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News Pubblicato il 30 giugno 2015

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News Buoni pasto: uno al giorno e mai più al supermercato

> News Pubblicato il 30 giugno 2015

Buoni pasto elettronici: se il lavoratore non farà la pausa pranzo perderà il ticket: non più di un buono da 7 euro al giorno, non cumulabili.

Finisce l’era dei buoni pasto utilizzati al supermercato per fare la spesa in modo cumulativo e contestuale: con il nuovo sistema di ticket elettronici, che entrerà in vigore a partire da domani, 1° luglio 2015, il lavoratore non potrà più accumulare, durante la settimana i buoni per poi spenderli tutti in una volta, ma sarà costretto a usarne non più di uno al giorno, e comunque solo nei giorni lavorativi.

Buoni pasto solo elettronici

Il nuovo strumento di emissione e controllo elettronico dei ticket consentirà così di evitare gli abusi sino ad oggi perpetrati in barba alla legge che, come noto, consente sì la detassazione delle prestazioni sostitutive del servizio mensa, ma nella misura massima di 7 euro al giorno e non in misura superiore ai giorni realmente lavorati dal dipendente (comunque fino a un massimo di 200 euro all’anno per il 2015 e di 400 per il 2016).

Fino a ieri, invece, sfruttando la natura cartolare dei ticket, i lavoratori hanno facilmente evaso la normativa, utilizzandoli per scopi differenti da quelli per i quali erano stati previsti dal legislatore, e quindi non in funzione sostitutiva dei pasti giornalieri, ma come “buono sconto” per la spesa al supermercato.

Se il datore di lavoro sforerà i limiti giornalieri suddetti, i buoni pasto non godranno più dell’agevolazione fiscale ma saranno assoggettati a tassazione e ai relativi oneri contributivi, ma solo per l’eccedenza.

I limiti sono validi anche per i lavoratori part time, quindi non si richiede alcun riproporzionamento in base all’orario di lavoro. Anzi, le stesse franchigie sono riconosciute anche nel caso in cui l’articolazione dell’orario di lavoro non prevedesse il diritto alla pausa pranzo.

Buoni pasto: se il lavoratore non fa la pausa pranzo?

In passato è stato chiesto all’Agenzia delle Entrate il parere circa il trattamento tributario da applicare ai buoni pasto corrisposti dal datore di lavoro in assenza di pausa pranzo.

Secondo l’Agenzia, la disciplina fiscale di favore è strettamente collegata all’utilizzo del tagliando per il pranzo e pertanto, se nell’articolazione dell’orario di lavoro del lavoratore è assente la pausa pranzo, l’emolumento concorre a formare il reddito e non va detassato. Infatti, i buoni pasto, rientrando tra le prestazioni sostitutive del servizio di mensa, sono esclusi dal reddito di lavoro dipendente, nei limiti di 7 euro giornaliere.

Il convincimento dell’Agenzia trae origine dal fatto che per il buono pasto “deve essere individuabile un collegamento fra i tagliandi ed il tipo di prestazione cui danno diritto” e che lo stesso deve “consentire soltanto l’espletamento della prestazione sostitutiva nei confronti dei dipendenti che ne hanno diritto” [2]. L’agevolazione, dunque, nasce dal fatto che i dipendenti, pur costretti a consumare il pasto nel corso della giornata lavorativa, non fruiscono di un servizio mensa.

Da domani

Proprio per tali ragioni, da domani, chi non farà la pausa pranzo perderà il buono pasto e non potrà recuperarlo nel week end accumulando tutti i ticket conservati durante la settimana.

note

[1] Ag. Entrate risoluzione n. 153 del 15.12.2004.

[2] Ag. Entrate circ. n. 326/1997.

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47 Commenti

irene conti

30 giugno 2015 alle 16:19

Come al solito un provvedimento a scapito di chi lavora! Io a mangiare vado a casa e usavo i ticket per comprarmi la spesa per la settimana. Con questa manovra i ticket diventano carta straccia. In più i miei sono da 7.5 dopo anni di lotte sindacali! cosa succederà ce li abbasseranno di nuovo?

