Riforma carceri: dentro solo per reati gravi; liberazione anticipata per gli altri
Miscellanea
3 lug 2013
 
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La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le u [...]

 

Riforma carceri: dentro solo per reati gravi; liberazione anticipata per gli altri

Carcere solo per casi più gravi e dopo la condanna definitiva; maggiore spazio alle misure alternative e domiciliari per i malati: le nuove misure per liberare spazio nelle carceri.

 

Contro il sovraffollamento carcerario, che ha visto, di recente, l’Italia condannata dalla Corte di Strasburgo per il trattamento inumano dei detenuti (leggi “Celle troppo piccole: detenuti risarciti), è appena entrata in vigore il decreto “svuota carceri”, una vera rivoluzione in materia [1].

 

Da oggi, la reclusione scatterà solo dopo la condanna definitiva e comunque soltanto nei casi più gravi.

Più spazio, invece, avranno le misure alternative al carcere.

Per le condanne inferiori a due anni, il pubblico ministero sospenderà l’esecuzione della pena [2]: il condannato avrà così la possibilità di chiedere, da libero, una misura alternativa al carcere, che il tribunale di sorveglianza deciderà se concedere.

 

Donne madri e malati avranno diritto ai domiciliari, mentre i tossicodipendenti saranno adibiti ai lavori di pubblica utilità.

 

Stando alle stime del Governo, le nuove misure comporteranno la liberazione di diecimila posti nelle carceri entro il 2016 a fronte dell’attuale esubero di 30 mila unità.

 

La riforma comporta l’immediata carcerazione solo per quanti siano stati condannati in via definitiva e sempre che vi sia una particolare necessità di ricorrere alla detenzione: così per quanto sono stati condannati per reati contemplati dall’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario [3]; nonché per coloro i quali, al passaggio in giudicato della sentenza di condanna, si trovino ristretti in custodia cautelare in carcere, in quanto dal giudice ritenuti in concreto pericolosi.

 

La detenzione domiciliare diventa possibile anche per i recidivi se la pena detentiva da smaltire non supera i 2 anni. Sempre per i recidivi sono state cancellate le limitazioni alla concessione di permessi premio e della semilibertà.

 

Le nuove misure non verranno applicate ai delitti di maltrattamenti in famiglia commesso in presenza di minori di quattordici anni.

 

Per tutti gli altri condannati, scatta la cosiddetta “liberazione anticipata”, un sistema volto a premiare, con una riduzione di pena, pari a 45 giorni ogni sei mesi, il detenuto che tiene una condotta regolare in carcere e partecipa al trattamento rieducativo [4].

 

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[1] Decreto legge 78/2013.

 

[2] Modificato l’articolo 656 Cod. proc. pen.

 

[3] Art. 4 bis ord. pen.: 1. Fermo quanto stabilito dall’articolo 13-ter del decreto legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, nella legge 15 marzo 1991, n. 82, l’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio, e le misure alternative alla detenzione previste dal capo VI della legge 26 luglio 1975, n. 354, fatta eccezione per la liberazione anticipata, possono essere concessi ai detenuti e internati per delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall’articolo 416-bis del codice penale ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo nonché per i delitti di cui agli articoli 416-bis e 630 del codice penale, 291-quater del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, e all’articolo 74 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, solo nei casi in cui tali detenuti e internati collaborano con la giustizia a norma dell’articolo 58-ter. Quando si tratta di detenuti o internati per uno dei predetti delitti, ai quali sia stata applicata una delle circostanze attenuanti previste dagli articoli 62, numero 6, anche qualora il risarcimento del danno sia avvenuto dopo la sentenza di condanna, o 114 del codice penale, ovvero la disposizione dell’articolo 116, secondo comma, dello stesso codice, i benefici suddetti possono essere concessi anche se la collaborazione che viene offerta risulti oggettivamente irrilevante purché siano stati acquisiti elementi tali da escludere in maniera certa l’attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata. Quando si tratta di detenuti o internati per delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordinamento costituzionale ovvero di detenuti o internati per i delitti di cui agli articoli 575, 628, terzo comma, 629, secondo comma del codice penale, 291-ter del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, 416 realizzato allo scopo di commettere delitti previsti dal libro II, titolo XII, capo III, sezione I e dagli articoli 609-bis, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies del codice penale e all’articolo 73, limitatamente alle ipotesi aggravate ai sensi dell’articolo 80 comma 2, del predetto testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, i benefici suddetti possono essere concessi solo se non vi sono elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata o eversiva.

