Privacy e web: addio casetta piccolina in Canada
Angelo Greco

Angelo Greco

Formato all'università L.U.I.S.S. di Roma, attualmente esercita la professione di avvocato a Cosenza. Già collaboratore presso la Columbia University di New York e presso l'Università della Calabria, è altresì autore di numerose pubblicazioni. Blogger, ospite settimanale di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche, dirige il portale "La L

 
 

Privacy e web: addio casetta piccolina in Canada

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Immaginate una scena del genere. Una coppia di inglesi – tipicamente inglesi – alle soglie della terza età: Aaron e Christine Boring – e già il cognome la dice lunga perché significa “noiosi” – spendono i risparmi di una vita per isolarsi in un qualche “Shire”, una delle tante campagne britanniche solitarie e odorose di verde.

Qui, beati e pacifici, trovano ciò che volevano. La calma.

 

Finché arriva Google! Che suona come il costruttore di grattacieli che gli pianta davanti un palazzo di 50 piani. Solo che qui è un po’ diverso.

La società di Mountain View si intrufola nel vialetto di Aaron e Christine e ci piazza una delle sue telecamere di “Street View”. La bella casetta rosa dei due vecchietti si trova, dall’oggi al domani, su tutti i computer collegati ad internet.

 

Se fossimo stati in Italia, molto probabilmente quella stessa telecamera sarebbe stata presa d’assalto dai ragazzini del quartiere, pronti a calarsi i pantaloni per mostrare il “di dietro” a tutto il mondo.

Invece, i due canuti inglesi hanno chiesto l’intervento del Tribunale. Violazione della privacy, violazione di proprietà privata, negligenza e ingiusto arricchimento sono state le accuse. Ovviamente con congruo risarcimento pecuniario.

 

In prima istanza, il Tribunale ha dato ragione alla società americana. Ma alcuni giorni fa, la Corte distrettuale della Pennsylvania occidentale, chiamata a pronunciarsi in secondo grado, ha riconosciuto (solo) la violazione della proprietà privata ed un risarcimento del danno pari… ad un dollaro!

 

Già, un solo dollaro! Oltre al danno anche la beffa? Macché: la coppia, nel tentativo di sfuggire alla pubblicità, proprio dalla pubblicità ha tratto la sua maggiore fortuna. Perché, tanto il “caso” (giudiziario) quanto soprattutto la “casa” sono finiti sotto i riflettori delle testate giornalistiche di tutto il mondo. Così ben poca cosa è apparsa la minimizzazione del danno da parte del giudice Cathy Bissoon.

 

La coppia si ritiene soddisfatta. Figuratevi quanto invece lo è Big G. Meno lo sarebbe quest’ultima, tuttavia, se dovesse sborsare anche un solo dollaro per tutti i proprietari delle abitazioni riprese su Street View! Del resto, questa sentenza è un ottimo precedente per iniziare una class action. Che a noi non darebbe alcun utile, ma che per Google potrebbe voler dire … il fallimento!

 

Certo è che viviamo un’epoca di profonda contraddizione: dove, cioè, proprio a fronte di una più sensibile coscienza collettiva del bene “riservatezza” corrisponde l’impossibilità di una sua tutela completa ed effettiva.

 

 

 

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