suddette condizioni e, successivamente – sempre utilizzando la medesima carta con stampata la medesima citata dicitura – alle condizioni di cui alla specifica tabella “Storico dei tassi applicati sui Buoni Fruttiferi Postali ‘a termine’ ”, in possesso delle Poste. Su tali ultimi BPF, per essere distinti dai precedenti, si sarebbe dovuto apporre un bollino adesivo timbrato e siglato dall’addetto all’ufficio postale emittente, cosa che però, spesso, non è stata fatta, facendo così acquistare al risparmiatore un buono che, già in quel momento, aveva a sua insaputa caratteristiche diverse rispetto a quelle sullo stesso indicate.

 

All’epoca ancora non era inoltre previsto alcun obbligo informativo in capo all’intermediario; quindi ai clienti non veniva data alcuna indicazione ulteriore scritta e/o orale. Pertanto i buoni venivano acquistati dai risparmiatori solo sulla base di quanto riportato sul retro del titolo.

 

Alle associazioni dei consumatori intervenute in materia, Poste Italiane Spa risponde che i buoni postali sono documenti destinati ad identificare la persona che ha diritto alla prestazione, in questo caso il pagamento del valore del buono alla scadenza (come ad es. i biglietti di viaggio, di cinema, della lotteria, ecc…). Quindi il valore degli interessi associati ai buoni postali si deve desumere dal Decreto Ministeriale della serie di riferimento e da eventuali successivi decreti di modifica, mentre il rendimento indicato sul buono postale in possesso del cliente potrebbe non corrispondere a quello effettivo [2].

In pratica alle Poste non importa quello che c’è scritto sul retro del titolo di credito: ciò che conta è l’anno di emissione e i rendimenti disciplinati in quel periodo dalla Cassa depositi e prestiti dello Stato.

Ciò comporta, per i risparmiatori, una perdita di circa il 20% sulla somma da incassare.

 

Questo è illegittimo: sebbene i BPF siano documenti destinati a individuare il soggetto che ha diritto al pagamento del loro controvalore, la disciplina stessa di questi strumenti finanziari consente di affermare che non è possibile comunque privare di valore le condizioni riportate sul documento [3].

La disciplina dei BPF prevede infatti che i diritti da essi derivanti possano subire sì una variazione nel corso del rapporto in ragione di successivi Decreti Ministeriali. Tuttavia ciò non autorizza a privare totalmente di valore il contenuto delle condizioni riportate sui buoni stessi; e questo soprattutto nei casi in cui la variazione delle caratteristiche dei BPF sottoscritti già esistesse al momento dell’acquisto e di ciò il risparmiatore non fosse stato adeguatamente informato.

Detta disciplina impone altresì di procedere al rimborso degli interessi sulla base della tabella riportata sul retro dei buoni sottoscritti dal risparmiatore e, solo in caso di successiva modifica per decreto di quei tassi, sulla base anche dell’ulteriore tabella a disposizione presso gli uffici postali; impone l’obbligo degli uffici postali di contrassegnare i buoni di nuova emissione con una sigla diversa dai precedenti, anche quando vengano utilizzati moduli preesistenti, indicando sul documento le diverse nuove condizioni [4].

 

Ciò dimostra come il rapporto tra Poste Italiane Spa e coloro che acquistano i buoni si caratterizzi proprio per il fatto di formarsi sulla base dei soli dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti.

Deve pertanto darsi prevalenza, in tali casi, alle condizioni riportate sul buono.

 

Diversamente verrebbe meno la funzione stessa dei buoni postali, destinati ad essere emessi in serie, per un numero indeterminato di risparmiatori, e verrebbero compromesse le finalità cui si ispira la disciplina stessa dei BPF.

 

Questo è il ragionamento seguito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, che hanno dato specifica soluzione ai casi in parola, precisando che nella disciplina dei buoni postali fruttiferi, il rapporto tra Poste Italiane Spa e il sottoscrittore dei titoli si forma sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta acquistati.

Quindi il contrasto tra le condizioni indicate sul titolo e quelle stabilite dal Decreto Ministeriale che ne disponeva l’emissione deve essere risolto dando la prevalenza alle prime, essendo contrario alla funzione stessa dei buoni postali che le condizioni alle quali le Poste si obbligano possano essere, sin da principio, diverse da quelle espressamente rese note al risparmiatore all’atto della sottoscrizione del buono [5].

 

Concorde sul punto è anche l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), il quale, nelle proprie pronunce è costante nel ritenere che la liquidazione degli interessi debba avvenire in base a quanto previsto nel retro del titolo [6].

