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Lo sai che? Pubblicato il 15 aprile 2014

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Lo sai che? Matrimonio durato poco, mantenimento più basso

> Lo sai che? Pubblicato il 15 aprile 2014

Separazione e assegno di mantenimento: la breve durata del matrimonio non consente il sorgere di una legittima aspettativa di essere mantenuta per tutta la vita del marito; pertanto il diritto all’assegno di mantenimento deve essere fortemente ridimensionato.

Nel caso in cui penda un giudizio di separazione o di divorzio, il giudice, nel quantificare gli importi dovuti a titolo di assegno di mantenimento, deve considerare anche la durata che ha avuto il matrimonio. Pertanto, se l’unione è durata poco, l’assegno deve essere inferiore rispetto a quanto normalmente spetterebbe.

È vero che l’assegno deve essere corrisposto anche se il matrimonio è stato breve; tuttavia – ha precisato la Cassazione [1] – la durata è un elemento di cui tenere conto ai fini della concreta quantificazione della somma mensile.

Se il coniuge più debole ha un reddito di lavoro modesto, notevolmente inferiore a quello dell’ex, ha diritto all’assegno di mantenimento; ma l’importo deve essere rideterminato tenuto conto, appunto, del caso in cui la durata del matrimonio sia stata breve.

Infatti, secondo la Suprema Corte, nel valutare l’inadeguatezza dei mezzi di sostentamento del coniuge più debole economicamente – e che pertanto vanta il diritto ad essere mantenuto – bisogna tenere conto del tenore di vita goduto da quest’ultimo durante la convivenza matrimoniale. La funzione, infatti, dell’assegno di mantenimento è proprio quella di garantire la conservazione del medesimo tenore di vita goduto durante il matrimonio. Con la conseguenza che se l’unione è stata “lampo” non si è ingenerata alcuna aspettativa nel coniuge ad essere mantenuto/a per tutta la vita. Peraltro, anche l’età del coniuge richiedente potrebbe incidere sulla misura dell’assegno (più giovane è, più light è l’assegno) [2].

Inoltre, se il richiedente ha già un reddito che gli consenta di fruire di un tenore di vita dignitoso o agiato, ma comunque non corrispondente a quello elevatissimo condotto durante il matrimonio, può sempre chiedere un’integrazione dell’assegno che, pur non consentendo il raggiungimento del medesimo standard di vita goduto in costanza di matrimonio, sia tendenzialmente volto a riequilibrare la situazione economico-sociale dell’ex coniuge [3].

L’assegno di mantenimento in favore del coniuge ha lo scopo di bilanciare eventuali squilibri economici esistenti nella coppia tenendo comunque conto del reddito del coniuge obbligato, della durata del matrimonio e dell’apporto di ciascuno nel corso della vita coniugale [4].

Pertanto, il giudice, nel quantificare l’assegno di mantenimento deve quindi, tenere in debita considerazione sia la durata del matrimonio, sia il contributo apportato dal coniuge richiedente, alla formazione del patrimonio dell’altro coniuge.

note

[1] Cass. sent. n. 10644/11.

[2] C. App Catania, sent. del 11.02.2010.

[3] Trib. Roma sent. n. 22916 del 27.11.2012.

[4] Trib. Trani, sent. del 15.01.2008.

Autore immagine: 123rf.com

La durata del matrimonio ed il contributo apportato da un coniuge alla formazione del patrimonio dell’altro coniuge sono elementi valutabili al fine di stabilire l’importo dell’assegno di mantenimento.

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