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Lo sai che? Pubblicato il 21 settembre 2014

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Lo sai che? Assegno di mantenimento: da calcolare la prospettiva di promozione

> Lo sai che? Pubblicato il 21 settembre 2014

Il salto professionale e reddituale dell’ex marito va considerato ai fini della quantificazione dell’importo mensile da versare all’ex moglie.

Il giudice, nel quantificare l’assegno di mantenimento o quello divorzile, deve tenere presente anche le prospettive di miglioramento economico maturate nel corso del matrimonio a condizione che si tratti di un ragionevole sviluppo di situazioni presenti al momento della separazione o del divorzio. Così, per esempio, se è molto probabile che, dopo una serie di anni di gavetta, di sacrifici e, magari, di trasferimenti, l’azienda preveda una sicura promozione per il proprio dipendente, con conseguente maggiore gratificazione economica, di questa “prospettiva di naturale crescita” l’assegno deve tenere conto ai fini di una maggiorazione in favore del coniuge beneficiario.

È questo l’orientamento dei giudici, confermato da una recente sentenza della Cassazione [1].

Insomma, va considerato l’incremento del reddito dell’uomo anche se percepito solo dopo la separazione dei coniugi. In realtà, la Corte ricorda che tale promozione lavorativa, sebbene formalizzata solo dopo lo scioglimento della coppia, è stata ottenuta, comunque, solo grazie agli sforzi e sacrifici congiunti dei coniugi, maturati in tutti gli anni in cui il matrimonio è stato ancora in piedi. E, quindi, nel caso di specie, i giudici hanno riconosciuto che l’incremento del reddito non si sarebbe mai realizzato senza il contributo dell’ex moglie.

La Cassazione ricorda inoltre che, nel determinare l’assegno divorzile, il magistrato deve considerare: le disponibilità economiche delle parti al momento della separazione (per stabilire in favore di chi accordare l’assegno); il tenore di vita goduto durante il matrimonio (come capacità di reddito “in atto”) e le aspettative maturate durante tale periodo (come capacità di reddito “in potenza”); la durata del matrimonio; il contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ognuno e di quello comune.

Ebbene, è pacifico che il diritto del coniuge all’assegno divorzile vada quantificato in modo da garantire al beneficiario il mantenimento di un tenore di vita analogo a quello effettivamente goduto durante il matrimonio; non solo: anche quel tenore che poteva ragionevolmente configurarsi sulla base delle aspettative maturate nel corso del rapporto e che trovino origine nell’attività svolta all’epoca.

In sintesi, si devono tener presenti solo gli incrementi delle condizioni patrimoniali dell’ex marito, che, come nel caso in esame, si configurano come ragionevole sviluppo di situazioni e aspettative presenti al momento del divorzio [2].

note

[1] Cass. sent. n. 19529/14 del 17.09.2014.

[2] Cass. sent. n. 23508/2010.

Autore immagine: 123rf com

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