Fabio Galasso

1 luglio 2015 alle 05:44

…e per chi lavora di notte?

Valentina Beltrami

1 luglio 2015 alle 09:24

Mi spiace ma non è assolutamente così.

Antonio D'Avascio

1 luglio 2015 alle 09:25

Ma il supermercato può comunque acquisirli cumulativamente per fare la spesa ?
E se fosse possibile per il supermercato accettarli, io consumatore in cosa incorro penalmente?

Irene Guercio

1 luglio 2015 alle 09:53

Era ora perche’ chi lavora non alle dipendenze statali la spesa se la fa con i soldi del proprio guadagno e non con quelli dello Stato.

Augusto Coiana

1 luglio 2015 alle 11:38

I soldi dei ticket fanno parte del guadagno e non sono soldi dello Stato. Sono un diritto acquisito del lavoratore.

Laura Radice

1 luglio 2015 alle 11:44

Se non ho capito male la normativa parla solo di ticket in formato elettronico, NON cartaceo. Quindi non dovrebbe valere per questi ultimi.

tonino basile

1 luglio 2015 alle 12:02

Il nuovo strumento di emissione e controllo elettronico dei ticket restaurant consentirà così di evitare gli abusi sino ad oggi perpetrati in barba alla legge…

gentile redazione LLpT, scusi la domanda:
quali sarebbero stati gli abusi sino ad oggi perpetrati in barba alla legge e quale legge sarebbe stata violata?
restiamo in attesa di sue.
comitato lavoratori pubblici derubati dei diritti democratici previsti dalla Costituzione italiana.

Marco Moppi

1 luglio 2015 alle 13:08

Alla redazione (ed a Irene): poter fruire della mensa per chi si trattiene oltre le 6 ore, in nome della flessibilità tanto reclamata dagli “utenti”, ma molto più spesso per sopperire con gli straordinari alle carenze di organico e dare una risposta in termini di servizio sempre agli “utenti” (che magari vengono in un Pronto Soccorso per un’unghia incarnita), è nel contratto di lavoro, alla pari di come lo sono per altri contratti la 14a e la 15a mensilità, per fare un esempio; a fronte di questa clausola contrattuale da 25 anni a questa parte se mi fermo oltre le 6 ore mi viene AUTOMATICAMENTE defalcata la 1/2 ora successiva che non va sul monte ore effettuato; solo superata questa 1/2 mi ricominciano a contare il tempo di lavoro. Vale a dire che per fare 9 ore di lavoro me ce ne vogliono 9:30. Quindi, se non ho la mensa, vado da qualche parte e tiro fuori i MIEI SOLDI, quelli già abbontantemente tassati con IRPEF e quant’altro, per consumare un pasto, spesso in piedi e spesso ben più caro dei 4,10€ che mi vengono RESTITUITI IL MESE SUCCESSIVO sotto forma di Ticket Restaurant. Dove sarebbe la frode o il trucco? Ogni volta che consumo un pasto e non ho la mensa io ANTICIPO CON SOLDI SONANTI una spesa che mi viene rimborsata il mese successivo e questo pe runa carenza non mia, ma del datore di lavoro pubblico che non mi assicura un servizio mensa (e poi vorrei vedere come si dovrebbe fare per chi inizia alle 14 di oggi e finisce alle 7 di domani), soldi che potevo ben spendere e tutti insieme per altro (fare la spesa al supermercato ma anche andarci al cinema se mi va di campare d’aria, sono fatti miei). Come si dice dalle mie parti:m prima di parlare di noi sciacquatevi la bocca.

patrizia sollima

1 luglio 2015 alle 14:13

e’ il solito schifo ! Ancora di più alla fame ci porteranno! Pure io ci facevo la spesa per la settimana e mangio a casa. Anche perché in mezz’ora di pausa pranzo dove vuoi andare?

