Evasori per necessità: la guardia di finanza decide su chi indagare
Angelo Greco

Angelo Greco

Formato all'università L.U.I.S.S. di Roma, attualmente esercita la professione di avvocato a Cosenza. Già collaboratore presso la Columbia University di New York e presso l'Università della Calabria, è altresì autore di numerose pubblicazioni. Blogger, ospite settimanale di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche, dirige il portale "La L

 
 

Evasori per necessità: la guardia di finanza decide su chi indagare

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Da noi ci si lamenta per tutto. La gente piange in continuazione: per la fame e perché è grassa; per il lavoro usurante e per il lavoro che non c’è; per le lunghe file nelle amministrazioni e per gli eccessivi sprechi.

 

È nella cultura popolare: un po’ per superstizione e per scongiurare mali peggiori, un po’ per paura dell’invidia altrui.

Così, in questo mare di lacrime, non è dato comprendere chi realmente stia male e chi invece finga. O meglio, in realtà un modo ci sarebbe. Perché alla fine, chi davvero soffre non ha forze per lamentarsi. E mai come in questo caso vale il detto “can che abbaia non morde”.

A volte, però, abbaiare fa bene.

 

Non molti conoscono il nome di Bruno Buratti, generale di brigata della Guardia di Finanza. Lo scorso 26 gennaio, è stato ascoltato dalla Commissione di vigilanza sull’anagrafe tributaria. Il succo del suo intervento è una rivelazione che forse ai parlamentari, seduti in assemblea, è sembrata shockante.

C’è chi – dice Buratti – evade le tasse per necessità e per sopravvivere.

Evasione di sopravvivenza, dunque, dovuta alla crisi economica. E le Fiamme Gialle ne tengono conto – continua il generale – cercando di non calcare la mano su chi si trova in difficoltà economico-finanziaria.

 

Insomma, niente verifiche sui poveracci (come titolato da Italia Oggi dello scorso venerdì 27 gennaio).

Senonché, in questo modo, la valutazione sui soggetti e sui metodi dei controlli – invece di essere fatta da una legge generale e astratta, uguale per tutti, come avviene in ogni Stato democratico – da noi verrebbe effettuata dall’Amministrazione. Amministrazione che, in barba al principio di legalità (secondo cui l’azione amministrativa deve obbedire solo alle norme dello Stato), si avvarrebbe di una discrezionalità non attribuitale invece da nessuna legge.

 

Su quali basi e criteri le Fiamme gialle decideranno chi “perseguitare” e quando invece usare il guanto di velluto? Quali saranno – se ci saranno – i limiti di reddito sotto i quali l’Agenzia delle entrate giustificherà l’evasione? Chi sarà il dirigente che potrà “perdonare” l’evasione di sopravvivenza?

 

In uno Stato dove ogni potere – legislativo, giudiziario e ora anche amministrativo – finisce per infischiarsene dei limiti impostigli dalla legge, pure la Finanza, approfittando della situazione “di necessità”, intende travalicare il principio di tripartizione dei poteri e decidere – come un giudice ed in perfetta autonomia – quando la legge è giusta e quando invece non lo è.

 

Oltre alla crisi, la relazione esposta alla Commissione individua ulteriori motivazioni che portano all’evasione di sopravvivenza di imprenditori capaci e onesti: per esempio la concorrenza sleale posta da soggetti coinvolti in frodi fiscali o dalla criminalità organizzata.

 

Quel che di buono c’è in questa “sconcertante rivelazione” è che anche le istituzioni hanno preso coscienza che l’imposizione fiscale è insostenibile per una sempre più larga fetta di cittadini. Il che genera la cosiddetta “evasione diffusa o di massa, realizzata dall’ampia platea delle piccole imprese e dei lavoratori autonomi” (sono parole del generale Buratti e non quelle di chi scrive! N.d.r.).

 

Preso atto di ciò – il che forse potrà stupire gli onorevoli della Commissione – e del fatto che pagare le tasse è divenuto ormai un lusso, la decisione sulle eventuali “eccezioni” spetta solo al Parlamento e non invece all’Amministrazione. Sono solo le due Camere a poter stabilire, con la legge, quando l’accertamento debba essere effettuato e quando no.

Per concludere, apprezziamo la presa di coscienza della G.d.F., ma non possiamo che sollecitare al completo rispetto della legalità che solo dall’osservanza della legge – e non dal “capriccio” dell’Amministrazione – può derivare.

 

 

 

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