Incidenti: se la riparazione è antieconomica, il risarcimento dell’assicurazione è ridotto
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2 giu 2013
 
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Incidenti: se la riparazione è antieconomica, il risarcimento dell’assicurazione è ridotto

Risarcimento del danno per sinistri stradali: spesso le assicurazioni si rifiutano di risarcire un danno superiore al valore del mezzo al momento del sinistro. Una rassegna della principale giurisprudenza.

 

Abbiamo già affrontato, in un precedente articolo (leggi nel box “approfondimenti” qui in basso), il delicato tema della cosiddetta antieconomicità delle riparazioni quando il costo degli interventi da eseguire sul veicolo incidentato sia superiore al valore commerciale del mezzo stesso al momento del sinistro. A questo punto, infatti, si pone sempre il problema del limite del risarcimento da parte dell’assicurazione.

 

La giurisprudenza è divisa. Si sono, in particolare, formati due diversi orientamenti.

La maggioranza dei giudici di legittimità ritiene che il risarcimento non possa eccedere il valore ante sinistro del bene danneggiato.

Perciò, quando il danno subito dal veicolo sia superiore al suo valore commerciale, non potrà farsi luogo al risarcimento integrale, ma la liquidazione del danno dovrà essere parametrata sulla base del valore di mercato del bene.

 

La ratio di tale orientamento risiede nella necessità di assicurare il corretto bilanciamento tra danno e risarcimento evitando che il fatto illecito possa tradursi per il creditore in una occasione di lucro (indebita locupletazione).

 

Un secondo orientamento, invece, ammette la risarcibilità del danno anche in presenza di costi di riparazione antieconomici.

 

Vogliamo qui di seguito riportare le massime delle sentenze riguardanti entrambi i predetti orientamenti.

 

 

Sentenze che ritengono che il risarcimento non possa eccedere il valore ante sinistro del bene danneggiato:

 

 

Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 26 febbraio 2008, n. 4990

La domanda di risarcimento del danno subito da un veicolo a seguito di incidente stradale, quando abbia a oggetto la somma necessaria per effettuare la riparazione dei danni, deve considerarsi come richiesta di risarcimento in forma specifica, con conseguente potere del giudice, ai sensi dell’articolo 2058 comma 2, del Cc, di non darvi ingresso e di condannare il danneggiante al risarcimento per equivalente, ossia alla corresponsione di una somma pari alla differenza di valore del bene prima e dopo la lesione, allorquando il costo delle riparazioni superi notevolmente il valore di mercato del veicolo. Mentre è onere della parte che chiede il risarcimento del danno di dimostrarne la consistenza spetta, invece, al giudice del merito il compito di liquidarne l’equivalente pecuniario, ricorrendo, se del caso all’ausilio di un consulente tecnico oppure, qualora la determinazione del preciso ammontare non sia oggettivamente possibile o appaia molto difficile, il compito di provvedere a una liquidazione di carattere equitativo, ai sensi dell’articolo 1226 del codice civile.

 

 

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 22.05.2003, n. 8052

Poiché il risarcimento del danno da responsabilità aquiliana ha la funzione di porre il patrimonio del danneggiato nello stesso stato in cui si sarebbe trovato se l’illecito non si fosse verificato, è da escludere la legittimità del ricorso alla reintegrazione in forma specifica qualora, per le circostanze del caso concreto, le spese necessarie ad essa sarebbero superiori rispetto alla somma alla quale avrebbe diritto il danneggiato ex art. 2056 c.c., in quanto in tal caso il danneggiato riceverebbe dalla reintegrazione una ingiustificata locupletazione.

 

 

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 14.06.2001, n. 8062

Nella concreta determinazione del danno risarcibile, è consentito al giudice di tener conto degli aspetti positivi derivanti come conseguenza immediata dalla disposta reintegrazione del diritto offeso, ove questa vada oltre il risarcimento della situazione anteriore e produca un vantaggio economico al danneggiato.

 

 

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 04.03.1998, n. 2402

La domanda di risarcimento del danno subito da un veicolo a seguito di incidente stradale, quando abbia ad oggetto la somma necessaria per effettuare la riparazione dei danni, deve considerarsi come richiesta di risarcimento in forma specifica, con conseguente potere del giudice, ai sensi dell’art. 2058 secondo comma, c.c. di non darvi ingresso e di condannare il danneggiante al risarcimento per equivalente, ossia alla corresponsione di un somma pari alla differenza di valore del bene prima e dopo la lesione, allorquando il costo delle riparazioni superi notevolmente il valore di mercato del veicolo.