Franco

1 luglio 2015 alle 14:22

Non sono mai stati comulabili, manco quelli cartacei, e si è sempre fatto, quindi da oggi cambia solo la tassazione, il resto delle cose che avete scritto sono pure ipotesi, siccome la legge è puramente una opinione nel nostro Paese, poi tocca riuscire a farla valere

Daniela

1 luglio 2015 alle 14:24

“gli abusi sino ad oggi perpetrati in barba alla legge “…. e questi sarebbero ABUSI CONTRO LA LEGGE……MA PER PIACERE………

Lia Placa

1 luglio 2015 alle 14:51

Ma cosa ci guadagna lo Stato con questa nuova regola?

Massimiliano Colombi

1 luglio 2015 alle 14:55

se così fosse tutti i ticket senza limite d’importo dovrebbero essere detassati.
Infatti, se è vero che i ticket elettronici sono esclusi dal reddito da lavoro dipendente solo fino a 7 euro, tutti gli importi superiori dovrebbero rientrare nel computo di tale reddito e quindi cumulabili e spendibili.
Forse si sta facendo confusione con i Badge aziendali con connesso il servizio mensa distribuita.
Attendo aggiornamenti…

NICA TESTINO

1 luglio 2015 alle 15:09

Nell’amministrazionbe presso cui lavoro i buoni pasto vengono ordinati entro il 5° giorno la fine del mese di riferimento, sulla base del consuntivo mensile. Pertanto ai dipendenti ogni 2 mesi vengono distribuiti i buoni pasto maturati.
Sugli stessi ogni anno viene calcolata la ritenuta fiscale sulla parte eccedente i 5,29€.
Orbene, mi chiedo come si potrebbero distribuire i buonipasto elettronici giornalieri? Io sarei interessata alla faccenda perchè almeno ne eviterei la tassazione.

Alessandro Accogli

1 luglio 2015 alle 15:58

Sembra che tecnicamente prima della pausa pranzo, la mia azienda dovrebbe caricare un buono elettronico da 5 euro, e io vado a spenderlo. Forse possibile nelle piccole aziende. Se lo Stato diminuisse la tassazione sui ticket o permettesse i ticket in busta paga sarebbe più facile. Oppure propongo lo sciopero del “panino”, che nessuno vada a pranzo fuori, così tutti quelli che lucrano sulla nostra fame si accorgeranno quale danno sarebbe per la microeconomia.

DANILO RONCACCI

1 luglio 2015 alle 16:34

SE IO SPENDO IL VALORE CORRISPONDENTE AL BUONO PASTO GIORNALIERO AL RISTORANTE O AL SUPERMERCATO CHE DIFFERENZA FA ? UNA VOLTA OTTENUTO IL TIKET LO SI PUO SPENDERE COME MEGLIO SI CREDE POICHE’ NON FA PIU’ NESSUNA DIFFERENZA ;

emanuela

1 luglio 2015 alle 16:51

e per chi non ha un luogo dove andarli a spendere durante la settimana perchè non vi sono esercizi commerciali che li accettano? cosa ne facciamo dei buoni??? Non tutti viviamo in città!!

rossana

1 luglio 2015 alle 18:03

Se, per motivi di salute, mi porto il pasto da casa ed usufruisco comunque della pausa di mezz’ ora per poter mangiare, ho comunque diritto al buono pasto…perchè non posso spenderli per acquistare al supermercato quello che devo mangiare? È un’ idiozia!!

Fabio Maruffi

1 luglio 2015 alle 21:49

Il problema non è buono pasto cartaceo o elettronico; per evitare il riciclaggio sarebbe bastato costringere i ristoratori convenzionati con le società emettitrici di buoni pasto a ritirare solo attraverso dematerializzazione, processo che utilizza lo stesso circuito del buono pasto elettronico. Considerato che dematerializzare un buono cartaceo o un elettronico è la stessa cosa, risulta poco corretto detassare solo l’elettronico; inoltre l’elettronico garantirebbe sicurezza soltanto attraverso la spendibilitá online….e in assenza di linea? Nelle zone senza copertura? Oltre ad essere sfortunati devono pagare più tasse? Non è che come al solito dietro queste manovre ci siano altri interessi? Siete sicuri che si possa spendere un buono pasto elettronico al giorno?
E chi controlla? Di chi è la responsabilità di limitare la spendibilitá?

