Tutela del creditore: diffida ad adempiere, causa ed esecuzione forzata
Le Guide
23 ott 2013
 
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La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le u [...]

 

Tutela del creditore: diffida ad adempiere, causa ed esecuzione forzata

Che fare quando il debitore non paga neanche dopo l’invio della messa in mora: la valutazione tra una causa, una transazione o, quando possibile, un’azione esecutiva.

 

Prima di procedere alla esecuzione forzata, il creditore può porre in essere uno o più tentativi di ottenere dal debitore il soddisfacimento dei propri diritti in via stragiudiziale o bonaria, con il vantaggio, in caso di esito positivo, di risparmiare i tempi e i costi connessi alla fase giudiziale o esecutiva e, in caso di esito negativo, di avere indicazioni spesso molto utili per l’eventuale azione giudiziaria o esecutiva (per es. se il debitore risulta irreperibile o trasferito, l’azione potrà essere indirizzata al nuovo domicilio; in caso di contestazioni sulla natura o l’entità della prestazione richiesta sarà possibile impostare l’azione in modo più mirato, ecc.).

 

Non è però consigliabile ricorrere a tentativi di recupero bonario laddove si abbia il sospetto che il debitore, se preavvertito della imminente azione giudiziaria o esecutiva, si possa rendere irreperibile o disporre del suo patrimonio per sottrarlo alla esecuzione.

 

Diffida ad adempiere

È prassi che il creditore, prima dell’azione esecutiva o dell’azione giudiziaria per l’accertamento dei propri diritti, invii al debitore, personalmente o a mezzo del proprio legale, una diffida di pagamento (anche detta “diffida ad adempiere”), possibilmente mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, con cui richiede formalmente l’adempimento entro un certo termine (messa in mora).

 

La diffida deve contenere:

- l’indicazione precisa del credito, il suo ammontare e la sua origine (per es.: fatture, cambiale o sentenza) o la descrizione dei fatti che generano la richiesta (per es.: un vaso caduto sull’altrui terrazzo);

- in caso di credito di denaro, l’indicazione o la quantificazione degli interessi legali o moratori e di eventuali altri accessori quale la rivalutazione monetaria se dovuta;

- l’indicazione di eventuali spese sostenute (per es.: per il protesto dell’assegno o della cambiale, per l’intervento del legale, ecc.);

- l’assegnazione di un termine per l’adempimento, ad esempio 7 giorni (in caso di urgenza, anche 24 o 48 ore);

- l’avvertimento che, in difetto di pagamento, il creditore si rivolgerà al giudice. Se la legge lo consente, il creditore può passare direttamente alla fase della esecuzione forzata, senza bisogno di un provvedimento del giudice (una sentenza o un decreto ingiuntivo): ciò capita, per esempio, nel caso di possesso di assegni o cambiali.

 

Esiti della diffida

I possibili esiti della diffida di pagamento o ad adempiere sono i seguenti:

a) il debitore provvede al pagamento o all’adempimento della prestazione richiesta;

b) il debitore propone una soluzione transattiva (per es.: un pagamento ridotto o rateizzato), nel qual caso le parti possono formalizzare un accordo;

c) il debitore contesta l’esistenza del credito o il suo ammontare, nel qual caso, laddove non si trovi un accordo, il creditore è costretto a ricorrere all’intervento del giudice;

d) il debitore non risponde alla diffida, nel qual caso il creditore valuta le iniziative da intraprendere optando per una delle seguenti iniziative:

 

1 – desistere da ogni ulteriore azione: la soluzione spesso può essere opportuna nel caso, ad esempio, di prestazioni di scarso valore economico che non giustificano le spese di una azione esecutiva, non sempre destinata ad un esito positivo, soprattutto laddove non si riescano ad individuare beni da pignorare oppure nel caso in cui il debitore si sia reso irreperibile. In tutti questi casi può risultare più vantaggioso per il creditore, ove possibile, usufruire dei vantaggi fiscali legali alla impossibilità di recuperare il credito che verrebbe in questo modo “messo in perdita”.

 

2 – predisporre l’esecuzione forzata su uno o più beni del debitore o sui beni oggetto di inadempimento dell’obbligazione di fare (per es. restituire un’auto presa in leasing). In tal caso è necessario innanzitutto raccogliere informazioni sul debitore circa le sue disponibilità economiche e patrimoniali. Tali informazioni possono essere desunte da una serie di fattori, quali la presenza sul mercato, l’esistenza di un sito internet o di altre forme di pubblicità. In altri casi può essere opportuno rivolgersi ad altri soggetti quali il proprio agente di commercio o società specializzate nella raccolta di informazioni (ad esempio le agenzie investigative specializzate in indagini per il recupero dei crediti).

 

In base ai dati raccolti e alle scoperte fatte, viene scelto lo strumento più adatto, cioè il tipo di esecuzione forzata che possa dare maggiori risultati.

 

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Commenti
23 ott 2013 EUROPOL S.R.L.

Buongiorno, ci permettiamo di sottolineare come, nella fase di predisposizione all’esecuzione forzata, sia consigliato rivolgersi ad una Agenzia Investigativa, in possesso dei requisiti previsti dalla Legge, specializzata nella raccolta di informazioni commerciali finalizzate al recupero del credito, perchè ogni altra fonte potrebbe essere addirittura fuorviante.L’identificazione dei beni UTILMENTE aggredibili è attività che sarebbe meglio far fare a personale specializzato ed autorizzato dalla Questura/Prefettura al fine di non spedere ulteriore danaro e tempo prezioso, magari in azioni destinate a non andare a buon fine. Cordiali saluti.

 
23 ott 2013 anna

b sera io vorrei sapere se pago in ritardo un bollettino puo la l agr l agenzia credito x un ritardo di 30 giorni chiedernoi 90 euro d interesssi