 

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[1] Si vedano tra gli articoli e le segnalazioni sul tema: “La “gelata” dei buoni fruttiferi – Pensionato: Poste Italiane promise il raddoppio ma paga un terzo” di Luigi Soriga, in “La Nuova Sardegna” del 19-09-2011, reperibile su http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2011/09/19/news/la-gelata-dei-buoni-fruttiferi-1.3538700; “Poste Italiane non riconosce gli interessi di buoni fruttiferi. Pronti alla class action»”, da “L’Arena” del 27-05-2012, reperibile su http://www.larena.it/stories/Home/390402_poste_italiane_non_riconosce_gli_interessidi_buoni_fruttiferi_pronti_alla_class_action/?refresh_ce&scroll=274 ; “Il mancato rimborso dei Buoni Fruttiferi Postali”di: patriziaschirru – Adiconsum Sardegna del 19.06.12, reperibile su http://www.sardegnaconsumatore.it/articolo/il-mancato-rimborso-dei-buoni-fruttiferi-postali; “Buoni postali fruttiferi, MC: Poste deve riconoscere gli interessi” – Redattore: VC de 13/07/201, reperibile su http://www.helpconsumatori.it/soldi/banche_e_poste/buoni-postali-fruttiferi-mc-poste-deve-riconscere-gli-interessi/49452; “Buoni postali fruttiferi: illegittimo il rifiuto di Poste Italiane di riconoscere gli interessi riportati sul titolo”, 13-07-2012, reperibile su http://www.movimentoconsumatori.it/news.asp?id=4935.

[2] Si veda: Circolare Adiconsum Nazionale n. P. 800/PG/GS/aa – Oggetto: PROBLEMATICHE RELATIVE AI BUONI POSTALI.

[3] Si veda l’art. 173 del D.P.R. del 29/03/73 n. 156 (o Codice Postale – modificato con il D.L. 30/09/74 n. 460 e convertito nella legge 25/11/74 n. 588), ai sensi del quale “le variazioni del saggio d’interesse dei buoni postali fruttiferi sono disposte con decreto del Ministro per il tesoro, di concerto con il Ministro per le poste e le telecomunicazioni, da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale; esse hanno effetto per i buoni di nuova serie, emessi dalla data di entrata in vigore del decreto stesso, e possono essere estese ad una o più delle precedenti serie. Ai soli fini del calcolo degli interessi, i buoni delle precedenti serie, alle quali sia stata estesa la variazione del saggio, si considerano come rimborsati e convertiti in titoli della nuova serie e il relativo computo degli interessi è effettuato sul montante maturato, in base alle norme di cui al primo comma del precedente art. 172, alla data di entrata in vigore del decreto previsto dal presente articolo. Per i buoni che siano stati emessi da meno di un anno, il nuovo saggio decorre dalla data di compimento dell’anno ed il calcolo, degli interessi è eseguito sul montante maturato alla scadenza di questo periodo. Gli interessi vengono corrisposti sulla base della tabella riportata a tergo dei buoni; tale tabella, per i titoli i cui tassi siano stati modificati dopo la loro emissione, è integrata con quella che è a disposizione dei titolari dei buoni stessi presso gli uffici postali”; l’art. 207 reg. esec., ai sensi del quale l’emissione dei buoni comportava che essi fossero compilati, firmati e bollati dall’ufficio richiesto, prima di essere consegnati al richiedente, previo incasso del relativo importo, con successivo obbligo per lo stesso ufficio di darne comunicazione all’amministrazione centrale e di curare le corrispondenti scritturazioni interne; l’art. 208, comma 1, reg. esec., il quale contemplava il rimborso a vista dei buoni, alla scadenza, presso l’ufficio da cui erano stati emessi, previo confronto del titolo con le corrispondenti registrazioni operate all’atto dell’emissione. Previsione analoga contiene infine l’art. 5 del D.M. 16-06-1984, modificativo dei tassi di interesse attribuiti a specifiche serie di BPF ed istitutivo di nuove serie di BPF, secondo il quale “sono a tutti gli effetti titoli della nuova serie ordinaria, oltre ai buoni postali fruttiferi contraddistinti con la lettera “P”, che verranno forniti dal Poligrafico dello Stato, i buoni della precedente serie “O”, emessi dagli uffici postali dal 01-1984 in poi. Su questi ultimi verranno apposti, a cura degli uffici postali, due bolli, uno sulla parte anteriore con la dicitura “Serie P/O”, l’altro, sul retro, recante la misura dei nuovi tassi”.

[4] Si vedano: il D.M. 16 giugno 1984, per i buoni postali serie “AB”, “AA”, “P”, “O”; ugualmente per i buoni serie “AF”, le emessi dal 29-10-1996 al 23-06-1997 e, successivamente accorpati – sempre con apposito D.M. – quanto alle loro caratteristiche, ad altra serie. In questi ultimi casi, con gli stessi decreti ministeriali si disciplina l’ultima variazione dei tassi d’interesse precedenti all’emissione dei BPF sottoscritti.

