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Lo sai che? Illegittimo il licenziamento se il lavoratore rifiuta nuove mansioni dequalificanti

Lo sai che? Pubblicato il 4 ottobre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 ottobre 2013

Il datore di lavoro non può licenziare il dipendente se questi rifiuta mansioni dequalificanti: è diritto del lavoratore essere adibito a mansioni uguali o superiori a quelle per le quali è stato assunto. Riconosciuto il danno all’immagine professionale.

 

È illegittimo il licenziamento del lavoratore che si rifiuta di svolgere le nuove mansioni assegnategli se dequalificanti [1].

Il lavoratore ha, infatti, diritto ad essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto. Nel caso in cui il datore di lavoro decida di modificare tali mansioni, esse devono  essere equivalenti o superiori, ma mai inferiori rispetto a quelle originarie [2].

L’assegnazione delle nuove mansioni deve tener conto della professionalità acquisita dal dipendente. Eventuali mansioni dequalificanti (cosiddetto demansionamento) sono illegittime. Pertanto, in tali casi, il lavoratore può liberamente rifiutarsi di svolgerle senza per ciò essere licenziato.

Quando le mansioni sono dequalificanti?

Le mansioni sono definite “dequalificanti” quando, dal punto di vista professionale, degradano la posizione del lavoratore, posizione costituita da competenze, conoscenze ed esperienza. Si pensi per esempio al direttore di una società che viene d’un tratto adibito a mansioni di segretario.

La giurisprudenza maggioritaria riconosce che dal demansionamento possa discendere un danno all’immagine del dipendente, inficiando il suo “valore” sul mercato del lavoro.

Se il dipendente riesce a provare l’effettivo danno all’immagine professionale, il datore di lavoro sarà tenuto al risarcimento (generalmente pari ad una percentuale della retribuzione percepita nel corso del periodo di dequalificazione).

note

[1] Cass. sent. n. 22625 del 3.10.2013.

[2] Art. 2103 cod. civ..


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