Roberto Renzulli

2 luglio 2015 alle 00:56

Una grande vera e ben studiata PORCATA

MARILENA SODINI

2 luglio 2015 alle 04:56

VERGOGNA||| qUAL è IL DANNO KE COMPIE IL LAVORATORE? QUELLO DI USARLI PER FAR LA SPESA? E ALLORA? SE NN LI USA X IL PASTO DIGIUNA IL GOVERNO? VERGOGNATEVI!!!!!!!! PERCHè ALLORA NN METTETE IN BUSTA PAGA IL RIMBORSO DEL PASTO? POI KE UNO MANGI O NO NN SONO PROBLEMI DEL GOVERNO, MAGARI NN SI COMPRE 2 PANINI PERò METTE IL PRANZO A TAVOLA! ALDILà DI QUESTA IDIOZIA CI SONO SICURAMENTE INTERESSI ECONOMICI E SEMPRE A DISCAPITO DEI LAVORATORI!!

MArco Gsotoli

2 luglio 2015 alle 10:31

Spero di fare chiarezza anche se già che mi dare addosso.
Il buono pasto è sempre stato identificato come sostitutivo di mensa, quindi da usare nei giorni lavorativi per mangiare, in caso di aziende senza mensa aziendale, praticamente tutti gli uffici. Purtroppo in Italia lo si usava per fare la spesa usandone più di uno al giorno, quindi non lo si sta usando come sostituto di mensa ma come sostituto di denaro. Ovvio voi dite, io mi compro quello che poi mangio durante la settimana a lavoro, ma è difficile da dimostrare e non è così per tutti.
Per chi dice che cel’ha già da oltre 7 euro e ha paura che viene abbassato, primo è solo per gli elettronici questa riformo, secondo prima fino a 5.29 non venivano tassati, quindi chi lo aveva da 7 o lui o l’azienda pagava la differenza. Da quello che si capisce dalla riforma, si può usare un buono pasto nei giorni lavorativi del dipendente, quindi nessuno mi vieta di andare il mercoledì durante la pausa a spendere il mio buono da 7 euro dal carrefour di turno.
Per quanto riguarda invece la fruizione del servizio quello che cambia è che prima la ditta dava il libretto al dipendente di persona (o quasi) per l’elettronico ogni primo del mese il blocchetto verrà caricato. I pos possono operare anche off-line.

Sara Sangallo

2 luglio 2015 alle 10:39

Come al solito a rimetterci sono solo i lavoratori. In questo modo i consumi continueranno a calare. Senza parole!

RINA ANNA bONGARZONE

2 luglio 2015 alle 14:25

NON CI SNO PAROLE PER DEFINIRE QUESTA GRANDE STRONZATA!!!

Claudia Popescu

2 luglio 2015 alle 14:45

Ma cambi il mestiere per favore, come si fa lanciare queste notizie senza un po di buon senso? Se io mi compro la carne dal supermercato la cucino e la porto al lavoro?????? E’ un abuso? Perché non si inventano un metodo efficace di controllo senza pesare sulle persone oneste?
Saluti

Alessandro Rinaldi

2 luglio 2015 alle 14:57

E se nel paese dove si lavora non c’e’ nemmeno un esercizio convenzionato?
Io li userei piu’ che con piacere per mangiare nella pausa pranzo, ma qui in zona non c’e’ nessuno che li accetta, ora devo perdere parte del mio stipendio perche’ non mi e’ piu’ permesso usarli in altra maniera come fare la spesa?

patrizia cardinali

2 luglio 2015 alle 15:27

E se nella zona dove lavoro nessun esercizio commerciale accetta i buoni pasto?

