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Art. 1000 codice civile: Riscossione di capitali

Per la riscossione di somme che rappresentano un capitale gravato d’usufrutto (1), è necessario il concorso del titolare del credito e dell’usufruttuario. Il pagamento fatto a uno solo di essi non è opponibile all’altro, salve in ogni caso le norme relative alla cessione dei crediti (2).

Il capitale riscosso dev’essere investito in modo fruttifero e su di esso si trasferisce l’usufrutto. Se le parti non sono d’accordo sul modo d’investimento, provvede l’autorità giudiziaria.


Commento

Cessione del credito: [v. 1260].

 

Usufrutto di capitali: si ha quando un soggetto, creditore di una somma di denaro, conceda ad un terzo il diritto di esigere e di far propri i frutti (interessi) prodotti dal capitale stesso.

 

Titolare del credito: soggetto che ha diritto di pretendere da altri l’adempimento di una prestazione di carattere patrimoniale, ossia valutabile in termini economici.

 

Opponibilità: attitudine di un atto, valido ed efficace tra le parti, a essere efficace anche nei confronti dei terzi. L’atto inopponibile ai terzi è efficace tra le parti, ma, per i terzi, è come se non fosse mai stato concluso.

 

Investimento: iniziativa a carattere economico attraverso la quale il possessore di una certa quantità di ricchezza, anziché sperperarla o tenerla immobilizzata, la impiega in operazioni che risultino idonee ad incrementarla.

 

(1) Oggetto del diritto non sono i frutti (di cui l’usufruttuario diviene titolare senza obbligo di restituirli alla fine dell’usufrutto) ma il bene-capitale medesimo.

 

(2) Il riferimento alle norme della cessione del credito [v. 1260] implica l’esplicazione della formalità della notificazione dell’usufrutto al debitore, allo scopo di rimuovere la sua buona fede circa la persistenza della titolarità del credito in capo al cedente.


Giurisprudenza annotata

Usufrutto

Oggetto di usufrutto possono essere anche diritti di credito. L'ipotesi di capitali gravati di usufrutto è espressamente prevista e disciplinata dall'art. 1000 c.c. in base al quale l'usufruttuario ha anche il diritto alla riscossione delle somme che rappresentano il capitale in concorso con il titolare del credito e con conseguente trasferimento dell'usufrutto sul credito derivante dall'investimento fruttifero (crediti, titoli o altro). È logica, pertanto, e coerente la previsione da parte del testatore che abbia previsto un controllore nell'esercizio dei poteri di amministrazione spettanti all'erede usufruttuaria anche al fine di aiutare quest'ultima, moglie del testatore, nella gestione dei frutti dei beni oggetto dell'usufrutto, nonché di affiancare all'usufruttuaria un soggetto (nominato erede e nudo proprietario del diritto di credito oggetto dell'usufrutto) onde favorire la riscossione del credito e il seguente reinvestimento.

Cassazione civile sez. II  24 febbraio 2009 n. 4435  

Espropriazione

In ipotesi di espropriazione di fondo gravato da usufrutto, regolata, per la determinazione della relativa indennità, dalla l. 25 giugno 1865 n. 2359, qualora solo l'usufruttuario abbia agito in giudizio di opposizione alla stima, e non anche il nudo proprietario, nei confronti di costui va ordinata l'integrazione del contraddittorio, sussistendo tra i suddetti litisconsorzio necessario ai sensi del combinato disposto degli art. 27 e 52 della citata legge n. 2359 del 1865 e 1000 c.c., atteso che la indennità espropriativa deve essere liquidata esclusivamente nei confronti del proprietario del fondo soggetto ad espropriazione, mentre il diritto di usufrutto, una volta emesso il provvedimento ablatorio, si trasferisce sull'indennità, con la necessità, ai fini della riscossione della somma rappresentativa della stessa, del concorso del titolare del credito e dell'usufruttuario.

Cassazione civile sez. I  30 luglio 1982 n. 4364  

Intervento in causa

Il coniuge superstite del creditore, il quale abbia veste di usufruttuario "ex lege", in base all'art. 581 c.c. (nel testo e nel regime previgente alla l. 19 maggio 1975 n. 151, sulla riforma del diritto di famiglia), e, ai sensi dell'art. 1000 della stesso codice, contitolare, insieme con l'erede, del diritto di credito, del "de cuius", con la conseguente legittimazione concorrente, sul piano processuale, la quale, pur non impedendo a ciascuno dei due soggetti di agire in giudizio per la riscossione del credito, determina, in mancanza dell'assenso dell'altro interessato alla prestazione ad esclusivo favore di colui che abbia agito, la necessità del litisconsorzio ex art. 102 c.p.c., dettata dall'opportunità di evitare giudicati contraddittori, e, di conseguenza, nel giudizio di appello, la integrazione del contraddittorio a termini dell'art. 331 c.p.c., anche con la spontanea costituzione in giudizio in via di intervento.

Cassazione civile sez. I  09 febbraio 1981 n. 790  



 
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