Coppie di fatto e contratto di convivenza: quali le forme di tutela
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4 Giu 2013
 
L'autore
Maria Elena Casarano
 


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Coppie di fatto e contratto di convivenza: quali le forme di tutela

In mancanza di una precisa disciplina legale, alle coppie di fatto è consentito autoregolamentarsi: quali sono gli strumenti di tutela?

 

Quando si parla di famiglia di fatto (anche detta “convivenza more uxorio”) si fa riferimento all’unione stabile e alla comunione di vita spirituale e materiale tra due persone, non fondata sul matrimonio.

Si tratta di un fenomeno in costante aumento, ma che non ha ancora trovato un esplicito riconoscimento nella legge, nonostante le numerose proposte. Infatti, per il nostro ordinamento, solo il matrimonio creano legami di parentela e affinità da cui poi discendono diritti e doveri morali ed economici.

 

Ciononostante, alle coppie di fatto è consentito dare una disciplina alla propria unione attraverso alcune convenzioni. Esse, tuttavia, non possono regolare questioni relative ad aspetti personali (come ad esempio il dovere di fedeltà), ma possono incidere solo sugli aspetti economici.

 

Uno di questi strumenti è il contratto di convivenza.

Si tratta di una scrittura privata (un atto cioè scritto e firmato tra le parti, senza l’assistenza di un notaio o di altro professionista), tesa a regolamentare le questioni economiche della coppia di fatto nel caso di cessazione del rapporto sentimentale ed evitare di dover poi intraprendere una causa.

 

La validità del contratto può essere limitata nel tempo in modo da poter riconsiderare eventuali cambiamenti economici delle parti: ad esempio, potrà prevedersi che gli accordi andranno riformulati nel caso in cui la parte economicamente più debole trovi una occupazione stabile.

Non si possono inserire penali, ossia obblighi a pagare un risarcimento in caso di rottura della convivenza.

 

Si può inoltre prevedere nel contratto:

– la costituzione di un fondo comune per le spese sostenute per il nucleo familiare: ad esempio le parti potranno stabilire di aprire un conto corrente (anche a firma disgiunta), destinandone l’utilizzo solo per spese necessarie ai bisogni della famiglia e non per l’utilizzo strettamente personale;

– il versamento di una somma in caso di rottura della convivenza: cioè potrà stabilirsi che, in caso di cessazione del rapporto, la parte economicamente più debole percepirà mensilmente dall’altra, una somma analoga a quella prevista per il mantenimento in caso di separazione o divorzio;

– l’assegnazione della casa familiare: si può prevedere, per esempio, qualora la casa sia cointestata, chi dei due conviventi continuerà ad abitarvi e l’ammontare di un’indennità da corrispondere al partner che invece andrà via;

– una regolamentazione degli acquisti compiuti dalla coppia: la regola generale, infatti, è che proprietario del bene è solo colui che lo acquista, salva che il partner dimostri di aver contribuito in tutto o in parte. Le parti potranno però accordarsi, per esempio, che tutto quanto acquistato singolarmente dai conviventi si intenderà in comproprietà;

– una regolamentazione delle elargizioni in denaro o di altra natura: si potrà, per esempio, stabilire che qualsiasi somma di denaro o dono di  una certa rilevanza, fatto all’altro durante la convivenza, debba essere restituito alla cessazione del rapporto, qualora il suo valore superi un certo importo.

 

Eredità

Nel contratto di convivenza non è, invece, possibile prevedere impegni in caso di morte di uno dei due conviventi [1]. Non si può prevedere, per esempio, di lasciare al compagno i beni alla propria morte. Questi aspetti possono essere regolati solo con un testamento: sarà così possibile far ottenere una quota dei propri beni al partner.

Attraverso il testamento, si potrà attribuire al compagno la cosiddetta quota disponibile, ossia tutto quello che per legge non spetta agli altri familiari (anche detti legittimari), ossia coloro che – in presenza di uno strettissimo legame di sangue (come nel caso di figli) o di coniugio con il testatore – non possono essere esclusi dalla successione e sono titolari del diritto intangibile ad una prestabilita quota del patrimonio ereditario, anche contro la volontà dello stesso testatore (per loro si parla di successione necessaria) [2].

 

Senza testamento, al contrario, nulla spetterebbe al convivente. Questo è uno degli aspetti più lacunosi e criticati della nostra legge in materia di coppie di fatto.

Sarà perciò importante una attenta valutazione di ogni aspetto, preferibilmente fatta con l’ausilio di un avvocato, onde evitare che in caso di morte, gli  eredi possano voler agire in giudizio per veder reinseriti nella massa ereditaria dei beni  invece esclusi.

 

Tutela dei figli

Nel caso in cui dall’unione delle parti siano nati dei figli [3], essi hanno gli stessi diritti dei figli nati all’interno del matrimonio. In questo, la recente riforma del diritto di famiglia ha apportato una piena equiparazione tra i figli legittimi e quelli che, un tempo, venivano chiamati “naturali”. Si pensi, ad esempio che, prima della riforma, al figlio naturale non era riconosciuto il rapporto di parentela con i nonni; per cui, alla morte di un nonno senza testamento, nulla sarebbe spettato per legge ai nipoti (ed anche in caso di testamento, il lascito li avrebbe potuti riguardare solo per la quota cosiddetta disponibile). Oggi invece i figli nati fuori del matrimonio vengono considerati “parenti” a tutti gli effetti e possono essere eredi come se fossero nati all’interno del matrimonio.