Nello Rossi

2 luglio 2015 alle 17:37

Io ad oggi ho circa 70 ticket non spesi. Che fine faranno ?

Di paoli giorgio

2 luglio 2015 alle 18:30

sempre la solita normativa a scapito del lavoratore. Sarò ignorante ma ancora devo capire quale sarebbe il danno che si reca se uno decide di comprare la spesa al supermercato e mangiare quella piuttosto che rivolgersi ad un negozio che non sai come cucina e che devi adattarti. faccio presente che nel mio caso la pausa pranzo è di 30 minuti e dico 30 ,, quindi io in quei trenta minuti riesco a stentoa fare la coda alla cassa.
ma invece di rompere le scatole a noi andassero a controllare i furti in parlamento e la loro mensa dove per 3.50 ti fai pranzi luculliani .

caio caio

2 luglio 2015 alle 18:56

Confindustria preme e Governo risponde ! Strategia adottata per spidocchiare anche sui Buoni Pasto… ovviamente il Sindacato anestetizzato regge il gioco. Rimangono inalterati i costi delle mense alla Camera o al Senato ,come nessuno fa i conti in tasca sui compensi,rimborsi e quant’altro interessi questa Casta . Tasseranno anche la carta igienica…oppure l’aria ….o l’acqua e magari pure quando uno andrà all’altro Mondo. p.

io

2 luglio 2015 alle 20:37

I buoni pasto: utili solo a tenere in piedi un giro di burocrati che stampano, trasportano, distribuiscono , lucrano . Il lavoratore: è costretto a consumare i pasti di tavole calde o bar di infima qualità, spendendo i 5 euro del buono (facendo attenzione che non scada) + altri 5 di tasca propria, 10 euro ovvero 200 euro al mese! Se poi scadono, non li usa o altro …l’azienda li ha pagati, la società emettitrice ha incassato, il lavoratore non ha consumato, utto guadagno epr la società emettitrice a spese del lavoratore. L’unica cosa intelligente sarebbe semplicemente metterli in busta paga, con pari o simile tassazione! Lasciando libertò al lavoratore di spenderlo come vuole, di portarsi da casa una SANA schiscetta preparata con cibo genuino spendendo forse un terzo, ed impiegano il corrispettivo dle buono pasto come parte della propria retribuzione come più gli aggrada!
BR

claudio bin

3 luglio 2015 alle 10:44

Ma perché in Regione FVG i buoni pasto vengono rimborsati in busta paga al prezzo di Euro 11quindi chi fa 4 rientri a settimana il vantaggio di trovarsi circa 160 euro in più nello stipendio ? Fortunati anche i dipendenti della Provincia di Udine che tra poco passeranno in Regione beneficiando . QUESTO SI CHIAMA COMPARTO UNICO

Fabrizio

3 luglio 2015 alle 12:12

Ancora un provvedimento che penalizza i più poveri, che magari comprano il cibo al supermercato per risparmiare. E allora perché non abolire tutti i benefit dei politici e dare anche a loro un ticket da 7 euro??

Luca Merigo

3 luglio 2015 alle 14:54

Ma se il buono pasto supera i 7 euro e non lo consumo le tasse pagate sull’eccedenza (INPS e IRPEF) vengono stornate? Perché quell’eccedenza mi viene conteggiata come se fosse stipendio.
Inoltre non facendomelo utilizzare (porto il cibo da casa) nessuno ha pensato che i consumi si ridurranno e quindi anche l’IRPEF pagati dai commercianti che ricevevano il mio buono nel weekend?

