No alla circonvenzione d’incapace per la giovane che sposa l’anziano allontanandolo dai figli
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11 nov 2013
 
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No alla circonvenzione d’incapace per la giovane che sposa l’anziano allontanandolo dai figli

Lotte intestine per l’eredità: se l’uomo ha valutato pro e contro del rapporto con la ragazza bella e giovane, quest’ultima non risponde penalmente di circonvenzione di incapace.

 

È una vecchia storia quella della giovane ragazza ambiziosa che sposa l’uomo anziano in cerca di un po’ di calore e di compagnia. Ma quando quest’ultimo, specie se facoltoso, destina alla nuova compagna tutta la propria eredità, scatta puntualmente la gelosia dei parenti.

 

In una di queste tipiche vicende, è intervenuta di recente la Cassazione [1]. La Suprema Corte ha ritenuto che, a prescindere dalla fragilità psicologica dell’uomo, se quest’ultimo ha gestito la nuova relazione in modo libero e consapevole, valutandone i pro e i contro, la donna non può essere condanna per circonvenzione di incapace.

 

Da un lato è vero che per configurare tale reato non c’è bisogno che la persona offesa (l’uomo) sia necessariamente affetta da vere e proprie patologie mentali, ma è sufficiente l’impossibilità di opporre resistenza a suggestioni e pressioni altrui, in una condizione di debolezza psicologica di cui l’altra persona (la donna) approfitti.

Ma, dall’altro lato, è anche vero che la circonvenzione di incapace non scatta in modo automatico solo per via della differenza di età all’interno della coppia. Infatti, tutte le volte in cui la presunta vittima dimostri di aver avuto chiare le conseguenze della propria condotta e della prosecuzione della relazione, allora non c’è nessuna condanna penale.

 

Nel caso di specie, l’anziano signore, nel condurre la propria relazione con la giovane, aveva dimostrato di aver chiari i limiti di tale rapporto, proprio per via dell’anomala differenza d’età tra i due. Egli aveva vissuto il legame in modo tormentato, per la sua incidenza negativa sui più stretti legami familiari, tanto da essere indotto a un deciso ripensamento dell’opportunità di continuare la convivenza con l’imputata. Da questo, la persona offesa, indipendentemente dalla sua più o meno accentuata fragilità psicologica, aveva comunque preso la decisione di proseguire la relazione in modo libero e consapevole, valutandone i pro e i contro.

 

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[1] Cass. sent. n. 44942 del 7.11.2013.

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