Chi usa i permessi 104 non per assistere il disabile è licenziato
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3 Mag 2015
 
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Redazione
 


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Chi usa i permessi 104 non per assistere il disabile è licenziato

Chi non va a lavorare abusando del diritto concessogli dalla legge scarica il costo del proprio ozio sulla collettività: l’azienda può procedere al licenziamento immediato.

 

Ancora una volta linea dura della Cassazione contro gli abusi, da parte dei dipendenti, dei permessi concessi dalla legge 104: chi dice di assistere il parente disabile e poi, invece, viene beccato a fare la spesa, la gita fuoriporta o a passeggiare con gli amici, può essere licenziato in tronco. E questo perché un comportamento del genere – benché purtroppo generalizzato ed entrato nel peggiore dei malcostumi italiani – lede la fiducia del datore di lavoro e, quindi, giustifica il recesso dal rapporto di lavoro.

 

In passato la Suprema Corte aveva addirittura ritenuto legittimo il comportamento dell’azienda che mette un investigatore privato alle calcagna del dipendente per scoprire se davvero questi stia a casa oppure se ne vada in giro per altre faccende (leggi “Abuso dei permessi legge 104: sì investigatore”). Oggi gli stessi giudici tornano sul tema con una nuova sentenza [1] che, di certo, non piacerà a chi usa i permessi per scopi personali.

 

È indubbio – dice la Corte – che la condotta di chi sfrutta anche una sola ora dei “permessi della 104” non per assistere il parente ha, in sé, un disvalore sociale da condannare. In questo modo, infatti, si scarica il costo del proprio ozio sulla collettività. Anche volendo ritenere che le residue ore del permesso vengono utilizzate per assistere il parente, resta il fatto che una parte del permesso è stata utilizzata per scopi diversi rispetto a quelli per cui è stato riconosciuto.

 

Licenziamento disciplinare

In questi casi, è legittimo il licenziamento disciplinare del lavoratore che non adempie alle finalità assistenziali previste dalla legge. Chiedere un giorno di permesso retribuito per dedicarsi a “qualcosa che nulla ha a che vedere con l’assistenza” costituisce un “odioso abuso del diritto”. Una locuzione molto forte, quella usata dalla Cassazione, che ben fa intendere l’orientamento severo ormai assunto dalla giurisprudenza sul tema. Non ci sono scappatoie insomma.

 

Il costo della svogliataggine del singolo ricade sulla collettività

Chi abusa dei permessi della 104 fa ricadere i costi della propria pigrizia sulla collettività. I permessi, infatti, sono retribuiti in via anticipata dal datore di lavoro, il quale poi viene rimborsato dall’Inps del relativo onere anche ai fini contributivi. Inoltre, tale comportamento costringe il datore di lavoro ad organizzare diversamente, ad ogni permesso, il lavoro in azienda e i propri compagni di lavoro che lo devono sostituire, ad una maggiore penosità della prestazione lavorativa.

 

Il comportamento non lascia presagire nulla di buono

La Cassazione termina giustificando il licenziamento del dipendente per via del fatto che il suo illecito è “particolarmente odioso e grave”, rompe il rapporto di fiducia con il datore di lavoro, in quanto si tratta di una condotta che pone in dubbio la futura correttezza dell’adempimento: essa, infatti, è sintomatica di un certo atteggiamento del lavoratore agli obblighi assunti, della sua propensione all’assenteismo e dell’assenza di senso del dovere.

 

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 17 dicembre 2014 – 30 aprile 2015, n. 8784
Presidente Vidiri – Relatore Napoletano

Svolgimento del processo

La Corte di Appello dell’Aquila, riformando la sentenza del Tribunale di Lanciano, rigettava la domanda di A.E., proposta nei confronti della SEVEL S.p.A., avente ad oggetto l’impugnativa del licenziamento intimatogli da detta società per aver. durante la fruizione del permesso per assistere la madre disabile grave1partecipato ad una serata danzante.
A base del decisum la Corte del merito poneva la considerazione fondante secondo la quale, nella specie, non rilevava il tipo di assistenza che l’A. doveva fornire alla propria madre handicappata, quanto piuttosto la circostanza che il lavoratore aveva chiesto un giorno di permesso retribuito – ex art. 33, terzo comma, della legge n.104 del 1992, come modificata dalle leggi n.53 del 2000 e n.183 del 2010 – per “dedicarsi a – qualcosa che nulla aveva a che vedere con l’assistenza”.
Ciò che veniva in evidenza, precisava la Corte territoriale, è che “l’A. aveva usufruito di una parte di questo permesso per finalità diverse da quelle a cui il permesso mirava, giacché, essendo il permesso richiesto finalizzato all’assistenza

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[1] Cass. sent. n. 8784/15 del 17.12.2014.

 


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Commenti
4 Mag 2015 Patrizia Pini

Speriamo che non venga applicato solo nel settore privato. Anche nel pubblico, io lavoro nella scuola, questa pratica odiosa è diffusa.