Marina

3 luglio 2015 alle 15:41

ASSURDO, io sono andato a comprarmi un tramezzino per il pranzo al carrefour, volendo utilizzare un unico ticket cartaceo da 5,91 e non me lo hanno accettato perchè il lettore ottico rifiutava il codice a barra, ora il mio codice a barre è lo stesso di 1060 altri lavoratori per cui il primo mangia gli altre 1059 muoiono di fame ! FANTASTICO

William

4 luglio 2015 alle 12:01

Io accetterei anche, a patto che il datore di lavoro mi dia la possibilità, nei 15 minuti di pausa pranzo che mi spettano, di raggiungere il luogo in cui usufruirne, mangiare e poi tornare sempre appunto nei 15 minuti. Io finora facevo la spesa e mi portavo le cose al lavoro, non mi sembrava di rubare. Visto che la ridicola pausa da 15 minuti praticamente la saltavo, così sarò invece costretto ad usufruirne. Quarto d’ora in meno da dedicare al lavoro.

Bruno Del Bardo

5 luglio 2015 alle 10:30

Era ora! Non ne potevo più di vedere gente che fa la spesa settimanale con i “buoni pasto”, mentre io devo tirare fuori i soldi dal portafogli. I “buoni pasto” servono per la pausa pranzo durante i giorni di lavoro e non per farsi la spesa! Furbacchioni!

SpesaColTicket

5 luglio 2015 alle 12:03

Per Bruno Del Bardo- Di la verità che hai sempre rosicato mentre tutti usavamo i ticket per fare la spesa e tu invece dovevi pagare di tasca tua perché tu i ticket non li avevi….Rosicone!!!!

Alessandro

5 luglio 2015 alle 18:31

Per Bruno Del Bardo, fammi capire dove sta’ la furbata? Io lavoro in un’ azienda che anni fa’ decise di togliere le mense, quindi per sua convenienza adotto’ i buoni pasto. Svolgendo un lavoro esterno per la città’ mi trovo di volta in volta in zone diverse, e tu capisci che tutte le volte non posso chiedere ” accettate buoni pasto?”. Quindi a volte pago con il ticket e altre cash, quello che avanza ci faccio la spesa,

roberto minerva

6 luglio 2015 alle 08:09

addirittura si parla di abuso …questi egregi signori certamente non hanno idea di cosa voglia dire poter andare avanti anche con dei piccoli incentivi che si aspettano come manna dal cielo, magari per acquistare qualcosa alla quale normalmente si rinuncia… vergogna … solo vergogna… è troppo facile colpire sempre i più deboli chi non ha voce e potere… intanto continuano tutti i privilegi per parlamentari, dirigenti, industriali, grossi funzionari pubblici e privati, e ben note categorie protette… complimenti ancora una volta cari ipocriti governanti!

CarloG

6 luglio 2015 alle 12:16

Ma la vogliamo capire che siamo oggi burattini e domani schiavi in tutto e per tutto?
Credete ancora che normative e leggi siano fatte nell’interesse “del popolo” ? ormai e’ tutto pre-programmato al fine del raggiungimento di una precisa condizione sociale:
i servi
chi comanda e puo’.
La questione della Grecia non ha insegnato proprio nulla, allora?

diego cante

6 luglio 2015 alle 12:43

HO appena ritirato i buoni pasto degli.. ultimi DUE mesi… Sono io che mi comporto male se NON li uso nel giorno previsto?
E poi… MA CHE DIFFERENZA FA se li uso prima o dopo? Se compro un panino devo PER FORZA mangiarmi quello che ho comprato con il buono e non un altro? IL problema è di facile soluzione: abolizione dei buoni e soldi netti in busta paga.

Fernando D.

21 agosto 2015 alle 10:48

In base alla legge, il DPCM 18/11/2005, I ticket, che sostituiscono la mensa aziendale, possono essere spesi anche nei supermercati ma devono essere utilizzati per l’intero importo durante la giornata lavorativa e non possono essere cumulati. Chi preferiva mangiare cibi preparati da sé o doveva seguire un particolare regime dietetico fino a ieri poteva, contravvenendo alla legge, comprare i cibi, prepararli e portarseli al lavoro. Ciò però avveniva poiché non era facile controllare i ticket cartacei, con il ticket elettronico il controllo, che spetterebbe al datore di lavoro, è invece possibile e automatizzabile.
È ovvio che il problema sta alla fonte, il DPCM è infatti palesemente anticostituzionale poiché limita la libertà individuale di scelta di cosa nutrirsi, e inoltre è discriminatorio poiché impedisce di fatto ai lavoratori che debbono seguire un particolare regime alimentare di fruire di fatto del servizio sostitutivo della mensa.
Infatti, se l’acquisto deve essere fatto giorno per giorno, chi deve seguire una dieta come fa ad acquistare ad esempio 70 g di riso, 50 g di salsa di pomodoro e 1 cucchiaino di olio e 1 fetta di anguria per il pranzo ?

