Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 1001 codice civile: Obbligo di restituzione. Misura della diligenza

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



L’usufruttuario deve restituire le cose che formano oggetto del suo diritto, al termine dell’usufrutto, salvo quanto è disposto dall’art. 995 (1).

Nel godimento della cosa egli deve usare la diligenza del buon padre di famiglia (2) (3).

Commento

Diligenza del buon padre di famiglia: [v. 1176].

 

(1) La regola si armonizza col contenuto del diritto d’usufrutto [v. 978], nonché con la correlativa eccezione del quasi-usufrutto [v. 995].

 

(2) In particolare si deve applicare il criterio della valutazione della diligenza con riguardo alla natura dell’attività esercitata.

 

(3) Quando la gestione di un fondo rustico sia affidata a estranei, l’obbligo di diligenza risulta dall’usufruttuario adempiuto mediante un controllo costante sulla loro opera.

Giurisprudenza annotata

Usufrutto, uso, abitazione, nuda proprietà

Concesso in affitto un fondo rustico dall'usufruttuario per la durata di venti anni, con un canone d'affitto modesto, ed estintosi l'usufrutto per decesso dell'usufruttuario stesso, non sussiste la nullità di detto contratto non prevedendo il nostro ordinamento la nullità del contratto di affitto stipulato dall'usufruttuario in frode dei diritti del nudo proprietario (nella specie, l'usufruttuario deceduto nel 1998 aveva stipulato nel 1994 il contratto di affitto per la durata di venti anni).

Cassazione civile sez. III  25 luglio 2003 n. 11561  

 

L'usufruttuario che, eseguendo opere, alteri l'originaria destinazione economica dell'immobile si rende inadempiente all'obbligazione di godere della cosa con la diligenza del buon padre di famiglia e, essendo tenuto ad indennizzare il nudo proprietario, può essere condannato al risarcimento del danno in forma specifica.

Cassazione civile sez. un.  14 febbraio 1995 n. 1571  

 

L'usufruttuario, che esegue (o che consenta siano eseguite) opere che alterino l'originaria destinazione dell'immobile oggetto del suo diritto, si rende inadempiente all'obbligazione di godere della cosa usando della diligenza del buon padre di famiglia e, essendo tenuto a risarcire il danno che ne derivi al nudo proprietario, può essere condannato al risarcimento del danno in forma specifica e, perciò al ripristino delle precedenti condizioni dell'immobile.

Cassazione civile sez. un.  14 febbraio 1995 n. 1571  

 

 

Città del Vaticano

Al rapporto di provvista del beneficio ecclesiastico è applicabile il principio sancito in tema di usufrutto dall'art. 1001 c.c., con la conseguenza che il titolare del beneficio parrocchiale, intervenuta la sua rimozione dall'ufficio, è personalmente debitore della restituzione dei beni costituenti la dotazione della parrocchia verso l'autorità ecclesiastica che ne ha disposto l'investitura nel beneficio e la successiva rimozione e, per essa, verso colui che nell'ufficio sia succeduto.

Cassazione civile sez. II  27 aprile 1982 n. 2612  

 



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