[5] La Suprema Corte in questo caso valuta la questione sottoposta alla sua attenzione anche alla luce del più generale dovere di correttezza che sempre dovrebbe presiedere ai rapporti di debito/credito, specificando che “il principio di correttezza e buona fede – il quale, secondo la Relazione ministeriale al codice civile, “richiama nella sfera del creditore la considerazione dell’interesse del debitore e nella sfera del debitore il giusto riguardo all’interesse del creditore” – deve essere inteso in senso oggettivo ed enuncia un dovere di solidarietà, fondato sull’art. 2 della Costituzione, che, operando come un criterio di reciprocità, esplica la sua rilevanza nell’imporre a ciascuna delle parti del rapporto obbligatorio, il dovere di agire in modo da preservare gli interessi dell’altra, a prescindere dall’esistenza di specifici obblighi contrattuali o di quanto espressamente stabilito da singole norme di legge, sicché dalla violazione di tale regola di comportamento può discendere, anche di per sé, un danno risarcibile.

[6] Ex plurimis: Decisione n. 315 del 17-02-2011 (Collegio di Milano); Decisione n. 346 del 21-02-2011 (Collegio di Napoli); Decisione n. 719 del 11-04-2011 (Collegio di Milano); Decisione n. 1868 del 05-06-2012 (Collegio di Napoli); Decisione n. 2210 del 27-06-2012 (Collegio di Roma); Decisione n. 2615 del 27-07-2012 (Collegio di Napoli).

 

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Commenti
11 apr 2013 mary

qualcuno è riuscito ad ottenere gli interessi così come descritto dall’Avv.Azzini? Se sì, come ha fatto?
Grazie
Mary Baruffaldi

 
12 apr 2013 paolo

E pensare che sono in fase di scadenza di ben 5 BFP da 100000 lire che mi v ersò la buona anima di mio nonno fra il 1982 e il 1985…

 
23 apr 2013 melita

Nell’articolo si parla del 20% in meno ma a noi vogliono corrispondere il 50% in meno! ci si deve rivolgere ad un avvocato e fare un decreto ingiuntivo, l’avvocato vuole il 10% del riscosso + le spese di tribunale! IL MONDO E’ DEI LADRI!

 
18 giu 2013 Antonio

Salve, nel mese di maggio per necessità ho dovuto riscuotere dei BFT anche se hanno corrisposto circa il 20% in meno. COntestualmente ho fatto un reclamo alle poste. I tempi di risposta sono di 3 mesi quindi attendo un feedback per luglio. Giusto per prepararmi: qualcuno ha fatto lo stesso ed ha avuto una risposta ufficiale dalle Poste? Qualcuno riuscito ad ottenere gli interessi così come descritto dall’Avv.Azzini che nn sono stati originariamente corrisposti? Se sì, come ha fatto? Qualcuno ha fatto un decreto ingiuntivo?
Grazie
Antonio

 
22 giu 2013 iolanda

a me davano meno della meta’ cosa devo fare

 
27 ago 2013 Markgo

Scusate, oggi 26 agosto 2013 in una succursale postale a palermo un buono fruttifero ordinario sella serie Q me lo hanno liquidato con la tabella della serie O, ma anche quest’ultima non è stata rispettata…Che si deve fare? Qualcuno me lo sa dire…

 
27 ago 2013 Markgo

Ah ho dimenticato a dirvi che il buono è stato emesso in data 20 agosto 1983…e quindi dopo 30 anni

 
15 nov 2013 stress

aiutoooooo!!!!!!e’ vero il rimborso e’ meno del50%se qualcuno a risolto ….mi dicesse come fare….anke io ho i bfp a 30 anni scaduti a novembre.grazieee

 
17 dic 2013 MIBA

ANCHIO HO LO STESSO PROBLEMA, MI VOGLIONO RIDARE IL 70% IN MENO RISPETTO ALLA TABELLA DEGLI INTERESSI RIPORTATI SUL RETRO DEL BUONO, QUALCUNO HA GIA’ AVVIATO UN CONTENZIOSO CON LE POSTE?, IN MODO CHE CI POSSIAMO COALIZZARE PER DIVIDERE LE SPESE?, ATTENDO NOTIZIE GRAZIE

 
12 gen 2014 federico

Salve a tutti questa ė la mia mail calzo1979@yahoo.it e sono nella vostra condizione. Non incassate i buoni altrimenti perdete i diritti di reclamare il dovuto. Mi sono informato alla federconsumatori ora attendo risposta dalle poste. Potremmo tenerci informati delle varie situazioni via mail e valutare un eventuale clas action. Attendo vostri contatti