francesca

31 ottobre 2015 alle 14:34

E chi come me lavora in un centro commerciale???? la pausa pranzo la faccio CON I MIEI SOLDI. mi sembra GIUSTISSIMO che i dipendenti statali usino i buoni pasto giornaliero e non per farsi la spesa che poi paghiamo noi con le tasse… Spero venga rispettata questa legge

VirginiaC

25 febbraio 2016 alle 14:24

In quest’articolo ci sono tante di quelle notizie false da far paura, intanto il lavoratore che non si presenta a lavoro o che lavora meno di 6, 30 h al giorno non ha diritto al buono pasto. Alla signora che lavora al centro commerciale vorrei dire che le tasse per il mio buono pasto non le paga certo lei, dovrebbe inoltre saper leggere la busta paga, perchè anche il muratore ha in busta l’indennità di mensa… e ho scritto in busta, quindi gli viene conteggiata anche ai fini pensionistici, fatto che non avviene con i dipendenti pubblici.
Ogni lavoratore deve essere libero di utilizzare i buoni pasto come e dove vuole.
I buoni pasto sono un importante valore aggiunto per i lavoratori dipendenti, a patto che ognuno sia libero di utilizzarli come e dove desidera. Chiediamo che i ticket siano cumulabili e che siano accettati il più possibile, grazie a un lettore unico. Al momento, infatti, ogni circuito ha il proprio lettore: questo limita molto la possibilità di utilizzarli.
Il buono pasto o ticket è un titolo di pagamento dal valore predeterminato (stabilito dal datore di lavoro) che l’azienda consegna ai propri dipendenti come servizio sostitutivo della mensa. Può essere utilizzato sia durante la pausa pranzo, come effettivo pagamento del pasto, oppure come valuta di pagamento per l’acquisto di prodotti alimentari presso tutti gli esercizi convenzionati con le società che li emettono. Possono essere emessi sia sotto forma cartacea (il cosiddetto carnet) che, sotto forma di tessere elettroniche dotate di microchip, e vengono accettati da ristoranti, pizzerie, trattorie, bar, take away, fast food, gastronomie, supermercati e ipermercati convenzionati. Attenzione alla data di scadenza riportata sul buono. Oltre quella data non saranno più accettati in pagamento nei negozi.
Una delle notizie che si è diffusa negli ultimi mesi è che con i ticket elettronici non sarebbe stato più possibile pagare la spesa al supermercato o la cena in pizzeria. Non è vero: in realtà i buoni elettronici hanno gli stessi limiti di quelli cartacei. In questo senso la normativa non è cambiata come invece alcune notizie hanno fatto credere.
Il vero cambiamento riguarda la tassazione. Dal 1° luglio 2015, il valore esentasse dei ticket elettronici è passato da 5,29 euro a 7 euro. Per i buoni cartacei, invece, il tetto di esenzione è rimasto fissato a 5,29 euro. L’obiettivo è quello di avvicinare il valore dei ticket italiani alla media europea, ma anche di rendere più veloci e sicure le transazioni.

Di conseguenza, ai lavoratori che beneficiano dei ticket elettronici ogni mese entra in tasca qualche centesimo di euro in più. Ammesso che, ovviamente, li riescano ad utilizzare per i pagamenti. Al momento, infatti, l’accettazione dei buoni elettronici è davvero molto bassa. Ad esempio, pensando ai Ticket restaurant (tra i più diffusi), la card è accettata da appena 35.000 esercizi commerciali contro i 150.000 esercizi che accettano i buoni cartacei (appena il 23% degli esercizi convenzionati).