 

 

Corte di Appello di Roma, Sezione 3 civile, Sentenza 22.02.2005, n. 809

Nell’ipotesi in cui le riparazioni del mezzo incidentato risultino evidentemente antieconomiche e lo stesso debba essere demolito, il danno risarcibile non è rappresentato dalla spesa occorsa per l’acquisto di una nuova autovettura -bilanciata pur sempre dal bene entrato a far parte del patrimonio del soggetto- bensì dall’effettiva perdita economica subita, la quale è costituita dal valore di mercato del veicolo danneggiato, maggiorato della spesa di demolizione del relitto e di quella di immatricolazione del nuovo veicolo.

 

 

Giudice di Pace di Casamassima, Sentenza 31.05.2004 n. 151

In tema di danni ai veicoli, qualora vi sia una notevole sproporzione tra il valore del veicolo prima del sinistro e il costo delle riparazioni, nel senso che quest’ultimo sia evidentemente antieconomico poiché rende eccessivamente onerosa per il danneggiato la restitutio in integrum, deve escludersi il risarcimento in forma specifica e deve preferirsi quello in base al valore di mercato del mezzo ante sinistro da maggiorarsi con l’inclusione di altre voci come ad esempio i ratei dei premi assicurativi pagati.

 

 

Giudice di Pace di Pisticci, Sentenza 23.01.2004, n. 2

In tema di valutazione del danno materiale subito da un veicolo vetusto, qualora il costo della riparazione risulti antieconomico per essere di gran lunga superiore al valore commerciale del veicolo stesso, deve ritenersi criterio logico e giusto quello di riconoscere al danneggiato tale valore e di negare il risarcimento in forma specifica. In tale ipotesi, infatti, il danneggiato viene a trovarsi in una condizione ben diversa da quella in cui si trova il proprietario di una vettura d’epoca che, costituendo un vero patrimonio, può invece pretendere ed ottenere il risarcimento pieno del danno subito.

 

 

Tribunale di Forlì civile, Sentenza 09.03.1994

Le riparazioni antieconomiche di un veicolo danneggiato -che sono quelle che superano il valore del veicolo all’epoca del sinistro, eventualmente detratto il deprezzamento commerciale derivante dall’intervento di riparazione- non possono essere risarcite: il fatto illecito non deve tradursi per il danneggiato in una occasione di lucro.

 

 

Pretura di Taranto, Sentenza 09.03.1993

In caso di antieconomicità delle spese necessarie per la riparazione di un veicolo danneggiato, che si determina laddove il costo ecceda l’effettivo valore del bene, il giudicante può stabilire in luogo del risarcimento in forma specifica il cosiddetto risarcimento per equivalente, in ossequio al disposto di cui all’art. 2058, comma secondo, codice civile. Nella caso di specie, si è avuto riguardo alla differenza tra il valore che il bene danneggiato aveva prima e dopo il sinistro, e alle spese relative all’immatricolazione di un nuovo veicolo.

§ Quanto al diritto del danneggiato all’integrale rimborso della spesa sostenuta, anche laddove il costo della riparazione sia notevolmente superiore al valore di mercato del veicolo (risarcimento in forma specifica):

 

 

Giudice di Pace di Siracusa civile, Sentenza 14.05.2004, n. 290

Nel caso in cui il costo delle riparazioni del veicolo sia antieconomico, l’art. 1227, secondo comma, codice civile non consente di affermare che l’entità del risarcimento non debba superare il valore del mezzo ante sinistro. Infatti, non si può pretendere, in forza della suddetta norma, che il danneggiato si assoggetti ad una attività abnorme e più onerosa di quel che comporti l’uso dell’ordinaria diligenza come per il reperimento di un veicolo idoneo in sostituzione di quello difficilmente reperibile sul mercato. Potrebbe, al più, considerarsi inottemperante al dovere di ordinaria diligenza previsto dalla norma citata, il danneggiato che rifiuti una vettura equivalente reperitagli sul mercato dal danneggiante o dal suo assicuratore. Ne consegue che il danneggiato ha il pieno diritto a guidare la sua vettura, e che detta vettura sia ripristinata com’era prima del sinistro, in buone condizioni di carrozzeria e sicuramente marciante.

 

 

Tribunale di Cremona civile, Sentenza 21.05.2001, n. 158

In caso di sinistro stradale con danni soltanto materiali, al proprietario del veicolo danneggiato spetta il rimborso integrale della somma spesa per la riparazione indipendentemente dal fatto che tale riparazione sia da considerarsi antieconomica perché superiore al valore commerciale del bene prima del sinistro.