2. Ai fini della concessione dei benefici di cui al comma 1 il magistrato di sorveglianza o il tribunale di sorveglianza decide acquisite dettagliate informazioni per il tramite del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica competente in relazione al luogo di detenzione del condannato. In ogni caso il giudice decide trascorsi trenta giorni dalla richiesta delle informazioni. Al suddetto comitato provinciale può essere chiamato a partecipare il direttore dell’istituto penitenziario in cui il condannato è detenuto.

2bis. Ai fini della concessione dei benefici di cui al comma 1, terzo periodo, il magistrato di sorveglianza o il tribunale di sorveglianza decide acquisite dettagliate informazioni dal questore. In ogni caso il giudice decide trascorsi trenta giorni dalla richiesta delle informazioni.

3. Quando il comitato ritiene che sussistano particolari esigenze di sicurezza ovvero che i collegamenti potrebbero essere mantenuti con organizzazioni operanti in ambiti non locali o extranazionali, ne dà comunicazione al giudice e il termine di cui al comma 2 è prorogato di ulteriori trenta giorni al fine di acquisire elementi ed informazioni da parte dei competenti organi centrali.

3bis. L’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione previste dal capo VI, non possono essere concessi ai detenuti ed internati per delitti dolosi quando il Procuratore nazionale antimafia o il procuratore distrettuale comunica, d’iniziativa o su segnalazione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica competente in relazione al luogo di detenzione o internamento, l’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata. In tal caso si prescinde dalle procedure previste dai commi 2 e 3.

 

[4] Si prevede la possibilità che il pubblico ministero, prima di emettere l’ordine di carcerazione, verifichi se vi siano le condizioni per concedere la liberazione anticipata e investa, in caso di valutazione positiva, il giudice competente della relativa decisione. Il condannato potrà attendere “da libero” la decisione del tribunale di sorveglianza sulla sua richiesta di misura alternativa.

 

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Commenti
4 lug 2013 Andrej Adramelek

Pannicelli caldi! BASAGLIAMO LA BASTIGLIA! TUTTI FUORI!
UTOPIA DEL SISTEMA PENALE ENTROPICO di G. FRANCIONE Tutti fuori!
Trattato utopistico sull’apocalisse del sistema penale e sulla sostituzione della cura alla pena nel trattamento dei criminali. La distruzione della Bastiglia continua.
Il testo, svolto su base rigorosamente giuridica, antropologica e scientifica, è preceduto da un’introduzione poetica di Visar Zhiti, il poeta albanese condannato a 13 anni di lavori forzati per le sue poesie, e chiuso da Oscar Wilde con la The ballad of Reading Gaol, il suo capolavoro poetico scritto durante la sua esperienza nel carcere.
http://www.antiarte.it/eugius/saggio1.jpg

 
30 set 2013 EMANUELA

PER LA CUSTODIA CAUTELARE DI UN DETENUTO CON 416 BIS SENZA REATO , INDAGATO PER DUE ANNI E NON TROVATO NIENTE PEDINA PENALE PULITA PERCHE DEVE RIMANERE IN CARCERE E NON ALLE DOMICILIARI FIN QUANDO NON CI SONO GLI ACCERTAMENTI GIUSTI DISAGI ENORMI PROVOCATI DA GIUDICI DEL SUD DI REGGIO CALABRIA E LOCRI STIAMO SUBENDO INGIUSTIZIE ENORMI LA LEGGE NON E UGUALE PER TUTTI MA SOLO PER I GIUDICI PREDENDO INNOCENTI E POI DOPO ANNI DI CARCERE ESCONO ASSOLTI PERO ROVINANO LA VITA DELLE PERSONE QUESTI GIUDICI CHE PRIMA DI METTERE UN PADRE DI FAMIGLIA IN CARCERE CI DOVREBBE PENSARE PERCHE’ PRIMA DI ESSERE GIUDICE DOVREBBE FARE IL TIROCIGNO IN CARCERE SENZA SAPERE IL GIORNO CHE DEVE USCIRE E POI CAPIREBBE IL DISASTRO FATTO ALLE PERSONE INNOCENTE. COMUNQUE DOVETE PRENDERE PROVVEDIMENTO URGENTE CHE NON SE NE PUO’ PIU’.