Autovelox e tutor: da oggi le multe sono “incostituzionali”
Editoriali
18 Giu 2015
 
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Autovelox e tutor: da oggi le multe sono “incostituzionali”

La Corte Costituzionale dichiara illegittimo il codice della strada nella parte in cui non prevede l’obbligo di taratura degli autovelox, tutor e di tutti gli altri strumenti di controllo elettronico della velocità.

 

Le multe con Autovelox e tutor sono, ora, tutte illegittime: e questo perché, pochi istanti fa, la Corte Costituzionale, con una sentenza che stravolge i precedenti delle aule dei giudici di pace italiani e della stessa Cassazione, ha dichiarato incostituzionale il codice della strada nella parte in cui non prevede l’obbligo di sottoporre a verifiche periodiche e a taratura i sistemi di controllo elettronico della velocità dei veicoli. Questo significa che tutti gli apparecchi non “revisionati” periodicamente dalle autorità di polizia non potranno elevare più multe. Una mannaia per le casse dei Comuni che, sino ad oggi, hanno contato proprio sui velox e sui tutor per potersi finanziare.

Ma procediamo con ordine.

 

Sino ad oggi la Cassazione ha sempre rigettato i ricorsi degli automobilisti fondati sulla eccezione della mancata taratura dell’autovelox, dando ragione alle amministrazioni locali: e questo perché non esiste alcuna norma, nel nostro ordinamento, che prevede l’obbligo di taratura e di controllo periodico degli autovelox. E difatti così è. Tant’è vero che l’intervento di oggi della Corte Costituzionale è volto a colmare questa lacuna: la Corte, in particolare, è dovuta intervenire con una sentenza cosiddetta creativa, ossia che non fa altro che far “nascere” una nuova norma (prima, appunto, inesistente). E infatti, la Consulta scrive che è incostituzionale il codice della strada…

 

nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura”.

 

In buona sostanza, così disponendo, la Corte Costituzionale non fa altro che dire cosa, da oggi, bisognerà fare. E quindi, obbliga le forze dell’ordine a sottoporre a verifiche e taratura gli autovelox e tutor.

 

Il ragionamento è abbastanza semplice e lo abbiamo spiegato nell’altro articolo di oggi “Autovelox, taratura obbligatoria”: qualsiasi strumento di misura, specie se di tipo elettronico, è soggetto a variazione delle sue caratteristiche, dei valori misurati dovuti ad invecchiamento delle proprie componenti e ad eventi quali urti, vibrazioni, shock meccanici e termici. La stessa usura potrebbe far sì che le multe più “vecchie” siano errate rispetto a quelle più “giovani”.

Insomma, la Corte Costituzione ritiene che gli autovelox, tutor e i vari fratellini piccoli non siano sempre affidabili; pertanto la polizia deve sempre verificare che essi siano sempre in buon stato di funzionamento.

 

Gli effetti sui ricorsi al giudice di pace

Si tratta di una sentenza che potrebbe mettere uno “stop” alle multe, almeno finché le amministrazioni non adegueranno le proprie procedure interne ai nuovi obblighi.

 

Per quanto, invece, riguarda le aule dei tribunali, l’effetto è altrettanto prorompente. Infatti, le sentenze della Corte Costituzionale hanno efficacia immediata dal giorno della loro stessa pubblicazione. Così il dictat di oggi della Consulta è già operativo. Risultato: le cause in corso e quelle che verranno avviate nei prossimi giorni dovranno tenere conto del nuovo cambiamento di interpretazione e, quindi, accogliere i ricorsi degli automobilisti che abbiano sollevato l’eccezione di difetto di taratura.

 

Tuttavia l’informazione sulla taratura del rilevatore di velocità è in possesso solo dell’organo di polizia che ha proceduto al controllo. Di conseguenza, il destinatario della multa potrà richiedere, in via preventiva, tale informazione direttamente all’autorità, avendo tuttavia cura di muoversi con celerità, al fine di non far scadere i termini di proposizione dei ricorsi (30 giorni di fronte al Giudice di pace, 60 nel caso di ricorso al Prefetto, a partire dalla data di notificazione o contestazione del verbale) che, anche in caso di richiesta di delucidazioni, non subiscono interruzioni o sospensioni di alcun tipo.

Insomma, al fine di evitare un ricorso inutile, occorre in ogni caso vedere se l’apparecchio utilizzato è stato sottoposto a verifica. A volte ciò è riportato nel verbale. Altre volte è necessario chiedere al corpo di polizia l’esibizione del documento. Alcuni richiedono di esibirlo direttamente al giudice di pace, perché presentano subito ricorso e non di rado questa strategia premia perché le amministrazioni non sono in grado di portare il certificato in udienza.

 

E per chi ha già pagato?

Per chi ha già pagato la multa o ha appena perso un ricorso al giudice di pace, la sentenza di ieri della Corte costituzionale non cambia nulla, e non permette di sperare in rimborsi anche in caso di multe prodotte da autovelox non verificati periodicamente. Il pagamento, infatti, chiude definitivamente la partita e la sentenza ha effetto esclusivamente sui rapporti giuridici aperti al momento della sua pubblicazione.


In pratica

Tutti gli autovelox, i tutor e gli altri apparecchi di controllo elettronico delle violazioni del codice della strada devono essere soggetti a una verifica periodica perché il loro malfunzionamento può pregiudicare “la fede pubblica che si ripone in un settore di significativa rilevanza sociale, quale quello della sicurezza stradale”. Fino a oggi il Codice della Strada non prevede quest’obbligo (così ha sempre precisato la Cassazione), e la prassi ha introdotto le verifiche periodiche solo per gli autovelox “automatici”, senza la pattuglia.

La sentenza

Per leggere la sentenza per esteso vai a “Autovelox, taratura obbligatoria“.

 


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Commenti
19 Giu 2015 andrea trentini

Non sarebbe male spingere le P.A. che mettono gli autovelox all’obbligo di pubblicazione dei certificati di taratura su web in opendata!!!

 
19 Giu 2015 sunpower66

ritenete possibile impugnare una cartella di pagamento emessa su una multa nn contestata prima oppure si è ormai decaduti? grazie

 
13 Nov 2015 Luca CAMPANA

Il problema del tutto e’ che alla base c’e’ una errata imputazione dei compiti del Ministero delle Infrastrutture prevista dal legislatore.
Tale Ministero infatti non ha le competenze in materia di metrologia legale che competono, invece, al Ministero delle Attività produttive.
A tale riguardo occorre rifarsi ai RR.DD. 7088/1890 e 226/1902 (tutt’ora vigenti).
Se il legislatore avesse fatto attenzione a quello che scriveva questa situazione non si sarebbe creata.