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Art. 1002 codice civile: Inventario e garanzia

L’usufruttuario prende le cose nello stato in cui si trovano.

Egli è tenuto a fare a sue spese l’inventario dei beni, previo avviso al proprietario (1). Quando l’usufruttuario è dispensato dal fare l’inventario, questo può essere richiesto dal proprietario a sue spese.

L’usufruttuario deve inoltre dare idonea garanzia. Dalla prestazione della garanzia sono dispensati i genitori che hanno l’usufrutto legale sui beni dei loro figli minori. Sono anche dispensati il venditore e il donante con riserva d’usufrutto; ma, qualora questi cedano l’usufrutto, il cessionario è tenuto a prestare garanzia.

L’usufruttuario non può conseguire il possesso dei beni prima di avere adempiuto agli obblighi su indicati (2).


Commento

Garanzia: [v. 1179]; Usufrutto legale dei genitori: [v. 324]; Vendita: [v. 1470]; Possesso: [v. Libro III, Titolo VIII].

 

Inventario: atto con cui si accerta la consistenza di un patrimonio e, nell’ipotesi di usufrutto, l’obbligo di redigerlo grava su ciascun titolare esclusivo o contitolare.

 

(1) L’inventario può essere stilato in forma pubblica e privata: nel primo caso, le dichiarazioni del pubblico ufficiale fanno piena fede fino a querela di falso [v. 2700]; nel secondo caso emerge una confessione stragiudiziale [v. 2735].

 

(2) La mancata acquisizione del possesso in seguito all’omissione della formalità dell’inventario o al mancato rilascio della garanzia, non causa la perdita del diritto dell’usufruttuario a conseguire i frutti.

 

Il fondamento degli obblighi d’inventario e garanzia è strettamente legato alla restituzione della cosa, cui, al termine del rapporto, è tenuto l’usufruttuario.

 


Giurisprudenza annotata

Usufrutto, uso, abitazione, nuda proprietà

Nel caso in cui a seguito di contratto di usufrutto, l’usufruttuario non presti idonea garanzia e non provvede all’inventario dei beni, ai sensi dell’art. 1002 c.c., non può pretendere il rilascio del bene.

Corte appello Salerno  04 novembre 2005 n. 608  

 

Il nudo proprietario, ancorché abbia consentito a che l'usufruttuario consegua il possesso dei beni senza previa prestazione di idonea garanzia, può proporre domanda ricognitiva dell'obbligo per l'usufruttuario di prestarla.

Cassazione civile sez. un.  14 febbraio 1995 n. 1571  

 

Il nudo proprietario, ancorché abbia consentito che l'usufruttuario consegua il possesso dei beni senza previa prestazione d'idonea garanzia, può proporre domanda di accertamento dell'obbligo dell'usufruttuario di prestarla.

Cassazione civile sez. un.  14 febbraio 1995 n. 1571  

 

L'inottemperanza, da parte dell'usufruttuario, agli obblighi dell'effettuazione dell'inventario delle cose oggetto del diritto e della prestazione di idonea garanzia, secondo la previsione degli art. 1002 e 1003 c.c., costituisce ragione ostativa al conseguimento del possesso dei beni, ovvero, ove tale possesso sia stato già ottenuto, comporta il diritto del nudo proprietario di avere in restituzione i beni medesimi, sempre che non vi sia stata una sua rinuncia ai suddetti adempimenti (rinuncia di per sè non ravvisabile nella pregressa trasmissione del possesso all'usufruttuario).

Cassazione civile sez. II  22 aprile 1986 n. 2817  

 

L'inottemperanza, da parte dell'usufruttuario, agli obblighi della effettuazione dell'inventario delle cose oggetto del diritto e della prestazione di idonea garanzia, secondo la previsione degli art. 1002 e 1003 c.c., costituisce ragione ostativa al conseguimento del possesso dei beni, ovvero, ove tale possesso sia stato già ottenuto, comporta il diritto del nudo proprietario di avere in restituzione i beni medesimi, sempre che non vi sia stata una sua rinuncia ai suddetti adempimenti (rinuncia di per sè non ravvisabile nella pregressa trasmissione del possesso all'usufruttuario).