 
4 Mag 2015 mario alia

MI AUGURO CHE’ NON ABBIANO A’ SERVIRSESENE CHI’ NON CREDE AI MALPENSANTIUSURPATORI INDINFERENTI E’ CHI’ COMPRESI MEDICO LEGALI4–3 MUNICIPIO EX VIA MONTE ROCCHETTA– CHE’ CON –SENTENZA DEL GIUDICE TRIBUNALE 1 GRADO ROMA– AVENDO IO–MALATTIA NEORODEGENERATIVA–PARKINSON- ESIBITO DOCUMENTAZIONE VERBALE TRIBUNALE CHE’ NESSUNO SA DI COSA PARLA —-SOLO GIOVANE ESPERTA INPIS PRESSO CAF L’UMIERE 33 ROMA DIRIGENTE ANNA PONZO RICONOSCEVA DOCUMENTAZIONE IRREVOCABILE ERETTA dal GIUDICE MI TROVO ANCORA A SUBIRE UMILIAZIONI –MARIO ALIA

 
5 Mag 2015 Gennaro zeccone

E chi invece li usa a ragion veduta e viene discriminato, umiliato , messo alla gogna.? Ma si parla solo di chi abusa di una legge, ma di noi , dei nostri sacrifici ma chi ne parla ?Basta farci vergognare di un diritto acquisito dopo battaglie decennali. Perche e’ questo che sta abvendo sui posti di lavoro.

 
7 Mag 2015 L.A.

Essendo tutti noi in Italia, come sempre una volta che si individua la possibilità di fregare il prossimo ed il sistema, ci si tuffa a capofitto. Come sempre si tratta di avere una coscienza civica che c’è sempre stata poco, ma ultimamente è sparita del tutto, a partire dalla nostra classe politica che è lo specchio di come siamo fatti tutti noi.
Mi spiace che alcuni che avrebbero diritto seriamente di usufruire di questi permessi debbano soffrire per questo, ma la colpa non è certo di chi persegue i farabutti apporfittatori.
Personalmente lavoro su turni e siamo TUTTI STUFI di vedere che i permessi 104 vengano presi (non richiesti perchè l’azienda non può rifiutarli) esclusivamente nei weekend. Ma che abbiamo tutti gli anelli al naso?

 
7 Mag 2015 Margherita Marino

Giustissimo peccato poi nn venga messo in atto. Specialmente nel settore pubblico

 
7 Mag 2015 Elena Vellani

Ho un fratello malato di SM, non posso avvalermi della 104 (nonostante sia parente diretto) se non supera una determinata % di invalidità, ma siamo io e mio padre quando ce n’è bisogno, e devo farmi fare dei turni apposta nel caso servisse o bruciarmi i permessi…
solo non capisco una cosa: si parla di “aver beccato persone a fare la spesa” , ma se la stavano facendo per il disabile?

 
17 Mag 2015 franco pernici

Io sono uno di quelli che è stato licenziato per aver usufruito dei permessi 104 a scopi diversi.Ma se neanche l’inps sa bene le regole.Io faccio un lavoro a turni:mattina-pomeriggio-notte,se prendo un permesso 104 per fare assistenza la notte e sono retribuito per il valore del turno cioè 8 ore perché non posso le altre 16 ore fare quello che voglio?L’inps paga solo la giornata per assistere e io ho assistito per quello,quindi come si fa a dire tutto il tempo con il disabile?Questa domanda l’ho fatta all’inps e mi ha risposto:devi stare con il disabile il tempo necessario che lo stesso lo richiede,e allora se l’inps ha fatto la norma come fa Cassazione ad andare contro?

 
19 Giu 2015 antonella di salvo

premesso che il principio è valido, credo che pochi di noi si siano divertiti a fare le pratiche lunghissime della 104 per poi andarci in vacanza. Io lavoro part time ed assisto mia mamma nei tre giorni. E’ senz’altro possibile però che stia con lei quattro ore invece che cinque. Se dovessi essere licenziata per questo sarebbe la conferma che in Italia vengono puniti i giusti e favorito chi, invece, ruba. Spero solo, a questo punto, che i datori di lavoro investano soldi in investigazioni privati solo dove esiste un ragionevole dubbio di truffa.

 
7 Set 2015 cinzia gio

anche io usufruisco della L.104 di mio fratello. premetto che lo aiuto solo io e di quei permessi mi servono appunto per andare a compiere quelle cose che per mio fratello sono di difficoltà- Io lavoro part-time dovrei stare con mio fratello solo le ore che mi pagano o tutte le 24 ore??? Spiegatemi bene perche io non ho capito!

 
15 Set 2015 Paolo Nigro

Per che non si va a vedere, anche quante persone che dopo la concessione della 104 hanno richiesto il trasferimento in enti più vicini al domicilio, e poi terminata la causa non sono rirtornati più al loro posto di lavoro di origine…………. ? ossia: hanno sfruttato la legge 104 per l’avvicinamento e poi non sono più tornate al loro posto occupando posti che per diritto spettano sicuramente ad altri

 
12 Ott 2015 Freddy

…considerando il lavoro giornaliero di 8 ore, i tre giorni mensili valgono 21 ore.
…e le restanti 5032 ore si pensa forse che il familiare disabile abbia un’assistenza da parte della collettività o che sia semplicemente a carico dei propri familiari?
La vita sociale dei familiari di una persona non autosufficiente, deve ridursi al fatto di dover andare a lavorare?

