codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. successivo
 

Art. 1 codice civile: Capacità giuridica

La capacità giuridica si acquista dal momento della nascita (1).

I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all’evento della nascita (2).


Commento

Capacità giuridica: idoneità di una persona ad essere titolare di diritti, potestà, obblighi e doveri. È riconosciuta ad ogni persona fisica vivente nonché, in varia misura, agli enti giuridici [v. 11 ss.]: essa non può essere oggetto di rinuncia o di transazione [v. 1966].

Nascita: separazione del feto dal corpo materno, coincide con l’inizio della respirazione polmonare individuata col primo vagito. La norma non richiede la vitalità, cioè la possibilità di sopravvivere, né una durata minima della vita.

Concepito: colui che è stato procreato ed è nel ventre materno.

 

(1) La capacità giuridica si perde soltanto al momento della morte. Cfr. l. 1-4-1999, n. 91, che contiene la nuova disciplina dei trapianti di organi da cadavere.

La capacità giuridica si perde anche a seguito di una dichiarazione di morte presunta [v. 58] alla quale la legge ricollega gli stessi effetti della morte naturale, salvo prova contraria.

Nel nostro ordinamento non è, invece, ammessa la cd. morte civile, cioè la situazione di chi, pur essendo vivente, è privato di tutti i diritti.

Non è possibile altresì un’incapacità giuridica generale ed assoluta: è invece, configurabile, in alcuni casi, un’incapacità speciale, che indica l’impossibilità per una persona di essere titolare di alcuni rapporti (es.: il minore è incapace in materia di lavoro, il fallito non può essere nominato tutore).

(2) In particolare, il concepito è capace di succedere [v. 462] e di ricevere per donazione [v. 784].

 

La nozione di capacità giuridica, sebbene dal punto di vista pratico sia di scarsa rilevanza, è attuazione dell'art. 3 Cost.: il riconoscimento della capacità giuridica a tutte le persone fisiche è, infatti, presupposto imprescindibile per la concreta attuazione del principio di uguaglianza.


Giurisprudenza annotata

Della persona fisica e della personalità

Il nascituro ha il diritto a nascer sano, in virtù, in particolare, degli art. 2 e 32 cost. (nonché dell'art. 3 della Dichiarazione di Diritti fondamentali dell'Unione europea che esplicitamente prevede il diritto di ogni individuo all'integrità psico-fisica). Per tale motivo, sia la mancata informazione, sia la prescrizione di un farmaco ritenuto teratogeno devono essere ritenute dai giudici come fonti autonomi di responsabilità nei confronti del nascituro, per la violazione dell'obbligo di non prescrivere farmaci potenzialmente lesivi del bene salute.

(Cass Civ. Sez III 11/05/09 n10741)

 

Dalle norme presenti nel nostro ordinamento e dalle pronunce giurisprudenziali ancora in fase di evoluzione, si evince che: lo statuto giuridico di confine tra il concepito non ancora nato e il concepito nato, non è stato ancora risolto dal punto di vista della titolarità piena o di una soggettività attenuata, di una aspettativa legittima, persona o speranza di diventare persona, in quanto, sebbene la l. 194/78 riconosca la tutela umana sin dal suo inizio, garantendo la natura di soggetto al concepito, l'art. 1 del c.c. dispone che la capacità giuridica si acquista solo con la nascita, enunciato che negherebbe la capacità giuridica del concepito. In tale quadro le disposizioni di legge che in deroga al principio generale dettato dall'art. 1 c.c. prevedono la tutela dei diritti del nascituro, sono da intendersi di carattere eccezionale e come tali di stretta interpretazione.

(Ufficio indagini Preliminari Trib. Cremona 14 luglio 2011)

 

 

Legittimazione attiva e passiva

Va riconosciuta al nato la legittimazione attiva a far valere il "danno da nascita malformata", originatosi nel momento del concepimento, a causa dell'omessa o errata diagnosi prenatale.

(Cass. Civ. Sez III 02 ottobre 2013 n. 16754)

 

 

Responsabilità civile

Nel caso in cui il medico ometta di segnalare alla gestante l'esistenza di più efficaci test diagnostici prenatali rispetto a quello in concreto prescelto, impedendole così di accertare l'esistenza di una malformazione congenita del concepito, quest'ultimo, ancorché privo di soggettività giuridica fino al momento della nascita, una volta venuto ad esistenza ha il diritto, fondato sugli art. 2, 3, 29, 30 e 32 cost., ad essere risarcito, da parte del sanitario, del danno consistente nell'essere nato non sano, rappresentato dall'interesse ad alleviare la propria condizione di vita impeditiva di una libera estrinsecazione della personalità.

