Offendere l’amante del coniuge può non essere reato

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Chi offende l’amante del coniuge potrebbe farla franca e non rischiare la condanna per ingiuria.

 

La Cassazione [1] ha concesso un’attenuante al marito tradito che, in un momento di sfogo, aveva offeso il partner della moglie con epiteti ingiuriosi, quali nello specifico “vigliacco” e “verme”.

 

Secondo il codice penale non è punibile chi ha offeso l’onore o il decoro di una persona o l’altrui reputazione nello stato d’ira, se questo è determinato da un fatto ingiusto causato da altri [2].

 

I giudici, a sostegno della loro decisione, hanno inoltre considerato che lo “stato di frustrazione” provocato al marito col tradimento, non fosse da addebitare solo alla moglie, ma dovesse estendersi anche al suo amante, essendo quest’ultimo di certo non estraneo ai fatti [3].

 

Per tale motivo le frasi ingiuriose, anche qualora siano rivolte all’amante e non alla moglie, rientrano nei casi di attenuanti del reato d’ingiuria.

 

Come dire: se in due avete tradito, in due prenderete insulti!

 

 

di LUIGI GARGANO

 

 

 

[1] Cass., sent. n. 13162 dell’8 aprile 2002.

[2] Art. 599, comma 2, cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 13162 dell’8 aprile 2002: “A ben vedere, nell’adulterio il fatto ingiusto che si consuma ai danni del coniuge tradito proviene non solo dall’altro coniuge ma anche dal comportamento del suo partner”.

 

 

 

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