 

 

Giudice di Pace di Catania civile, Sentenza 07.04.1998, n. 289

Nel caso in cui il costo della riparazione dei danni subiti da un veicolo si riveli antieconomico in quanto superiore alla valutazione commerciale del mezzo, il proprietario ha comunque diritto a far riparare il veicolo chiedendo il risarcimento di quanto effettivamente speso.

 

 

 

Sentenze che ritengono che il risarcimento possa eccedere il valore ante sinistro del bene danneggiato

 

 

Giudice di Pace di Siracusa civile, Sentenza 14.05.2004, n. 290

In tema di danni materiali, qualora il costo della riparazione sia superiore al valore del veicolo ante sinistro, la tesi dell’antieconomicità della riparazione va disattesa posto che il risarcimento in forma specifica ex art. 2058 c.c. trova l’unico limite nell’eccessiva onerosità per il debitore. Invero, l’immissione nel patrimonio del danneggiato di un valore economico maggiore alla differenza patrimoniale negativa cagionata dal fatto dannoso non può considerarsi di per sé inammissibile. Ciò discende dalla logica propria del risarcimento in forma specifica, che reintegra il valore d’uso e non quello di scambio.

 

 

Giudice di Pace di Davoli civile, Sentenza 12.05.2004, n. 596

In tema di risarcimento del danno ai veicoli, si deve tenere conto non solo del valore economico dei mezzi di circolazione stimato con l’ausilio delle tabelle di mercato, ma anche dell’eventuale valore aggiunto che gli stessi possono assumere nei singoli casi in virtù della loro funzionalità. Ne consegue che, qualora il mezzo danneggiato per la sua particolare funzione ed il suo ottimo stato di manutenzione non possa essere facilmente sostituito con altro veicolo usato e reperibile sul mercato, il proprietario ha diritto al risarcimento del danno in forma specifica attraverso la completa riparazione del mezzo anche se questa risulti.

 

 

Tribunale di Rovigo civile, Sentenza 18.11.2002, n. 874

In ipotesi di sinistro stradale con soli danni materiali, qualora il danneggiato richieda il risarcimento in forma specifica, l’unico limite normativo applicabile è quello di cui al secondo comma dell’art. 2058 codice civile, per cui occorre valutare se il danneggiato, nell’avere fatto eseguire la riparazione del mezzo danneggiato, si sia comportato in modo conforme alla condotta che deve sempre tenere il buon padre di famiglia. Pertanto, se l’antieconomicità della riparazione è di entità tale da rappresentare una sorta di spesa voluttuaria e bizzarra, il predetto limite normativo deve ritenersi operante. Se, invece, il costo della riparazione, pur superando il valore commerciale del mezzo ante sinistro, è ragionevole, occorre valutare in senso favorevole al danneggiato il suo interesse a continuare ad utilizzare il veicolo riparato.

 

 

Pretura di Foligno civile, Sentenza 02.02.1984, n. 15

In caso di sinistro stradale, il danneggiato ha diritto ad ottenere il risarcimento dei danni materiali subiti in misura pari a quanto effettivamente speso per la riparazione del veicolo, anche se tale spesa abbia superato il valore di mercato del veicolo al momento del sinistro.

 

 

 

Sentenze che riguardano i criteri di liquidazioni conseguenti alla rottamazione del veicolo.

 

 

Giudice di Pace di Casamassima, Sentenza 06.02.1998, n. 7

Nell’ipotesi di un veicolo usato e rottamato per l’antieconomicità delle riparazioni e delle sostituzioni, il valore ante sinistro dello stesso veicolo è dato dalla media dei prezzi alla vendita e all’acquisto (secondo le stime commerciali pubblicate nelle apposite riviste specializzate), detratto l’importo ricavato dalla medesima rottamazione. Tale valore medio va maggiorato degli esborsi pecuniari documentati quali le spese di rottamazione, di acquisto di altro veicolo di pari cilindrata, di mancato uso veicolo. Nell’ipotesi in cui si chieda un risarcimento maggiore di danni sostenendo le ottime condizioni dell’usato, è necessario darne concreta prova e a tal uopo non è sufficiente produrre fotografie che ne attestino soltanto tale stato (apparente) della carrozzeria.

 

 

Giudice di Pace di Torino civile, Sentenza 10.10.1997

In caso di riparazioni antieconomiche di un veicolo danneggiato, la liquidazione del risarcimento va effettuata tenendo conto del valore di mercato della vettura, aumentato delle spese di demolizione del relitto e di immatricolazione di una nuova vettura, detratto il valore presumibile del relitto medesimo

 

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