Hai perso una causa? non darti per vinto. C’è la Corte di Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo
Hai perso una causa? non darti per vinto. C’è la Corte di Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo
L'autore

Romano Perrino

Avvocato internazionale e comunitario iscritto al Colegio des Abogados de Madrid ex dottore commercialista attualmente in pensione. Plurilaureato rispettivament [...]



Hai perso una causa civile, amministrativa, tributaria o sei stato condannato penalmente con sentenza passata in giudicato? Pensi che non ci sia più nulla da fare? Ti sbagli! C’è ancora la Corte di Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo!

 

Hai perso una causa civile, amministrativa, tributaria o sei stato condannato penalmente con sentenza passata in giudicato? Oppure hai semplicemente ricevuto un provvedimento della Pubblica Amministrazione, in via definitiva, perché non lo hai impugnato nei termini previsti per farlo? Pensi che non ci sia più nulla da fare e ti rassegni ad aspettare l’esecuzione della sentenza o dell’atto? Ti sbagli! Qualcosa puoi fare: ricorrere alla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Di che si tratta?

 

Il 5 maggio 1959 alcuni Paesi Europei, tra cui l’Italia, vista la tragica esperienza dell’ultimo conflitto mondiale, diedero vita alla Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo (CEDU) e delle libertà fondamentali ed al Consiglio d’Europa. Attualmente, gli Stati aderenti sono 47 e comprendono oltre quelli appartenenti all’Europa anche altri tra cui la Russia.

 

Gli obiettivi erano la tutela di quei diritti fondamentali dell’uomo che si ritengono comuni a tutto il genere umano, pertanto incontestabili ed universali su cui si fondano le democrazie pluraliste.

 

Tra questi si menzionano:

- il diritto alla vita;

- il divieto di tortura;

- il divieto di schiavitù e dei lavori forzati;

- il diritto alla libertà e sicurezza;

- il diritto all’equo processo;

- principio di nessun crimin  sine lege  (nessun reato senza legge che lo preveda),

- diritto al rispetto della vita privata e familiare;

- libertà di pensiero coscienza e di religione;

- libertà di espressione;

- libertà di riunione e di associazione;

- diritto di sposarsi;

- diritto ad un ricorso effettivo;

- divieto di discriminazione;

- divieto di abuso dei diritti.

 

Poi sono stati aggiunti altri protocolli che hanno modificato aggiunto o integrato detti diritti: protezione della proprietà, diritto all’istruzione, a libere elezioni, divieto di imprigionamento per debiti, libertà di circolazione, divieto di espellere i cittadini, di espulsioni collettive, diritto ad un doppio grado di giurisdizione, al risarcimento in caso di errore giudiziario, a non essere giudicato due volte, uguaglianza degli sposi, ecc.

 

Tra questi è degno di nota, per il tema che ci interessa, l’undicesimo protocollo dell’11/05/1993  che ha dato vita alla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo (da non confondersi con la  Corte di Giustizia Europea della UE che si occupa, invece, di altro e si trova nel Lussemburgo) entrato in vigore il 01/11/1998 e ratificato dall’Italia in data 28/08/1997.

 

Con tale organo detti diritti e principi non rimangono solo auspicabili e sulla carta, come per esempio quelli dei diritti Universali dell’ONU, ma vengono rivestiti da una forza cogente che ne fa rispettare la loro applicazione, sanzionando le nazioni che ne violino la portata.

 

È una svolta epocale perché chiunque si ritenga leso in un diritto fondamentale come sopra indicato può adire detta Corte internazionale e far condannare lo Stato responsabile  ad un congruo risarcimento e sanzioni di vario tipo .

 

Può adire a detta Corte, tanto uno Stato firmatario del trattato contro gli altri Stati, quanto una persona fisica o una organizzazione non governativa  o un gruppo di privati che sostengono di essere stati vittima di una violazione da parte di uno degli Stati contraenti. Ciò indipendentemente dal fatto se si è stati soccombenti in un giudizio nell’ordinamento interno oppure se si è subìto gli effetti del provvedimento negativo da parte dell’autorità pubblica.

 

Anzi la definitività del provvedimento è presupposto spesso indispensabile per poter adire la Corte entro un tempo massimo di 6 mesi.

 

Attenzione: la Corte non è un giudice di Appello del giudice interno, ma si limita a dichiarare se una norma o un sentenza o un provvedimento sia compatibile o meno con i Diritti Umani di cui è posta a tutela (elencati sopra). Poiché, quindi, la norma sovranazionale prevale su quella interna, tale sentenza, norma o provvedimento che sia ne viene limitato negli effetti negativi e lo Stato deve risarcire la vittima di tale violazione ed eventualmente abrogare o cambiare la norma incompatibile. Insomma, la Corte ha una funzione sussidiaria ed eventuale rispetto al giudice nazionale.

 

Ad esempio: hai perso una causa, ma la durata del processo è stata eccessiva? Ebbene, hai diritto comunque ad un risarcimento per violazione dalla Convenzione che tutela un equo processo dal punto di vista della durata. In tale caso, la giurisprudenza di Strasburgo ha stabilito, in linea di massima, euro 1.000-1500 euro se il giudizio ha superato i 3 anni in primo grado, 2 nel secondo e 1 nel terzo. Quindi, in un giudizio durato 20 anni si può ottenere dai 20.000 ai 30.000 euro, anche se tale calcolo non è automatico, ma avviene  in base ad una valutazione equitativa del danno ricevuto. Pertanto l’indennizzo può essere maggiore o minore della somma sopra indicata oltre al rimborso delle spese il tutto a carico dello Stato soccombente nel giudizio internazionale.

 

In Italia con la legge Pinto è stato stabilito che a giudicare sull’istanza di risarcimento, che contiene la forma del ricorso, sia  una Corte di Appello diversa da quella che ha emessa la sentenza di merito. Ad esempio: competente a giudicare la suddetta violazione per il distretto della Corte di Appello di Roma è quella di Perugia, per quest’ultima quella di Firenze e così via.

 

Ciò non toglie che la Corte internazionale può essere sempre adita se ci si ritiene non soddisfatti dal giudice nazionale sulle proprie doglianze, non solo sulla durata eccessiva del processo, ma anche sulla presunta violazione degli altri diritti sopra indicati.

 

Le lingue ufficiali della Corte sono l’inglese ed il francese ma si può chiedere al Presidente l’autorizzazione a servirsi della propria lingua nazionale. Non si paga alcuna tassa o contributo di sorta e non è  necessario  produrre  (a differenza del procedimento davanti giudice nazionale) gli originali o copie autentiche di documenti; sono sufficienti le fotocopie.

 

Inoltre è ammesso il gratuito patrocinio concesso a richiesta del ricorrente se dispone di mezzi finanziari sufficienti.

 

Molti personaggi famosi hanno fatto ricorso a Strasburgo. Tra i tanti ricordiamo: Freda e Ventura della strage di Piazza Fontana; Crociani, Tanassi e Lefebvre per lo scandalo Looked,  gli imputati nell ‘omicidio Marta Russo,  Lucio Gelli ex P2;  ed anche recentemente  Silvio Berlusconi per frode fiscale ha presentato ricorso a suddetta Corte, nonché altri personaggi famosi  o sconosciuti  o meno che siano.

 

L’indirizzo della Cancelleria della Corte  è a F-67075 STRASBOURG  CEDEX , il sito in cui si possono ottenere ulteriori informazioni che si puo visitare è www.echr.coe.int.

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