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Lo sai che? Pubblicato il 13 agosto 2013

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Lo sai che? La responsabilità professionale dei professionisti

> Lo sai che? Pubblicato il 13 agosto 2013

Ad un passo dalla svolta per le professioni, obbligate ad avere una polizza RC sulla responsabilità professionale, i giudici scardinano la tradizionale contrapposizione tra obbligazioni di mezzi e di risultato, ampliando le ipotesi di responsabilità per i liberi professionisti che non garantiscano le aspettative minime del cliente.

Da giovedì 15 agosto, scatta l’obbligo per tutti i professionisti italiani di dotarsi di un’assicurazione sulla responsabilità civile per i casi di responsabilità professionale. Sono esclusi dall’obbligo solo i medici (per i quali il dovere della polizza scatterà tra un anno esatto) e gli avvocati (che aspettano un decreto che attui la riforma forense): proprio le due categorie che, forse, i consumatori avrebbero avuto più interesse a vedere assicurate, per i maggiori rischi collegati alle attività da esse praticate.

I notai invece sono assicurati già dal 2006.

Da giovedì, quindi, i professionisti senza polizza commetteranno un illecito disciplinare, sanzionato dai Consigli nazionali degli Ordini, che però non avvieranno i controlli prima di settembre.

Intanto la magistratura ha definito nettamente i confini della responsabilità professionale, virando verso una maggiore severità nel valutare la condotta degli iscritti agli Albi.

Obbligazione di mezzi e non di risultato

Quando scatta la responsabilità del professionista? La legge e la giurisprudenza sanno bene che il contratto d’opera professionale impone di garantire al cliente non il raggiungimento del risultato auspicato dal cliente medesimo, ma l’adozione della dovuta diligenza per conseguirlo (obbligazione “di mezzi“).

 

Per esempio: un medico non può essere tenuto a garantire la guarigione del paziente, né un mediatore può assicurare al cliente che l’affare che si è assunto l’onere di promuovere venga effettivamente concluso. Altrettanto l’avvocato non è obbligato a garantire la vittoria di una causa. Tali categorie professionali invece sono tenute solo ad eseguire la prestazione a regola d’arte ed è solo per il mancato compimento di questo dovere che possono essere considerate responsabili. Pertanto, l’avvocato non è responsabile per il solo fatto che abbia perso la causa o il medico per il fatto che il paziente non sia guarito. I giudici, piuttosto, devono valutare se la prestazione è stata svolta con la diligenza professionale.

Tuttavia, la classica distinzione tra obbligazioni di mezzi e di risultato sta cadendo via via in crisi. I giudici, infatti, tendono sempre più a valorizzare le aspettative del cliente. E, in alcuni settori professionali, la magistratura ha spostato l’ago della bilancia verso una censura per il mancato raggiungimento del “risultato”.

Commercialista

Si veda, per esempio, l’ipotesi in cui il commercialista, nella redazione di una dichiarazione dei redditi, abbia posto in detrazione dei costi in realtà non documentati: in tal caso il professionista dovrà risarcire il danno provocato al proprio cliente per le conseguenti sanzioni tributarie. Ciò anche se tali costi siano stati riportati dallo stesso contribuente al professionista.

Avvocato

Un profilo di diligenza elevato è richiesto anche all’avvocato, chiamato a prevedere anche le possibili evoluzioni giurisprudenziali per sciogliere un contrasto (leggi l’articolo “Responsabilità avvocato: con termini di prescrizione incerti occorre tutelarsi da quello breve”). L’avvocato deve quindi adottare a favore del proprio assistito la linea processuale più prudenziale, tenendo anche presente la possibilità che vengano rivisitati gli orientamenti prevalenti circa la tematica per la quale il cliente si è affidato alla sua assistenza.

Con un’altra sentenza la Cassazione ha stabilito che l’avvocato ha diritto al compenso solo se garantisce al cliente una chance di vittoria; non ha invece diritto ad essere retribuito se l’attività da questi posta in essere si rivela, alla fine, completamente inutile (leggi l’articolo: “L’avvocato non ha più diritto al compenso se sbaglia: obbligazione di risultato?”)

Sindaco di società

Se viene dimostrato in giudizio il nesso causale tra l’omesso controllo della contabilità da parte dei sindaci della società e il fallimento, questi ultimi sono responsabili professionalmente. Infatti, il danno non si sarebbe verificato se i sindaci avessero tenuto una condotta conforme ai loro doveri e se gli eventi successivi si fossero evoluti secondo le regole. È necessario dimostrare che l’omissione dei controlli aveva consentito di proseguire l’attività e che l’effettuazione dei controlli avrebbe consentito di evitare il danno [1].

Direttore dei lavori

Il direttore dei lavori è responsabile, in concorso con l’appaltatore, dei difetti dell’opera appaltata e deve rispondere di eventuali danni verso terzi. Circa la responsabilità conseguente a vizi o difformità dell’opera appaltata, il direttore dei lavori per conto del committente presta un’opera professionale in esecuzione di un’obbligazione di mezzi e non di risultati, ma deve utilizzare le proprie risorse intellettive e operative per assicurare il risultato che il committente si aspetta di conseguire.

Medico

La responsabilità del medico dipendente da struttura sanitaria pubblica o privata è una responsabilità di tipo contrattuale (l’accettazione del paziente in ospedale comporta la conclusione di un contratto).

note

[1] Cass. sent. n. 13081 del 27.05.2013.

[2] Cass. sent. n. 1218 del 27.01.2012.

[3] Trib. Milano, sent. n. 6757/2013.

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2 Commenti

Massimiliano Massullo

13 settembre 2013 alle 12:50

Mi chiedo a cosa servono le normative se poi, nel momento in cui si fa un esposto nei confronti di un professionista, coloro che devono vigilare sull’osservanza dellle norme deontologiche fanno orecchie da mercante. Nel 2005 un nostro (ormai ex…) commercialista ha congegnato per la mia azienda una operazione di leasing immobiliare, coinvolgendo per la stipula un agente di una importante società di leasing che egli “già conosceva”. Il leasing si è poi rivelato usurario. Ovviamente i due soggetti si sono abilmente defilati nel momento in cui abbiamo scoperto il misfatto. I vertici della banca invece hanno dato il benestare per rinegoziare l’operazione (con un risparmio di circa 100.000 euro di interessi), L’ulteriore beffa è che il commercialista aveva persino preteso per quell’operazione, e con un decreto ingiuntivo, un compenso straordinario di circa 30.000 euro. Dopo due anni di esposti all’Ordine il Parere di congruità è stato revocato. Persino la sentenza del giudizio civile ora afferma che il compenso non era dovuto. L’Ordine aveva aperto un procedimento disciplinare nei confronti dell’iscritto che però è stato però irragionevolmete archiviato…a nulla sono valsi i nostri esposti al Ministero della Giustizia, al quale è demandato il compito di vigilare affinchè gli Ordini professionali garantiscano il corretto esercizio della professione…

Emilia Parisi

14 agosto 2015 alle 07:32

Ora tutto e’ cambiato gli avvocati ( esempio ) che hanno esposti presso l ufficio disciplina dell’Ordine del Foro nella citta ‘ in cui esercitano saranno giudicati da un altro Consiglio di una altra città .

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