Dipendenti su Facebook: sì ai controlli occulti dell’azienda
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14 Set 2015
 
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Dipendenti su Facebook: sì ai controlli occulti dell’azienda

Controlli a distanza: il datore di lavoro può creare un profilo falso e far cadere in trappola il dipendente; l’inganno architettato dall’azienda può essere valida prova per il licenziamento.

 

Si fa un gran parlare, in questi tempi, di controlli a distanza sui pc e smartphone dei lavoratori, recentemente introdotti dal Job Act (leggi: “Nuovi controlli a distanza sui lavoratori”); tuttavia i giudici hanno sempre riconosciuto al datore di lavoro più o meno ampi poteri di verifica, “a distanza”, della fedeltà dei propri dipendenti. Come l’ingaggio di un detective privato per accertare il legittimo utilizzo dei tre giorni di permesso consentiti a chi assiste parenti disabili o per controllare che, durante la malattia, il lavoratore non compia attività incompatibili con il suo stato di infermità.

 

Non solo. Sono ammessi anche i cosiddetti controlli occulti (eseguiti dal datore o da soggetti terzi appositamente ingaggiati) per verificare eventuali comportamenti illeciti del dipendente. È il caso, per esempio – di recente accadimento – in cui l’azienda, che già abbia il sospetto che uno dei suoi lavoratori trascorra troppo tempo su Facebook, crei un falso profilo femminile, per provare l’assenteismo del lavoratore e licenziarlo per giusta causa.

Nel caso di specie, il datore aveva creato l’esca virtuale con il preciso scopo di procurarsi le prove delle tendenze lassiste dell’impiegato, per poi utilizzarle contro di lui, in processo, nel caso in cui questi (così come è avvenuto) avesse contestato il licenziamento. La Cassazione, in questi casi, ritiene legittimo il tranello (o meglio, il “controllo occulto”) architettato dall’azienda: esso “non costituisce di per sé una violazione dei principi di buona fede e correttezza nell’esecuzione del rapporto di lavoro, ma attiene piuttosto a una mera modalità di accertamento dell’illecito commesso dal lavoratore, non invasiva né induttiva all’infrazione, avendo funzionato come mera occasione o sollecitazione cui il lavoratore ha prontamente e consapevolmente aderito” [1].

 

In ogni caso, il datore ha una serie di obblighi preliminari prima di esercitare tali forme di controlli, secondo quanto precisato dal Garante della Privacy [2]:

 

– il datore di lavoro deve informare chiaramente e in modo particolareggiato, i dipendenti su quali siano le modalità di utilizzo degli strumenti messi a disposizione oltre alle modalità dei controlli in essere;

 

– i controlli devono svolgersi con modalità non eccessivamente invasive e rispettose delle garanzie di libertà e dignità dei dipendenti e, in ogni caso, sempre secondo i canoni generali della correttezza e buona fede contrattuale.

 

In buona sostanza, quindi, la creazione di un profilo falso su un social network che “induca in tentazione” il dipendente, e le conseguenti chat tra questi e l’utente immaginario, è un valido argomento di prova che può essere utilizzato, in una potenziale causa, per dimostrare la fondatezza della giusta causa di licenziamento in tronco.

 


[1] Cass. sent. n. 10955 del 27.05.2015.

[2] Garante Privacy, vademecum lavoro del 15.05.2015.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
23 Giu 2016 Paola Ferrari

Vorrei avere la Vostra opinione sul comportamento di dipendenti assenti per malattia che postano su facebook foto al ristorante e in discoteca. Cosa può fare il datore di lavoro oltre alla visita di controllo?
Grazie.