 
11 Feb 2016 INCAZZATO

VERGOGNOSO CHE VENGANO PAGATI TALI GIUDICI CON SUPERSTIPENDI . LA LEGGE INFATTI NON FISSA NESSUNA FASCIA ORARIA DI REPERIBILITA E INOLTRE UNO NON PUO RIMANERE RINCHIUSO IN CASA 24 ORE SENZA PAUSE CONPENSATIVE PER LO STRESS CHE SUBISCE , LE FA UNO CHE STA DAVANTI UN TERMINALE PERCHE NON SONO PERMESSE AD UN INDIVIDUO SOGGETTO A BURN OUT O FORSE NON SANNO COSA E IL BURN OUT . LORO PENSANO CHE CI SI DIVERTA A STARE CON TALI MALATI MENTALI .BENE IO PRIMA DI GIUDICARE GLI INVITEREI A TRASCORRERE UNA GIORNATA CON TALI PAZIENTI , AD IMMERGERSI LE MANI NEGLI ESCREMENTI SI NEGLI ESCREMENTI PERCHE QUESTO E QUELLO CHE SPESSO SIAMO COSTRETTI A FARE ,A PASSARE NOTTI INSONNI PERCHE NON SI RIESCE A DORMIRE PER LA CONTINUA ASSISTENZA CHE SI DEVE PORTARE ECC ECC . TROPPO FACILE PRENDERSELA CON CHI E PIU DEBOLE AVVALENDOSI DEL POTERE CONFERITO E BEN REMUNERATO CHE CONSENTE DI PAGARE ANCHE 2 BADANTI.. NON DICO ALTROPERCHE SE DOVESSI SFOGARMI NON LA FINIREI PIU

 
11 Feb 2016 SUPER INCAZZATO

Cosa vuoi pretendere quando certi giudici costituzionali si sono ricambiati le regole sulle loro pensioni . Il permesso era stato inteso per dare piena autonomia a chi lo usufruiva . intendo che se uno deve andare in farmacia o a fare la spesa che viene anche consumata dall’ invalido non puo avere il fucile puntato contro come fosse un delinquente qualsiasi.
Poi andiamo a condannare quello che spara per difendere la propia propieta e conpensiamo la famiglia del delinquente con 200000 euro .
Ecco questa e una sentenza simile perche fara da riferimento alle successive sentenze in pratica un danno a tutti quelli che usufruiscono di tale permesso e magari si dovranno assentare per prendere qualche medicina.

VERGOGNOSO VERAMENTE VERGOGNOSO NEI CONFRONTI DI CHI ASSISTE UN INVALIDO

 
11 Feb 2016 INCAZZATO

Tu sei intelligente Franco Pernici perche non ricorriamo in cassazione che ci vengano pagate le altre 16 ore sarebbe un nostro diritto visto che qua si parla solo di danno negli altrui confronti ma non nei nostri.

 
25 Feb 2016 plus

Sono circa 600mila i malati di Alzheimer nel nostro Paese; uno su cinque vive da solo con la badante; il costo medio per paziente è pari a 70mila euro l’anno (circa10 mila euro in più rispetto a dieci anni fa), comprensivo dei costi a carico del Servizio sanitario nazionale, di quelli che ricadono direttamente sulle famiglie e dei costi indiretti, tra cui gli oneri di assistenza che pesano sui caregiver e i mancati redditi da lavoro dei pazienti. Sono alcuni dati della ricerca «Cittadini come gli altri? La condizione dei malati di Alzheimer e dei loro caregiver» – presentata a Roma – realizzata dal Censis insieme all’Aima, Associazione italiana malattia di Alzheimer, col contributo di Lilly, che ha analizzato l’evoluzione negli ultimi sedici anni della condizione dei malati e delle loro famiglie. «In Italia c’è un nuovo caso di Alzheimer ogni dieci minuti e le famiglie sono sempre più in difficoltà – afferma Patrizia Spadin, presidente di Aima -. Le passate indagini già segnalavano questi disagi, ma a distanza di anni solo poche Regioni hanno adeguato i loro piani sanitari ai bisogni dei malati e dei loro familiari». e poi si va a speculare su chi assiste questi malati con commenti fusi con l’invidia come se fosse un previlegio avere un giorno ogni tanto per fare una penosa assistenza o l incubo dela scure del giudice se esci un po a prendere una boccata d aria (cosa che aspetta atutte le persone pagate per fare assistenza). perche piutto non si parla di quanti soldi questi famigliari fanno risparmiare allo stato ….pensateci cari giudici prima di emettere una sentenza .

 
17 Mag 2016 franco pernici

E’ giusto come dice incazzato,visto che chi è in permesso deve stare,come dicono,24h con il disabile(ma dove è scritto non si sa) ce ci vengano retribuiti 24 h in busta e non 8.