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Art. 10 codice civile: Abuso dell’immagine altrui

Qualora l’immagine di una persona o dei genitori, del coniuge o dei figli sia stata esposta o pubblicata fuori dei casi in cui l’esposizione o la pubblicazione è dalla legge consentita, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione (1) della persona stessa o dei detti congiunti (2), l’autorità giudiziaria, su richiesta dell’interessato, può disporre che cessi l’abuso, salvo il risarcimento dei danni (3) (4).


Commento

Immagine: sembianza o aspetto fisico di un soggetto ma anche il suo modo d’essere come si percepisce esteriormente, ed è, quindi, un concetto più esteso del ritratto. L’(—) è tutelata al pari del nome, in quanto segno distintivo essenziale di ciascun individuo. Si parla, pertanto, di un diritto all’(—).

Decoro: sentimento della propria dignità. Esso costituisce un aspetto del cd. diritto all’onore, la cui tutela si desume dalla normativa penalistica (ex art. 594 c.p. che punisce l’ingiuria), dall’articolo in esame e dalla legge sul diritto d’autore.

Reputazione: considerazione in cui ciascuno è tenuto dagli altri. È configurabile un diritto alla (—) tutelabile civilmente (ex artt. 10 e 2043) e penalmente (ex 595 c.p. che punisce la diffamazione).

 

(1) Per legge, il ritratto della persona non può essere esposto o pubblicato senza consenso di questa quando: a) la riproduzione dell’immagine non è giustificata dalla notorietà o dall’incarico pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici e culturali, ovvero dal collegamento a fatti, avvenimenti o cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico; b) l’espressione o la messa in commercio dell’immagine rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione e al decoro della persona ritratta.

(2) La protezione dell’immagine spetta, innanzitutto, alla persona interessata: la norma, tuttavia, riconosce il diritto ad agire in giudizio anche ai parenti più prossimi, in omaggio al principio di solidarietà familiare.

(3) In caso di abuso dell’immagine l’interessato, o uno stretto congiunto, potrà ottenere dal giudice la cessazione della condotta lesiva (mediante, ad esempio, la distruzione o il sequestro delle fotografie o degli altri oggetti riproducenti le sembianze), nonché il risarcimento dei danni patrimoniali [v. 2043] e non patrimoniali [v. 2059].

(4) La legge riconosce e disciplina il diritto alla privacy nel trattamento dei dati personali, in riferimento al diritto alla riservatezza e all’identità personale, posto in essere con o senza l’ausilio di mezzi informatici. Nel caso di minore, il diritto alla riservatezza, nel bilanciamento degli opposti valori costituzionali (diritto di cronaca e diritto alla privacy), deve essere considerato assolutamente preminente.

 

La norma è da coordinare con la legislazione speciale in materia di diritto d’autore e di riservatezza. In generale, è consentita la pubblicazione dell’immagine altrui quando vi sia il consenso, espresso o implicito, della persona ritratta; il consenso non è richiesto quando la pubblicazione soddisfi un interesse pubblico prevalente (es. diritto all’informazione; diritto di cronaca) e, in tale ambito, quando si tratti di personaggio noto. Il diffondersi delle nuove tecnologie (internet e social network) pone particolari problemi circa le modalità di acquisizione del consenso (che occorre sempre accertare) e di controllo sulla circolazione delle immagini e, più in generale, dei dati sensibili e cd. supersensibili (salute, orientamento sessuale) che possono essere diffusi e conservati solo attraverso l’uso di strumenti (codici, cifrature) che non consentano l’identificazione. In caso di violazione, l’interessato può chiedere la cessazione del fatto lesivo (mediante distruzione o sequestro, anche in via d’urgenza, delle riproduzioni) e il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale.


