Assegno postdatato, garanzia per i creditori: validità ed efficacia
Assegno postdatato, garanzia per i creditori: validità ed efficacia
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La funzione di garanzia dell’assegno postdatato: nullità del patto di postdatazione e irregolarità del titolo.

 

Uno dei principali dubbi che, normalmente, viene sollevato quando si parla di titoli di credito, è se sia valido o meno un assegno postdatato, ossia un assegno in cui viene riportata una data successiva a quella dell’effettiva negoziazione.

Il problema non è di poco conto, considerato l’ampio uso che si fa di tale strumento, spesso consegnato ai creditori a titolo di garanzia per il futuro adempimento di una obbligazione pecuniaria.

 

Generalmente, la postdatazione degli assegni è volta, oltre che a supplire a una temporanea mancanza di fondi presso la banca, anche a ritardare il decorso degli interessi bancari.

 

La postdatazione, comunque, espone il debitore al rischio che il prenditore (ossia il creditore a cui è stato consegnato l’assegno) possa presentare, in ogni momento, il titolo all’incasso e ottenerne il pagamento.

 

La validità dell’assegno postdadato

In generale, per la validità dell’assegno sono richiesti alcuni specifici requisiti; altri invece sono previsti a soli fini di regolarità, la cui assenza, pertanto, non comporta invalidità del titolo, ma espone a sanzioni penali o fiscali.

 

Tra gli elementi essenziali che devono sussistere a pena di invalidità dell’assegno vi è appunto l’indicazione della data di emissione: essa va sempre indicata. Dunque, la mancata indicazione della data rende nullo il titolo (il quale potrà essere considerato come una semplice promessa di pagamento [1]).

 

Al contrario, la postdatazione dell’assegno lo rende semplicemente irregolare. L’assegno postdatato rappresenta, pertanto, un titolo di credito pienamente valido, ma irregolare.

 

Attenzione però. La consegna di un assegno postdatato non esime l’emittente dall’obbligo di garantire, presso la banca trattaria, la sussistenza della cosiddetta provvista sul conto corrente, ossia della somma necessaria a pagare il titolo. In pratica, sin dal momento della consegna dell’assegno, il debitore ha l’obbligo di mantenere la copertura dello stesso sino alla scadenza dei termini per la sua presentazione.

 

Questo perché la legge consente al creditore di presentare, in qualsiasi momento – anche immediatamente – il titolo per il pagamento a vista: ciò, quindi, anche se la data è successiva. In tal caso le conseguenze sono solo di carattere fiscale (cosiddetta regolarizzazione fiscale) delle quali parleremo tra breve [2].

 

L’assegno postdatato, in definitiva, è pagabile quando il creditore decide di portarlo in banca (ossia nel giorno della sua presentazione). Ciò vuol dire che il creditore può pretendere prontamente e senza indugio il suo pagamento.

 

La legge [3] infatti stabilisce i seguenti punti fondamentali:

 

- l’assegno bancario è pagabile a vista;

- ogni contraria indicazione sull’assegno si considera come non scritta;

- l’assegno bancario presentato al pagamento prima del giorno indicato come data di emissione è pagabile nel giorno di presentazione.

 

In sintesi: la postdatazione dell’assegno non determina di per sé la nullità del titolo. Il beneficiario ne può esigere immediatamente il pagamento.

 

Ciò vale anche in tutti quei casi – come spesso succede – in cui l’assegno postdatato sia accompagnato dal cosiddetto “patto di non presentazione” ossia quell’accordo scritto tra le parti con cui il creditore si impegna a non presentare l’assegno all’incasso prima della data indicata sul titolo medesimo. Infatti, se il prenditore dovesse comunque presentare il titolo all’incasso prima della data ivi riportata, e dovesse constatare la mancanza della relativa provvista, il predetto patto di garanzia sarebbe nullo per contrarietà a norme imperative [4], in quanto trattasi di negozio in frode alla legge.

 

Quindi, il debitore non potrebbe mai contestare la responsabilità del creditore che abbia portato all’incasso l’assegno prima della data pattuita: ciò proprio perché la legge ritiene tale accordo nullo.

 

Regolarizzazione del bollo ed efficacia esecutiva

Le uniche implicazioni dell’assegno postdatato sono di carattere fiscale [5].

 

Dal 1999 [6], l’emissione di un assegno postdatato non configura più un reato, ma la condotta è sanzionabile amministrativamente per evasione del bollo. Ne sono responsabili sia il traente che il prenditore, nonché anche la banca negoziatrice.

 

Quando il prenditore dell’assegno postdatato porta l’assegno all’incasso prima della scadenza sarà tenuto ad eseguire la procedura di regolarizzazione del titolo in suo possesso. Infatti, l’assegno postdatato acquista efficacia di titolo esecutivo (cioè consente di esigere il pagamento dello stesso) solo nel caso in cui il titolo venga debitamente regolarizzato mediante versamento dell’imposta proporzionale calcolata come per le cambiali (12 per mille), nonché attraverso il pagamento delle sanzioni sancite in materia di bollo [7].

 

Insomma, l’assegno postdatato viene equiparato a una cambiale e, pertanto, come le cambiali, deve essere regolarizzato con il pagamento delle relative imposte (la tassa graduale delle cambiali).

È questa la ragione per cui la presentazione in pagamento dell’assegno postdatato è un atto che non conviene neanche al creditore.

 

La parificazione al titolo cambiario mediante l’adempimento fiscale si rende necessaria soprattutto nell’ipotesi di elevazione del protesto, qualora alla data di presentazione dell’assegno non sussista la somma disponibile (provvista) sul conto corrente bancario del traente.

 

Nella generalità dei casi, infatti, l’assegno postdatato è consegnato a garanzia di un debito e deve essere restituito al debitore qualora questi adempia regolarmente alla scadenza della propria obbligazione, rimanendo nel frattempo nelle mani del creditore come titolo esecutivo da far valere in caso di inadempimento.

 

In pratica

L’assegno postdatato non è nullo; è nullo piuttosto il patto di garanzia intercorso tra creditore e debitore (con cui il primo si impegna a rispettare la data di scadenza per la presentazione del titolo).

 

Con la conseguenza che al prenditore è consentito di esigere immediatamente il pagamento e quindi anche in una data anteriore a quella indicata nell’assegno.

 

In ogni caso, per ottenere il pagamento dell’assegno postdatato prima della data ivi indicata è necessaria la sua regolarizzazione fiscale (pagamento dell’imposta di bollo come per le cambiali).

 

[1] Art. 1988 cod. civ.

[2] Art. 121 R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736.

[3] A norma dell’art. 31 del R.D. n. 1736/1933.

[4] Norme poste a tutela della buona fede e della regolare circolazione dei titoli di credito, contenute negli artt. 1 e 2 del R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736.

[5] Art. 121 legge sull’assegno e art. 5 della Tariffa allegata al Dpr 642/72 sull’imposta di bollo.

[6] A seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.

[7] A norma degli artt. 118 e 121 R.D. n. 1736/1933 e della nota all’art. 5 della Tariffa allegata al dpr 642/72.

 

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