Quando i soldi sul conto corrente vanno in successione: firma congiunta e disgiunta
Le Guide
24 lug 2013
 
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La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le u [...]

 

Quando i soldi sul conto corrente vanno in successione: firma congiunta e disgiunta

Cosa succede se l’intestatario di un conto corrente, sia esso a firma congiunta o disgiunta, decede, e come si regolano i rapporti tra gli eredi in merito alle quote di titolarità del denaro?

 

Nel caso di un conto corrente bancario, il correntista può disporre in qualsiasi momento delle somme depositate risultanti a suo credito presenti sul conto.

 

Ma che succede quando decede l’intestatario del conto corrente?

 

Nel caso di un conto corrente semplice, la morte dell’unico intestatario produce il blocco del conto e di tutti i rapporti in essere tra la banca e il soggetto deceduto, ivi comprese le eventuali deleghe ad operare che perdono la loro efficacia.

 

Nel caso, invece, di un conto corrente cointestato, è indispensabile verificare se il conto è stato aperto, da due cointestatari, a firma congiunta oppure a firma disgiunta.

 

1 – Se il conto è stato aperto a firma congiunta, il cointestatario non può considerarsi unico titolare e, pertanto, il conto corrente deve essere bloccato dall’istituto di credito fino all’identificazione certa degli eredi legittimi. Questi ultimi dovranno agire congiuntamente sul conto insieme all’intestatario rimasto in vita.

 

2 – Se invece il conto è stato aperto a firma disgiunta, ciascuno dei cointestatari può liberamente operare sul conto corrente, per cui il cointestatario rimasto in vita ha la facoltà di operare anche sulla quota teoricamente riferibile al deceduto.

 

Nel caso di morte di uno dei cointestatari, ciascuno degli altri conserva dunque il diritto di disporre separatamente del rapporto: la possibilità di operare disgiuntamente è riservata anche agli eredi del cointestatario, che sono però tenuti ad esercitarlo congiuntamente, cioè tutti insieme.

 

È fondamentale osservare che la banca deve pretendere la partecipazione di tutti i cointestatari e degli eventuali eredi, quando da uno di essi le sia stata comunicata opposizione anche solo con corrispondenza inviata a mezzo raccomandata (gli eredi si possono pertanto opporre alla facoltà di disposizione disgiunta del rapporto, nel caso di morte di uno dei cointestatari). Solo in questo caso la banca deve pretendere che ogni richiesta sia disposta da tutti i cointestatari, compresi gli eredi: grava infatti sull’istituto di credito l’obbligo di custodia delle somme depositate e della loro consegna alle persone autorizzate dalla legge secondo le norme sulla successione.

 

Il rischio è dunque rappresentato dal fatto che, in assenza di opposizione, la banca possa consentire ad uno dei cointestatari di poter continuare ad operare sul conto corrente o quantomeno sul 50% delle somme depositate.

 

Per prassi e per avere problemi, la banca dovrebbe però, precauzionalmente, bloccare i conti correnti, anche quelli cointestati a firma disgiunta, ma per realizzare tale risultato è necessario che, con l’apertura della successione , gli eredi o anche i semplici chiamati all’eredità informino tempestivamente l’istituto di credito dell’avvenuto decesso del titolare del conto corrente presentando il certificato di morte: la banca richiede inoltre che gli eredi depositino la dichiarazione di successione  o quando questa non è obbligatoria, un atto notorio  o di un certificato sostitutivo di atto notorio

 

Per quanto concerne invece i rapporti interni tra i cointestatari, la legge [1] prevede che il debito o il credito di un conto corrente bancario debbano ritenersi ipoteticamente divisi in parti uguali (50% ciascuno nel caso di conto corrente cointestato a due persone). È possibile tuttavia provare che vi fosse una diversa volontà delle parti o da situazioni preesistenti. La prova della disuguaglianza delle quote può essere fornita con ogni mezzo (ad esempio: bonifici, stipendio o pensione ecc) ed anche tramite presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti (ad esempio anche per via testimoniale) .

 

È dunque possibile che le quote delle somme depositate sul conto corrente non appartengano tutte ad uno dei cointestatari: ciò in quanto è ammessa la possibilità di fornire la prova che tutto o parte del denaro affluito sul conto sia di esclusiva spettanza dell’altro intestatario .

 

In altri termini, nel caso di un conto corrente cointestato, le somme depositate si presumono pertanto di spettanza al 50% in capo a entrambi gli intestatari: il 50% delle somme cade dunque in successione al momento della morte di uno dei cointestatari, a meno che non si fornisca la prova della titolarità esclusiva degli importi depositati in capo al de cuius, giacché, in caso contrario, il restante 50% è di competenza del cointestatario.

 

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[1] Art. 1298 cod. civ.

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Commenti
4 gen 2014 gianni olivieri

Mio padre e’morto ad aprile2013 ,non posso prelevare la mia quota al 50%perche’mia sorella non vuole andare a firmare e quindi non vuole sbloccare la situazione per vi(a di alcne cose che non approva ci sono gli avvocati io intanto posso ritirare la mia parte

 
10 mar 2014 Luciano

Salve. mio figlio 36enne singol ha un conto corrente e mutuo prima casa come unico intestatario, quali provvedimenti in vita e cosa avviene in caso di morte a tutela dei beni a suo nome in favore dei genitori rimasti.

 
11 apr 2014 lia

Se un c/c è bloccato dalla banca fino alla presentazione della successione, è giusto che la banca alla fine intrattenga le spese di tenuta conto? E non paghi agli eredi delle provvigioni?
grazie !

 
Redazione
12 apr 2014 Redazione

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