Se un pirata della strada scappa dopo aver provocato un incidente, la polizia può legittimamente arrestarlo presso la sua abitazione perché sussiste lo stato di “quasi flagranza”.
Così ha deciso la Cassazione [1], confermando l’arresto di un automobilista rumeno che, dopo aver causato un incidente, era scappato lasciando la vettura sul posto. Grazie a quest’ultima, la polizia era riuscita a risalire al suo indirizzo, procedendo direttamente all’arresto.
Secondo i giudici, l’arresto dell’automobilista che ha cagionato un sinistro e, dandosi alla fuga, è venuto meno all’obbligo di soccorrere le vittime, è legittimo se egli viene colto in uno “stato di flagranza” o di “quasi flagranza”.
La flagranza non deve essere intesa in modo rigido; essa infatti sussiste non solo quando il reo viene colto nel momento in cui compie l’illecito (flagranza vera e propria), ma anche quando, subito dopo il reato, è inseguito dalla polizia o dalla vittima o da terzi; oppure quando, pur essendo trascorso un certo lasso di tempo dalla commissione del fatto, egli viene sorpreso con cose o tracce (per es. la vettura nel caso di cui sopra) dalle quali appaia che abbia commesso il reato immediatamente prima (quasi flagranza)[2].
Inoltre la giurisprudenza, ai fini della configurabilità dell’arresto in flagranza di reato, fa pacificamente rientrare nel concetto di “inseguimento della polizia” non solo il vero e proprio inseguimento, ma anche l’attività di indagine che viene espletata senza soluzione di continuità dalle forze dell’ordine subito dopo la commissione del fatto, allo scopo di raggiungere il responsabile.
[1] C. Cass. sent. n. 3591/2012.
[2] Art. 382 cod. proc. pen.
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