Se sei un lavoratore

Per i lavoratori il passaggio dal buono cartaceo alla card porta diversi vantaggi:

•i buoni sono caricati sulla card senza dovere necessariamente passare al ritiro in azienda;
•si riduce la possibilità di furto/smarrimento e di utilizzo da parte di malintenzionati, visto che ogni card prevede una specifica procedura per il furto/smarrimento con il blocco della stessa e l’emissione di una nuova carta con la valorizzazione dei buoni smarriti;
•risparmio fiscale: come abbiamo già detto grazie alle nuove norme i lavoratori avranno qualche centesimo in più in busta paga.

Ci sono anche svantaggi legati alla bassa accettazione delle card al momento negli esercizi commerciali in Italia. Se guardiamo alla Ticket restaurant smart la diffusione è di appena il 23% degli esercizi convenzionati che accettano i buoni cartacei. E questo è un problema. Per il resto non cambia nulla: le regole di utilizzo sono identiche a quelle previste per i buoni cartacei.

Se sei un negoziante

Guardando agli esercizi commerciali ci sono vantaggi legati:

•alla gestione più rapida della contabilizzazione, che avviene elettronicamente, e quindi alla possibilità di avere il pagamento dalla società emittente in minor tempo;
•alla riduzione del rischio di furto/smarrimento dei buoni pasto.

Però ci sono per loro anche grossi svantaggi:

•le commissioni di incasso, già altissime per i buoni cartacei, sono più alte;
•dovrebbero avere dai 4 ai 6 lettori per garantire l’accettazione di tutte le possibili card.

A ognuno il suo Pos

Il problema principale è che non esiste un Pos unico. Il sistema dei buoni pasto elettronici, così come quello dei buoni pasto cartacei, è infatti frammentato con diversi operatori presenti sul mercato. Esistono diversi tipi di buoni pasto elettronici: Ticket restaurant smart e Ticket Restaurant Mobile di Edenred, Day TRonic di Day Ristoservice, Pellegrini card, Blu Ticket card, Pass Lunch Card e Lunch Tronic di Sodexo (che emette Pass Lunch, Lunch Time e Ristomat), Qui! Ticket card, E ticket di Gemeaz.

Ogni società emittente buoni ha il suo lettore POS. Per cui ogni esercizio commerciale, per poter garantire l’accettazione di tutti i buoni pasto elettronici, dovrebbe avere almeno 6 diversi lettori di card. Qui! Group, Sodexo e Day Ristoservice hanno annunciato a marzo di volere introdurre un Pos unico in grado di leggere le diverse loro carte (sono in attesa del parere delle Autorità competenti). Pellegrini ha deciso di usare per la sua card i lettori di carte di credito, ovviamente quelli di proprietà di operatori con cui ha stretto una convenzione (al momento Cartasì, Setefi, alcune BCC, consorzio Triveneto). Però alla fine sicuramente non c’è la possibilità di avere un POS unico per tutte le card.

Per ridurre gli svantaggi per esercenti e lavoratori, e rendere il passaggio al buono elettronico più semplice possibile, bisogna lavorare sulla riduzione delle commissione di sconto del buono pasto (pagare fino al 15% è inaccettabile) e sull’introduzione di un POS unico.
(fonte: altro consumo)

carlantonio Vaccaro

8 marzo 2016 alle 14:40

Dice un saggio Napoletano….
“Gira gira ‘o citrulo sempre ‘nculo all’ortolano va!”

Traduco:
“Gira gira il cetriolo sempre in quel posto all’ortolano va!”

Spiego:
“Cambiano cambiano le cose ma sempre noi dobbiamo prenderlo in quel posto!”

“Se la merda avesse valore, i poveri nascerebbero senza culo…”

Poi ci chiediamo perché la gente scappa da questo sotto-stato?!?!?

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