Privacy a scuola: ispezioni e perquisizioni su zaini e cellulari
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22 gen 2014
 
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Privacy a scuola: ispezioni e perquisizioni su zaini e cellulari

Fin dove si possono spingere i poteri degli insegnanti di perquisizione sugli alunni, nelle tasche, nella borsa, nel diario e l’eventuale sequestro dello smartphone?

 

Talvolta capita che gli insegnanti abusino dei propri poteri; così, determinate condotte, anche se animate dalle migliori intenzioni, possono sconfinare in veri e propri illeciti di carattere penale.

 

Perquisizione sulle cose (zaini, ecc.).

Uno dei più frequenti interrogativi è fin dove possano spingersi le perquisizioni sugli alunni. Mettiamo il caso – tutt’altro che infrequente – in cui l’insegnante si arroghi il potere di perquisire “arbitrariamente” gli zaini per reprimere piccoli furti avvenuti all’interno degli ambienti scolastici.

Per esempio: un alunno lamenta il furto di un oggetto e il professore, pur senza aver prove sull’effettivo colpevole, impone a tutta la classe di svuotare il proprio zaino. Ciò non è consentito dalla legge. Infatti, in tali casi, il proprietario del bene potrebbe sempre opporsi alla perquisizione ordinatagli da terzi. Lo si deduce dalla nostra Costituzione [1] secondo cui la proprietà privata è inviolabile (salvo vi sia una norma di legge che autorizzi a procedere nonostante il dissenso del proprietario del bene).

Questo vuol dire che ogni alunno può rifiutarsi di far vedere il proprio zaino o di svuotarlo o di aprire l’armadietto o qualsiasi altro posto da questi utilizzato per custodire le proprie cose. Non perché si ha a che fare con un soggetto minore età non si è tenuti a rispettare la sua privacy.

 

A costringere l’alunno non potrebbe essere nemmeno il preside sotto minaccia di provvedimenti disciplinari, ma solo un mandato del giudice o un ordine dell’autorità preposta.

 

Perquisizione sulle persone (tasche, ecc.).

Se la perquisizione è vietata sulle cose, lo è a maggior ragione sulle persone. In verità, in tal caso, la Cassazione ha operato una distinzione in base a quanto penetrante sia detta perquisizione. Con una recente sentenza [2], la Corte ha stabilito che la perquisizione non autorizzata nelle tasche degli alunni non costituisce il reato di perquisizione e ispezioni personali arbitrarie; tuttavia integra il reato di violenza privata un’ispezione più penetrante come quella volta ad obbligare gli alunni a svestirsi (rimanendo solo in slip e canottiera): il denudamento – sebbene imposto solo allo scopo della perquisizione – si connota di maggiore gravità, essendo lesivo della dignità dei bambini.

 

Quando la perquisizione è lecita

Diverso sarebbe il caso in cui si debba sventare un pericolo imminente. In tali casi la necessità e l’urgenza giustificano un immediato spossessamento del bene (per esempio, se da uno zaino spunta un lungo coltello).

 

La perquisizione è anche consentita quando vi sia la flagranza di reato: mettiamo il caso in cui il prof. veda chiaramente che un alunno ha rubato il portafoglio al compagno di banco e lo ha nascosto nel proprio zaino. In tal caso, essendo il docente un pubblico ufficiale, avrà il potere di ordinare la perquisizione della borsa.

 

È necessario che il docente chiarisca in anticipo cosa stia cercando, e cioè il motivo per cui intenda perquisire l’alunno, altrimenti la perquisizione è un abuso di potere. La perquisizione, che è mezzo di ricerca della prova, presuppone l’esistenza di un fondato motivo che consenta di ritenere che il corpo del reato o cose pertinenti al reato si trovino sulla persona o in un determinato luogo. Per la perquisizione non bastano quindi meri sospetti, ma vi devono essere indizi di rilievo che rendano altamente probabile rinvenire l’oggetto cercato.

 

La perquisizione non autorizzata degli alunni (per esempio, in occasione di un compito in classe o di un esame di maturità, per verificare se i ragazzi nascondano dizionari o altri strumenti di ausilio la cui introduzione è vietata) integra il reato di abuso di potere quando venga fatta in modo indiscriminato, senza che vi siano fondati sospetti di violazione della legge.

 

Veniamo ora ai casi particolari.

Compie ugualmente un illecito il professore che imponga all’alunno di aprire il proprio diario per vedere cosa vi ha scritto. Ciò finisce per ledere la privacy del giovane.

 

Stesso discorso vale per il telefonino. Il docente non potrebbe mai obbligare il minore a consegnargli il cellulare per controllare, ad esempio, la galleria di fotografie scattate. Poniamo il caso in cui l’alunno abbia scattato una foto all’insegnante durante la lezione. Tale comportamento, di per sé, non è illecito, salvo che la foto non venga successivamente pubblicata (in tal caso, è sempre necessario il consenso dell’interessato). Ebbene, anche se l’insegnante si sia accorto di tale fatto, non potrebbe mai imporre la consegna dello smartphone e l’ispezione delle fotografie o, peggio, la cancellazione della memoria.

 

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[1] Art. 42 Cost.

[2] Art. 609 cod. pen.: “Il pubblico ufficiale, che, abusando dei poteri inerenti alle sue funzioni, esegue una perquisizione o una ispezione personale è punito con la reclusione fino ad un anno”.

[3] Cass. sent. n. 47183 del 27.11.2013.

 

Autore immagine: 123rf.com

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