Se la firma sul contratto o su un atto pubblico non è tua: quali tutele
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18 nov 2013
 
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La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le u [...]

 

Se la firma sul contratto o su un atto pubblico non è tua: quali tutele

Che succede quando ci viene opposto un documento sul quale c’è una firma che dovrebbe essere la nostra e invece non lo è, oppure quando la firma ci è stata estorta con l’inganno? Ecco come tutelarsi in questi casi.

 

Non poche volte capita che ci venga esibita ed opposta – per esempio su un contratto, un ordine commerciale o anche sulla ricevuta di ritorno di una raccomandata – una firma che dovrebbe appartenerci e invece non è la nostra.

 

Ecco qualche esempio tratto dalla pratica quotidiana. Molti consumatori sono incappati in vere e proprie truffe commerciali in cui qualche agente di commercio, tutt’altro che corretto, dopo una visita a domicilio, abbia messo la firma, al posto del cliente, sul modulo d’ordine. Così il malcapitato si è visto poi recapitare bollette o prodotti che non aveva mai richiesto.

 

Capita ancora che qualche vicino di casa o il portiere o ancora qualche parente, occasionalmente ospite in casa nostra, abbia ritirato dal postino una raccomandata diretta a noi, mettendo la sigla al posto nostro, ma poi dimenticandosi di consegnarcela.

 

In questi casi, come ci si tutela?

 

Firma che non ci appartiene su contratti o scritture private

Nel caso della truffa commerciale, il consumatore deve, innanzitutto, recarsi presso l’ufficio denunce della stazione dei Carabinieri o del commissariato più vicini e sporgere denuncia contro ignoti per truffa, specificando di disconoscere la firma apposta sul contratto e ingiustamente attribuitagli.

 

Successivamente, con la copia autentica del verbale di denuncia, dovrà rivolgersi alla società venditrice pretendendo l’archiviazione della pratica e la cessazione dell’invio dei solleciti di pagamento. In caso in cui ciò non dovesse servire (ma solitamente le finanziarie si accontentano del verbale di denuncia) dovrà essere presa in considerazione l’ipotesi di andare in giudizio. A quel punto, dopo la contestazione ufficiale da parte nostra della firma, sarà la controparte a dover dimostrare (attraverso un procedimento che si chiama “giudizio di verificazione”) che essa effettivamente ci appartiene: compito che, in caso di truffa, diventa assai improbo.

 

Firma che ci appartiene su contratti o scritture private

Se però la firma ci appartiene realmente, ma ci è stata strappata con l’inganno – per esempio facendoci credere che servisse a un’indagine di mercato o per il consenso alla consegna di un gadget gratuito – esistono altri rimedi processuali. In tali casi, è necessario chiedere al giudice l’annullamento del contratto, in quanto il consenso alla stipula dello stesso non si è formato in modo libero e consapevole.

In altre parole, il consumatore dovrà dimostrare al giudice che il consenso è viziato da errore (per esempio, egli credeva di impegnarsi per una somma e invece il corrispettivo era di gran lunga superiore; credeva di comprare un oggetto d’oro e invece era di bronzo, ecc.), oppure da dolo del venditore (quando quest’ultimo ha rappresentato al consumatore, con artifici e raggiri, una situazione diversa da quella effettiva: per esempio, facendogli credere che firmava una liberatoria per la privacy e invece era un modello d’ordine).

 

Firma che non ci appartiene su atti pubblici 

Diversa cosa, invece, è se la firma è contenuta in un atto pubblico.

In questi casi, il procedimento di contestazione è più complesso. Per contestare la firma su un atto pubblico è necessario un procedimento in tribunale che si chiama “querela di falso”. Nonostante il nome, essa non ha nulla a che vedere con la querela penale. Ha lo scopo di privare un atto pubblico della sua intrinseca idoneità a “far fede”, a servire, cioè, come prova di atti o di rapporti. In questo modo si può ottenere la completa rimozione del valore del documento, eliminandone, oltre all’efficacia sua propria, qualsiasi ulteriore effetto attribuitogli dalla legge.

 

La querela di falso deve contenere, a pena di nullità, l’indicazione degli elementi e delle prove della falsità e deve essere proposta personalmente dalla parte o a mezzo di procuratore speciale.

 

 

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Commenti
18 apr 2014 raffaele

vi vorrei porre io un quesiti di una sciagura che stiamo vivendo in qeusti giorni.
M hanno mandato un avviso di garanzai attraverso il quale mi accusano dio favoreggiamento alla prostituzione, perche’ risulta un contratto di locazione a mio nome, contratto che logicamente io non ho MAI firmato, in qunaot non conosco ne’ il proprietario ne’ dove sta l’abitazione incriminata.
Ho anche scoperto che il mio nome e’ stato usato, per fare contratti di luce e gas fasulli, e una di queste bollette e’ domiciliata nella casa imputata; chiamando gli enti delle forniture ho scoperto che non è mai stato rispedito il contratto ed e’ avvenuto solo una richeista di allaccio telefonico .
Come posso fare per uscire da questa situazione e dimostrare la mia innocenza? la sto vivendo veramente male, perche’ non e’ giusto pagare o essere indagato per colpe non commesse.
Grazie dell’aiuto.

 
Redazione
18 apr 2014 Redazione

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