 

Il trust

Un altro istituto che – a differenza del fondo patrimoniale – è utilizzabile anche dalla sola coppia di fatto o famiglia convivente, è costituito dal trust [4]. Esso può essere utilizzato al fine di garantire, in caso di decesso di uno dei conviventi, una certezza patrimoniale ai superstiti.

Attraverso il trust è possibile garantire una tutela giuridica a minori e disabili, senza doversi rivolgere all’autorità giudiziaria (tribunale dei minori o giudice tutelare) per ottenere l’autorizzazione al compimento di determinati atti.

 

Norme di legge sulle coppie di fatto

Da quanto si è visto sin ora, sono le coppie di fatto ad avere l’onere di autoregolamentarsi con i patti privati. Tuttavia, questo non vuol dire che la legge non contenga alcune disposizioni che regolino i casi di convivenza. Oltre alla Costituzione[5], vi sono altre ipotesi già previste dalla legge:

 

– viene data rilevanza all’attività lavorativa prestata dal convivente nell’impresa familiare [6];

– viene  riconosciuto al convivente il diritto di succedere nel contratto di locazione, sia in caso di morte del compagno conduttore dell’immobile, sia in presenza di figli, quando si sia allontanato dall’abitazione per cessazione del rapporto di convivenza [7];

– è considerata famiglia anagrafica ogni nucleo fondato su legami affettivi, caratterizzato dalla convivenza e dalla comunione di tutto o parte del reddito dei componenti [8];

– è prevista la facoltà di astenersi dal testimoniare anche per il convivente [9];

– in tema di maltrattamenti in famiglia, è operata una totale equiparazione tra famiglia di fatto e famiglia legittima [10].

 


In pratica

MODELLO DI CONTRATTO DI CONVIVENZA

 

Tra la Sig.ra Caia………….. e  il Sig. Tizio…………..

 

Premesso che

 

– le Parti  intendono disciplinare un rapporto di convivenza regolando la situazione di fatto tra loro esistente anche sotto il profilo giuridico, nel rispetto delle norme dell’ordinamento italiano;

– con la presente scrittura privata le Parti  intendono attribuirsi diritti e doveri reciproci.

 

Tanto premesso:

 

1. Le Parti si obbligano a rispetto e assistenza reciproci;

 

2. ciascuna parte si obbliga a provvedere alle esigenze del nucleo familiare proporzionalmente al proprio reddito ed alle proprie capacità di lavoro professionale e casalingo.

 

A tal fine, le Parti hanno aperto il c.c.postale. n° ………………………………

 

Si precisa che la Sig.ra non percepisce alcun reddito.

Il Sig. Tizio, percepisce ……………………………………..

 

3.  Il Sig. Tizio è proprietario  dell’immobile …………………………. che verrà utilizzato quale abitazione dalle parti.  La Sig.ra  occuperà l’immobile in virtù di un comodato a titolo gratuito con obbligo di rilasciarlo entro 2  mesi dalla data di cessazione della convivenza.

 

4. I beni mobili all’interno della casa sono al 50%, di proprietà di entrambe le parti, con esclusione dei beni  personali.

 

5. La cessazione della convivenza potrà avvenire, oltre che di comune accordo, anche per iniziativa

unilaterale di una delle parti e dovrà essere comunicata all’altra  con raccomandata a.r.

In tal caso:

a) si procederà alla divisione dei beni mobili risultante dall’allegato elenco;

b) il sig. Tizio, contribuirà ad eventuali spese necessarie per la locazione o l’acquisto di una nuova abitazione della Sig.ra Caia, versando un importo mensile di Euro …………………a partire dalla data di cessazione della convivenza;

c) il cane Rex sarà affidato alla sig.ra Caia con facoltà di prelievo per il Sig. Tizio nei seguenti giorni……….

 

6. La presente scrittura privata con i relativi allegati  annulla ogni precedente accordo o qualunque altro accordo scritto o orale intervenuto tra le parti.

 

7. Il presente accordo potrà essere oggetto di integrazione, modifica e revoca solo attraverso analoga scrittura privata redatta per iscritto dalle parti, e avrà valore vincolante a qualunque titolo per le Parti e i loro successori.

 

8.  Per le controversie che dovessero insorgere tra le parti in merito all’esecuzione o all’interpretazione delle clausole di cui alla presente scrittura privata, sarà competente l’autorità giudiziaria di ………….

 

 

[1]  L’art. 458 cod. civ. stabilisce la nullità dei patti successori

[2] Le categorie dei legittimari sono elencate ex art. 536 c.c. e vengono individuate nel coniuge, nei figli legittimi e relativi discendenti, cui sono equiparati i legittimati e gli adottivi, nei figli naturali e relativi discendenti, negli ascendenti legittimi.

[3] La nuova L. sulla filiazione (L.219/12) ha attribuito a tutti figli il medesimo status giuridico

[4] In Italia tale sistema è stato ufficialmente introdotto dalla legge 364/89, entrata in vigore dal 1° gennaio 1992. Questa legge  è e la ratifica della convenzione dell’Aja sulla legge applicabile al Trust avvenuta il 1° luglio 1985  

[5] Art 2 Costituzione

[6] Art. 230 bis cod. civ.

[7] C. Cost. sent. n. 404/1988

[8] Art.2 D.p.r. n.136/58

[9] Art. 199 3° c. lett. A) cod. pen.

[10] Art. 572 cod. pen.

 


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