Google cerca nel personale: privacy a rischio?
Giovanni Garro

Giovanni Garro

1970. Esperto in tecnologie e consulente informatico. Collabora con diverse testate giornalistiche e siti internet nel settore IT, prima tra tutte Edizioni Master (Win Magazine, Quale Computer, Computer Di Più, Idea Web, Corso Avanzato per Mac e iPhone, App Magazine, Le Mie App). Formatore nazionale per Amnesty International, già Responsabile provinciale e

 
 

Google cerca nel personale: privacy a rischio?

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Ancor prima di arrivare nel nostro Paese, le nuove funzionalità Search Plus Your World di Google hanno suscitato diverse polemiche perché renderebbero più vulnerabili le informazioni personali e favorirebbero Google+ a discapito degli altri social network.

 

È indubbio che BigG sia il motore di ricerca più utilizzato al mondo. Una posizione talmente dominante che si potrebbe affermare tranquillamente che Google è “Il Motore di Ricerca”. Un tale “potere”, concentrato in un unico attore, porta inevitabilmente a porsi delle domande cui qualcuno deve dare delle risposte.

 

A buttare altra benzina sul fuoco ci ha pensato lo stesso BigG, che ha integrato, nel proprio motore di ricerca, la nuova funzione Search Plus Your World, che estende la ricerca ai contenuti personali e al materiale condiviso dalle altre persone a noi collegate. Questa nuova funzione è disponibile quando si esegue l’accesso col proprio account al mondo di Google.

Oramai tutti sanno che la piattaforma di BigG non integra solo il motore di ricerca, ma anche YouTube, Gmail, Google+ e altri strumenti.

Ora, se dal PC si è loggati al proprio account di Google, il motore di ricerca ci riconosce e utilizza le nostre informazioni per fornirci risultati più vicini al nostro interesse. Search Plus Your World è un pacchetto che include tre nuove funzionalità: Risultati personali, Profili nella Ricerca e Persone e Pagine Google+.

 

La prima ci permette di visualizzare i risultati personali provenienti da Google+. In altre parole, Google cerca le corrispondenze in tutte le informazioni che abbiamo condiviso noi e le persone a noi collegate. I risultati di questa ricerca sono mostrati in cima alla pagina, insieme a quelli tradizionali reperiti sul Web.

 

La seconda funzione (Profili nella Ricerca) ci permette, attraverso il completamento automatico, di trovare informazioni relative a una persona a noi collegata. In altre parole, quando digitiamo il nome di una persona nel campo di ricerca, il completamento automatico ci mostra una previsione del profilo dell’amico che stiamo cercando e i risultati a lui correlati, evitandoci, così, tutte quelle informazioni appartenenti ad altri utenti che hanno lo stesso nome.

 

La terza e ultima funzione è Persone e Pagine Google+, che ci mostra ,sulla destra della pagina dei risultati, tutte quelle persone che su Google+ parlano dell’argomento che stiamo cercando.

 

Come premesso, Google ha una posizione dominante nei motori di ricerca e la circostanza che ora abbia aggiunto ai risultati anche quelli provenienti dalle pagine di Google+ ha fatto sorgere diversi dubbi. Twitter e gli altri social network temono che BigG, con Search Plus Your World, non voglia far altro che spingere la propria piattaforma social a discapito delle altre, Facebook su tutte.

 

Matt Cutts, uno dei responsabili degli algoritmi utilizzati da Google per le ricerche, si è difeso dichiarando che il motore non fa alcuna distinzione tra i servizi proprietari e quelli di altre piattaforme, ma semplicemente attinge a tutte le informazioni liberamente condivise sul Web.

Molti utenti, però, hanno contestato queste dichiarazioni, facendo notare come Google prediliga mostrare le pagine provenienti da Google+, anche se con meno iscritti, piuttosto che quelle di altri social network come Facebook.

 

A queste polemiche si sono aggiunte quelle dell’Electronic Privacy Information Center (Epic) che ha chiamato in causa la FTC (Federal Trade Commission), facendo notare che, oltre al problema relativo alla posizione dominante, si aggiunge quello relativo alla privacy. Secondo Epic, infatti, le informazioni personali, anche se non rese pubbliche, diventano più accessibili e vulnerabili.

 

Search Plus Your World non è ancora disponibile per la versione italiana di Google, ma siamo certi che l’Antitrust dovrà dare qualche risposta, poiché la situazione è quantomeno paradossale. Se da un lato può essere normale che BigG cerchi di spingere i propri servizi, dall’altro è anche vero che detiene una posizione dominante nei motori di ricerca e che, di essa, non debba abusarne.

In passato altre aziende come Microsoft sono state multate pesantemente per molto meno e non è improbabile che la stessa sorte capiti ora anche all’azienda di Mountain View.

 

 

 

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3 Commenti

Rosalba Cavaliere

rosalba cavaliere

15-01-2012

Mi chiedo se ha senso pensare alla privacy nel momento in cui ci iscriviamo ad un social (Twitter, google plus,facebook)siamo ben consapevoli che lo facciamo per “socializzare” quindi farci conoscere,e coloro che lo usano per fare marketing sono ben lieti che i loro dati personali vengano diffusi.Non bisogna poi lamentarsi e pretendere la privacy! Vorrei sottolineare poi che esistono i famosi lucchetti i quali comunque permettono di chiudere alcuni dati e di non renderli visibili pubblicamente! Sottolineo che sono opinioni personali le mie e rispetto coloro che desiderano la privacy!!

 
Giovanni Garro

Giovanni

15-01-2012

Da un certo punto di vista posso essere d’accordo. Il problema maggiore, secondo me, è che i social network, e con essi tutti gli altri servizi Web, si sono diffusi troppo velocemente non consentendo alle persone di essere consapevoli dei rischi che si possono correre. È vero che ci sono i lucchetti e tantissimi altri modi per evitare che le informazioni personali siano condivise liberamente, ma è anche vero che tantissime persone non sanno neanche di cosa stiamo parlando. Facendo leva proprio su questo, c’è chi cerca di sfruttarli per fare analisi di mercato o indirizzare i nostri consumi senza che ce ne accorgiamo. Senza dimenticare coloro che si spingono oltre. È un argomento vastissimo che richiederebbe un’analisi molto più approfondita. È indubbio che Facebook, Google+, Twitter e tutti gli altri siano diventati di uso comune e non penso che si debbano demonizzare. Ma credo che, proprio per la loro diffusione, si debba pensare a come far sì che le persone possano utilizzarli in modo consapevole. E quindi si potrebbe anche pensare a rendere obbligatorio nelle scuole lo studio di materie volte proprio a far sì che le persone possano utilizzare Internet e tutto quello che comporta, compresi i social network, in modo intelligente. Un po’ come l’educazione sessuale. Si può fare un parallelismo col preservativo: è meglio demonizzarlo o far comprendere ai ragazzi quando sia importante per la loro salute?

 
Rosalba Cavaliere

rosalba cavaliere

15-01-2012

Sono pienamente d’accordo con te Giovanni e non mi resta che aggiungere benvenuto w.w.w benvenuto web benvenuto internet e social network!! A noi non rimane che rimboccarci le maniche e diffondere informazioni per un buon e corretto uso di questi nuovi canali informativi!!

 
 

Commenti

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