Cassazione civile sez. II  22 aprile 1986 n. 2817

 

La domanda del nudo proprietario nei confronti dell'usufruttuario, per ottenere l'adempimento di quest'ultimo agli obblighi della effettuazione dell'inventario e della prestazione di idonea garanzia (art. 1002 e 1003 c.c.), ha natura meramente personale, in quanto non investe l'esistenza ed il contenuto del diritto di usufrutto. Pertanto, in ipotesi di comunione ereditaria, la suddetta azione deve ritenersi esperibile anche dal singolo coerede, senza che insorga necessità di integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri eredi.

Cassazione civile sez. II  22 aprile 1986 n. 2817  

 

 

Comunione e condominio

In tema di condominio, le parti comuni di un edificio formano oggetto di un compossesso pro indiviso che si esercita diversamente a seconda che le cose, gli impianti ed i servizi siano oggettivamente utili alle singole unità immobiliari, a cui sono collegati materialmente o per destinazione funzionale (come ad esempio per suolo, fondazioni, muri maestri, facciata, tetti, lastrici solari, oggettivamente utili per la statica), oppure siano utili soggettivamente, sicché la loro unione materiale o la destinazione funzionale ai piani o porzioni di piano dipenda dall'attività dei rispettivi proprietari (come ad esempio per scale, portoni, anditi, portici, stenditoi, ascensore, impianti centralizzati per l'acqua calda o per aria condizionata); pertanto, nel primo caso l'esercizio del possesso consiste nel beneficio che il piano o la porzione di piano - e soltanto per traslato il proprietario - trae da tali utilità, nel secondo caso nell'espletamento della predetta attività da parte del proprietario. Qualora uno dei condomini, senza il consenso degli altri ed in loro pregiudizio, abbia alterato o violato, lo stato di fatto o la destinazione della cosa comune impedendo o restringendo il godimento spettante a ciascun possessore pro indiviso sulla cosa medesima in modo da sottrarla alla sua specifica funzione, sono esperibili da parte degli altri comproprietari le azioni a difesa del compossesso per conseguire la riduzione della cosa al pristino stato, allo scopo di trarne quella utilitas alla quale la cosa era asservita prima della contestata modificazione; in proposito, peraltro, non si rende necessaria la prova specifica del possesso di detta parte quando essa sia costituita dalla porzione immobiliare in cui l'edificio si articola e l'eccezione feci sed iure feci è opponibile solo quando l'attività materiale del condomino non sia in contrasto con l'esercizio attuale o potenziale di analoga attività da parte di altro condomino, non limitandone i poteri corrispondenti ai diritti spettanti sulle cose condominiali. (Nella specie sono stati ravvisati gli estremi dello spoglio nell'apertura di un varco praticato dal condomino nel muro di cinta dell'edificio per mettere in comunicazione la proprietà esclusiva con la pubblica strada, giacché la modificazione dei luoghi, sottraendo il muro alla destinazione di recinzione e protezione dell'edificio, impediva agli altri condomini di ricavarne l'utilità inerente alla funzione della cosa comune).

Cassazione civile sez. II  05 agosto 2005 n. 16496  

 

Il condominio, il quale denunci la violazione dei limiti che debbono osservarsi dai singoli condomini nell'uso della cosa comune, assumendo che taluno di quelli abbia destinato parte della cosa stessa al servizio della sua proprietà esclusiva e, così, impedito l'esercizio sulla medesima del concorrente diritto di tutti gli altri condomini, propone un'azione reale che va ricondotta nel paradigma delle azioni negatorie, il cui valore deve essere determinato a norma dell'art. 15 c.p.c. e, in particolare, in base al criterio sussidiario previsto dall'ultimo comma essendo venuto meno - a seguito della abolizione delle imposte reali e la loro sostituzione con l'imposta sul reddito delle persone fisiche (art. 82 del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 597) - il criterio del riferimento al tributo diretto verso lo Stato.

Cassazione civile sez. II  06 luglio 1984 n. 3964  



 
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