 
18 gen 2014 FABIO

oki, quindi chiedere alleposte non mi sembra porti risultati a breve,aggiorniamoci sul forum per chi ha novità

 
18 gen 2014 Lia

Salve anch’io posseggo un buono emesso il 29 dicembre 1982 ha già fatto 30 anni e vogliono restituirmi meno del 50% del valore riportato in tabella (serie O). Come possiamo agire per una class action contro le poste e contro la Cassa Depositi e Prestiti dello Stato? teniamoci informati. La mia mail liaunica@libero.it

 
21 gen 2014 Domenico

Io ho buoni mai incassati del 1941 da 500 e 1000 lire. Titolare è il marito ormai morto di mia zia che però è ancora in vita.
Potrebbe incassarli secondo voi?

 
21 gen 2014 Paolo

io ho un buono del luglio 1983 serie “o” secondo la tabella mi spetterebbero ben 17.900 € e mi vogliono liquidare con 8.800 € …. e adesso fanno pure la pubblicità per promuovere i buoni postali fruttiferi , mi fanno una rabbia….

 
17 feb 2014 gian luigi

sul mio buono del 1985 serie P=O da 1.000.000 oltre alla tabella degli interessi è stato posto un timbro che indica gli interessi ridotti dell’ 1% comunque alle poste mi vogliono dare il 40% in meno.

 
16 apr 2014 Antonio

Anche io sono in possesso di buoni della serie AF emessi a febbraio 2001 quando quella serie era già stata esaurita nel 1997. Però sul retro porta un bollo che recita così: dopo 6 anni e nove mesi si raddoppiua e dopo 14 anni triplica. Sono andato alle poste e con una simulazione di rimborso sono stati valutati come buoni a 18 mesi.Sono statoa Roma alle poste centrali e mi hanno consigliato di presentare un reclamo, cosa che io ho fatto. Ora attendo riscontro.Antonio- giovabos@libero.it. Teniamoci in contatto.

 
15 giu 2014 marisa.

aiutoooo!!!!anke io ho bfb trentennali scaduti da 18mesi….le poste mi vogliono rimborsare quasi il50%.mi sono rivolta a diverse associazioni,ma nulla.ora mi sono rivolta ad un avvocato dicono in gamba….ma da3 mesi ancora nessuna risposta positiva.ke skifo….poveri sacrifici!!!!!
qualcuno di voi e’ riuscito ad ottenere il rimborso della tabella riportata dietro???aiutatemi ho bisogno di questi soldiii!!!!

 
11 lug 2014 Gianfranco

Buongiorno,
ho dei buoni serie del 1992 e 1993, dietro i buoni vi è un rendimento che va altre il 12% e facendo una simulazione nel sito delle Poste e una con il calcolatore interessi vi è una differenza abissale. Ci sono delle sentenze che condannano le poste a pagare il rendimento scritto dietro il Buono ?
Grazie mille

 
17 lug 2014 antonio sica

Qualche mese fa mi sono ritrovato in una situazione simile: Il buono era arrivato a scadenza e sono andato alle poste per incassarlo. A suo tempo avevano sbagliato il modulo e nonostante la tabella a tergo indicasse durata e rendimenti, secondo loro il buono era prescritto e.. udite udite…la colpa era dell’ impiegato che aveva emesso il buono e mi sarei dovuto rivolgere a lui (… parole testuali, non sto facendo battute.. il buono era stato emesso 22 anni fa.). Qualche giorno dopo mi sono rivolto alla direzione provinciale, portando la sentenza della cassazione a sezioni riunite che stabiliva in modo chiaro , che in caso di dubbio era da prendere in considerazione esclusivamente la tabella posta sul retro. In un primo momento il funzionario che mi aveva ricevuto, aveva ammesso che a quel punto non c’era niente da obbiettare e che avevo ragione. Mi avrebbero rimborsato entro pochi giorni. Sono passati un paio di mesi senza che ricevessi risposta. Mi sono rivolto all’ avvocato. Lui ha fatto la richiesta di rimborso nei modi e termini previsti,producendo tutta la documentazione necessaria. Hanno continuato a temporeggiare…. Morale: ricorso in giudizio, sentenza del giudice che li condannava al risarcimento e pagamento delle spese legali!!!

 
21 nov 2014 BARBARO GIOVANNI

CARISSIMO ANTONIO SICA HO LETTO CIO CHE HA FATTO.
IO MI TROVO NELLA SITUAZIONE DI DOVER RISCUOTERE A FINE DIC 2014 UN
BUONO CHE SECONDO LA SCRITTA DIETRO TRIPLICA.
VISTO CHE NONOSTANTE LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE ANCORA LE POSTE NON PAGANO, PUO PER FAVORE INDICARMI GLIESTREMI DEL SUO AVVOCATO.
GRAZIE