(Cass. Civ. Sez III 02 ottobre 2013 n. 16754)

 

Il "vulnus" lamentato da parte del minore malformato non è la manifestazione in sé considerata, non è, in altri termini, l'infermità intesa in senso naturalistico, bensì lo stesso stato funzionale di infermità, la condizione evolutiva della vita handicappata intesa come proiezione dinamica dell'esistenza, che non è semplice somma algebrica della vita e dell'handicap, ma sintesi di vita ed handicap, sintesi generatrice di una vita handicappata.

(Cass. Civ. Sez III 02 ottobre 2013 n. 16754)

 

In forza della propagazione intersoggettiva degli effetti diacronici dell'illecito, l'interesse alla procreazione cosciente e responsabile non è solo della madre, ma altresì del futuro bambino, per il quale la situazione soggettiva tutelata è il diritto alla salute, non quello a nascere sano.

(Cass. Civ. Sez III 02 ottobre 2013 n. 16754)

 

La responsabilità sanitaria per omessa diagnosi di malformazioni fetali e conseguente nascita indesiderata va estesa, oltre che nei confronti di entrambi i genitori, anche ai fratelli del neonato, che rientrano a pieno titolo tra i soggetti protetti dal rapporto intercorrente tra il medico e la gestante, e nei cui confronti la prestazione è dovuta.

(Cass. Civ. Sez III 02 ottobre 2012 n. 16754)

 

In relazione ad un'azione di risarcimento danni proposta nei confronti dei medici curanti dai genitori, in proprio e nella qualità di esercenti la potestà genitoriale, di un minore nato con gravi malformazioni causalmente collegate alla somministrazione alla madre, ai fini dell'ovulazione, di farmaco con proprietà teratogene, senza il rispetto dell'obbligo di una corretta informazione, ai fini del consenso, in ordine ai rischi della terapia adottata, limitatamente alla titolarità di alcuni interessi personali protetti (quali il diritto alla vita, il diritto alla salute o integrità psico-fisica, il diritto all'onore o alla reputazione, il diritto all'identità personale), tra cui il "diritto a nascere sano", il nascituro è soggetto giuridico, precisando che quella della soggettività giuridica è una nozione più ampia di quella di capacità e di quella e personalità giuridica e rispetto ai predetti diritti l'avverarsi della "condicio iuris" della nascita, o cui al comma 2 dell'art. 1, c.c., è condizione imprescindibile per la loro azionabilità.

(Cass. Civ. SezIII 11/05/2009 n10741)

 

 

Unione Europea

Le disposizioni di una direttiva comunitaria non attuata hanno efficacia diretta nell'ordinamento dei singoli stati membri - sempre che siano incondizionate e sufficientemente precise e lo Stato destinatario sia inadempiente per l'inutile decorso del termine accordato per dare attuazione alla direttiva - limitatamente ai rapporti tra le autorità dello Stato inadempiente ed i soggetti privati (cosiddetta efficacia verticale), e non anche nei rapporti interprivati (cosiddetta efficacia orizzontale). Infatti , esclusivamente in tal senso si è pronunciata - sin dalla sentenza 26 febbraio 1986 nella causa n. 152/84 (Marshall/Southampton and South-West Hampshire Area Health Authotity) - la giurisprudenza della Corte di giustizia europea (vincolante per i giudici nazionali), la quale non ha affatto superato il principio che le direttive obbligano esclusivamente gli Stati alla loro attuazione mediante strumenti normativi interni (talché l'applicazione delle loro disposizioni ai singoli è soltanto l'effetto indiretto delle disposizioni interne che le recepiscono), ma ha, più limitatamente, stabilito che lo Stato non può opporre ai singoli l'inadempimento, da parte sua, degli obblighi impostigli dalla direttiva, per cui esso risponde, nei loro confronti, dei danni derivanti da tale inadempimento).

(Cass Civ. Sez. I n. 23937)

 

Il diritto all'equa riparazione per violazione del termine ragionevole del processo, introdotto dalla l. 24 marzo 2001 n. 89 con efficacia non retroattiva (salvo il limite risultante dalla norma di diritto intertemporale di cui all'art. 6 ed alle condizioni ivi previste), non può essere acquisito da persona che, al momento dell'entrata in vigore di detta legge, non era più in vita, giacché con la morte viene meno la soggettività giuridica e, di conseguenza, la capacità di assumere la titolarità di situazioni giuridiche; in tal caso, pertanto, il diritto all'indennizzo neppure può essere preteso dall'erede del defunto, non essendo trasmissibile all'erede ciò che non è esistente nel patrimonio del "de cuius" al momento del decesso.

(Cass. Civ Sez.I 04/04/2003 n. 5264)

 

 

Notificazioni

La notificazione della citazione introduttiva del giudizio di primo grado effettuata ad una persona già deceduta è giuridicamente inesistente, posto che la capacità giuridica si acquista dal momento della nascita e si estingue con la morte; ne consegue l'insanabile nullità, rilevabile anche d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio, delle sentenze pronunciate nel corso del processo nei confronti del soggetto deceduto prima dell'inizio dello stesso.

(Cass. Civ. Sez II n. 14360)



 
Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti