Precetto e avviso bonario: che differenza c’è?
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6 Gen 2016
 
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Precetto e avviso bonario: che differenza c’è?

Diffide ad adempiere entro 10 giorni: la sottile differenza tra la minaccia legale del pignoramento e il sollecito di pagamento.

 

Bisogna dire la verità: gli avvocati sanno benissimo come spaventare la controparte, minacciando una serie infinita di conseguenze, tra diffide, intimazioni, ricorsi, citazioni, querele e controquerele, azioni civili e penali, precetti, sanzioni, interessi, rivalutazione, condanne alle spese legali e onorari per ognuno di questi passaggi. Ma è anche vero che poi, solo pochi di questi strumenti sono realmente utilizzabili e, a volte, lo sono con una certa incertezza di fondo. Insomma, l’avvocato sa, più dello stesso cittadino, quanto costi la giustizia e quanto ognuno di questi passaggi sia oneroso in termini di energie e di costi. Sicché, in una struttura della strategia difensiva secondo “escalation”, ci si trova prima a tentare tutti i mezzi di soluzione bonaria della controversia. Lo stesso cliente è più felice se ottiene il risultato immediatamente senza tanti costi. E allora, ben potrebbe essere che, a fronte di un invito alla mediazione poi non segua alcuna citazione; che dopo la notifica della citazione non ci sia l’iscrizione a ruolo della causa; che dopo il deposito della sentenza di condanna e la notifica del precetto, poi non faccia seguito il pignoramento e l’esecuzione forzata. Insomma, se è vero che la paura è anche l’arma migliore per ottenere il risultato, è anche vero che, una volta cessata la paura – il che succede quando la controparte non ha molto da perdere – scema anche la speranza di recuperare qualcosa. E allora tanto meglio impiegare le energie in un’altra vertenza.

 

Ecco perché non poche volte gli avvocati notificano la citazione solo per sperare, nelle more, di ricevere un invito della controparte a una transazione che eviti loro la causa (capita spesso con le finanziarie o con le utenze di alcuni servizi rivolti al consumatore).

Meno frequente – perché i costi sono identici – ma non impossibile è la notifica di un avviso bonario rispetto all’atto di precetto. Cerchiamo di comprendere meglio quest’ultima ipotesi.

 

 

1 | IL PRECETTO

 

Cos’è un precetto? Partiamo da questo semplice interrogativo, dalla risposta ancora più semplice: il precetto consiste in una diffida ad adempiere. Si tratta, però, a differenza delle comuni diffide, di un atto che il creditore è obbligato, per legge, a notificare al debitore prima di poter procedere al pignoramento. E poiché il pignoramento può aver luogo solo se il creditore è già in possesso di un titolo esecutivo (una sentenza anche di primo grado, un decreto ingiuntivo, un assegno o una cambiale, un contratto di mutuo stipulato davanti al notaio, ecc.), può notificare il precetto solo colui che abbia già detto titolo.

 

Il precetto è dunque l’ultimo avviso rivolto al debitore, in cui gli si comunica gli estremi del titolo esecutivo vantato dal creditore (in modo tale da porte, eventualmente, far opposizione se qualcosa non è corretto), gli si intima formalmente di eseguire l’adempimento dell’obbligazione e gli si dà un termine massimo di 10 giorni, scaduti i quali si procederà al pignoramento (leggi “Cos’è un atto di precetto?”).

 

Il precetto ha un’efficacia di 90 giorni scaduti i quali non è più possibile procedere al pignoramento; bisognerà allora notificare un secondo precetto (detto “precetto in rinnovazione”) e così via fino al termine di prescrizione del titolo esecutivo (che, per le sentenze e i decreti ingiuntivi è di 10 anni), dopo il quale non si potrà più fare nulla.

 

Il precetto deve essere necessariamente notificato a mezzo di ufficiale giudiziario o con la posta elettronica certificata. Il fatto però che a portare il plico a casa sia il comune postino non esclude che si possa trattare di precetto. Difatti, per le notifiche a mezzo posta, gli ufficiali giudiziari si possono valere del servizio di Poste Italiane.

Allora il tratto distintivo della notifica a mezzo posta del precetto è la busta del colore verde tipico degli atti giudiziari.

 

 

Come si riconosce un precetto

Il precetto viene scritto dall’avvocato del cliente su comunissima carta e non ha formule prestabilite. Per cui, nella sostanza, potrebbe essere confuso con una semplice diffida. Tuttavia, a ben vedere, il precetto deve necessariamente contenere alcuni elementi richiesti dalla legge a pena di nullità, senza i quali non si può parlare di precetto. Essi sono:

 

– l’intestazione dell’atto (che, appunto, deve iniziare con la dicitura “Atto di precetto”);

 

– l’intimazione ad adempiere entro 10 giorni;

 

– l’avvertimento che, in caso di mancato adempimento, si potrà procedere ad esecuzione forzata;

 

– l’indicazione delle parti (creditore e debitore);

 

– la data in cui è stato notificato il titolo esecutivo: adempimento quest’ultimo obbligatorio che, tuttavia, può avvenire in tutt’uno con la notifica del precetto. Così, di norma, le sentenze vengono notificate con spillato a tergo il precetto;

 

– la trascrizione del titolo esecutivo se si tratta di cambiali o assegni (in pratica, il precetto indicherà tutti gli elementi del titolo esecutivo, come la data, il numero di serie, la banca, ecc.);

 

– la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio della parte creditrice nel comune in cui ha sede il giudice dell’esecuzione;

 

– la firma della parte o, se redatto dall’avvocato, la firma di quest’ultimo e la procura del cliente (oppure la menzione della procura rilasciata su altro atto processuale precedentemente notificato alla parte);

 

– la notifica formale a mezzo dell’ufficiale giudiziario o per PEC.

 

 

LA DIFFIDA AD ADEMPIERE O L’AVVISO BONARIO

 

Anche la diffida o l’avviso bonario sono due atti redatti dalla parte o dal suo avvocato, che – anche se non succede spesso – potrebbero essere notificati con l’ufficiale giudiziario. Anch’esse, poi, potrebbero assegnare al debitore un termine di 10 giorni per l’adempimento. Tuttavia, a differenza del precetto:

 

– manca l’intestazione “Atto di precetto”;

 

– manca la formale intimazione ad adempiere con avvertimento che, in difetto, si procederà a pignoramento; al posto loro c’è un generico invito al pagamento;

 

– manca la dichiarazione di residenza e l’elezione di domicilio.

 

È, comunque, il tenore complessivo dell’atto che dovrebbe far comprendere, comunque, se si è in presenza di un precetto o di un avviso bonario. Nel secondo caso, infatti, il tono è certamente meno categorico e formale.

 

 

LE CONSEGUENZE

 

Stabilire se si è in presenza di un precetto o di un avviso bonario ha delle implicazioni pratiche non indifferenti. Solo nel primo caso, infatti, dopo 10 giorni sarà possibile ricevere la visita dell’ufficiale giudiziario; nel caso invece dell’avviso bonario nulla potrà avvenire nei confronti del debitore se prima non è stato notificato il precetto (sicché il debitore avrà ancora tempo per adempiere).

 

Dall’altro lato, invece, nel caso dell’avviso bonario, il debitore che riscontri delle anomalie e incongruenze non potrà presentare opposizione all’esecuzione forzata, davanti al giudice delle esecuzioni, dovendo perciò attendere il formale precetto (sul punto leggi l’interessante sentenza commentata nell’articolo “Precetto nullo: opposizione all’esecuzione impossibile”).


 


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