Giurisprudenza annotata

Persona fisica e diritti della personalità

In tema di privacy, la circostanza che i dati personali siano stati resi noti alla stampa direttamente dagli interessati in una pregressa occasione non ha valore di consenso tacito al trattamento anche in contesti diversi dalla loro originaria pubblicazione, poiché l'interessato può essere contrario a che l'informazione da lui già resa nota riceva una ulteriore e più ampia diffusione, dovendosi ritenere che la deroga prevista dall'art. 137, ultimo comma, del d.lgs. 30 giugno 2006, n. 196 concerna solo l'essenzialità del dato trattato e non anche l'interesse pubblico alla sua diffusione, di cui va apprezzata autonomamente l'idoneità, in ispecie rispetto al diritto del minore alla riservatezza e al diritto alla non divulgabilità del proprio domicilio. (Nell'enunciare il principio, la S.C. ha ritenuto irrilevante che le sembianze ed i dati della figlia minore fossero stati già diffusi in precedenza direttamente dagli interessati, così come si è ritenuta non divulgabile la foto della palazzina di residenza, trattandosi di una piccola località, che consentiva una facile ricostruzione dell'indirizzo della privata dimora).

(Cass. Civ Sez. I 06/122013 n. 27381)

 

In tema di autorizzazione dell'interessato alla pubblicazione della propria immagine, le ipotesi previste dall'art. 97, secondo comma, della legge 22 aprile 1941, n. 633, ricorrendo le quali l'immagine può essere riprodotta senza il consenso della persona ritratta, sono giustificate dall'interesse pubblico all'informazione, determinando una pretesa risarcitoria solo se da tale evento derivi pregiudizio all'onore o al decoro della medesima. Ne consegue che la persona colta da una ripresa televisiva (poi mandata in onda), senza il suo consenso, in una stazione ferroviaria ed in mezzo ad una folla anonima di passeggeri, tra cui anche numerosi partecipanti alla manifestazione nota come "gay pride", avvenimento di interesse pubblico, non ha diritto al risarcimento non essendo comunque configurabile un danno in quanto, in relazione al contesto, la possibilità di essere individuato costituisce "un rischio della vita" che non ci si può esimere all'accettare.

(Cass. Civ Sez. III 24/10/2013 n. 24110)

 

 

Danni

L'illecita pubblicazione dell'immagine altrui obbliga al risarcimento anche dei danni patrimoniali, che consistono nel pregiudizio economico di cui la persona danneggiata abbia risentito per effetto della predetta pubblicazione e di cui abbia fornito la prova. In ogni caso, qualora - come accade soprattutto se il soggetto leso non è persona nota - non possano essere dimostrate specifiche voci di danno patrimoniale, la parte lesa può far valere (conformemente ad un principio recepito dall'art. 128 l. 22 aprile 1941 n. 633, novellato dal d.lg. 16 marzo 2006 n. 140, non applicabile alla specie ratione temporis) il diritto al pagamento di una somma corrispondente al compenso che avrebbe presumibilmente richiesto per concedere il suo consenso alla pubblicazione, determinandosi tale importo in via equitativa, avuto riguardo al vantaggio economico presumibilmente conseguito dell'autore dell'illecita pubblicazione in relazione alla diffusione del mezzo sul quale la pubblicazione è avvenuta, alle finalità perseguite e ad ogni altra circostanza congruente con lo scopo della liquidazione.

(Cass. Civ Sez. III 11/05/2010 n. 11353)

 

 

Adozione

In tema di adozione, ai genitori del minore è riconosciuta una legittimazione autonoma connessa ad un'intensa serie di poteri, facoltà e diritti processuali, atta a fare assumere loro la veste di parti necessarie e formali dell'intero procedimento di adottabilità e, quindi, di litisconsorti necessari pure nel giudizio d'appello, quand'anche in primo grado non si siano costituiti, con conseguente necessità di integrare il contraddittorio nei loro confronti, ove non abbiano proposto il gravame.

(Cass. Civ Sez. I 04/07/2011 n. 14554)

 

 



 
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